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Draghi a Davos predica (moderato) ottimismo

Il governatore afferma: "la crescita nell'Eurozona è moderata, ma costante".

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Draghi a Davos predica (moderato) ottimismo

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Mario Draghi è giunto anche a Davos a portare la sua aria e le sue parole rassicuranti. Il taumaturgo dei mercati ha trovato in Svizzera più pessimismo che nelle ultime edizioni del Forum, alimentato dalle cattive performance delle Borse, dal rallentamento cinese e dal crollo del petrolio. Ma invita a vedere, in Eurozona, il bicchiere mezzo pieno.

Intervistato dal direttore del Financial Times, Lionel Barber ha affermato che “Stiamo assistendo a una ripresa che continua, a ritmo modesto ma regolare. Si tratta di una ripresa basata sui consumi. Lasciatemi dire che impulso di questa ripresa è innanzitutto e principalmente la nostra politica economica”.

E, in effetti, di numeri risicati si tratta, con rilevanti disparità tra i diversi Stati che adottano la moneta unica. E anche con un trend in flessione. Niente a che vedere con quanto è riuscita a fare la Fed al di là dell’Atlantico. Che, d’altra parte, ha potuto contare su ben altra “complicità” da parte del governo e senza gli interessi di parte che minano la possibilità di avere un’unica strategia europea. Ma di questo bisogna accontentarsi al momento.

Così come la Grecia deve ritenersi soddisfatta di stare meglio che a giugno. Ma, ovviamente, resta sotto controllo a detta di Draghi. Soprattutto perché il 2016 sia l’anno della riforma del sistema pensionistico e di quello finanziario.

Infine il governatore della Bce si è detto sicuro che sulla questione migranti, sulla quale i governi si muvono attualmente in ordine sparso, “sarà trovato un accordo” perché “il successo dell’Europa dipende dalla cooperazione tra i membri”. Per Draghi quella dell’accoglienza è “una sfida, ma anche un’opportunità”. Anche se non è in grado di dire quando si vincerà la prima, per passare a sfruttare la seconda.