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Scandalo "maschilista" al Festival del fumetto: ma non è la solita storia?

Trenta nomination, e tra queste nessuna donna: il Festival del fumetto di Angoulème, uno dei più prestigiosi al mondo, si è squalificato secondo

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Scandalo "maschilista" al Festival del fumetto: ma non è la solita storia?

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Trenta nomination, e tra queste nessuna donna: il Festival del fumetto di Angoulème, uno dei più prestigiosi al mondo, si è squalificato secondo alcuni, tanto che tra i nominati c‘è chi si è ritirato. Riad Sattouf hadichiarato la propria rinuncia, seguito da altri tra i quali Milo Manara.

La polemica infuriava tra il 5 e il 6 gennaio, e anche un po’ oltre. Ecco alcune reazioni su Twitter

Gli organizzatori a quel punto hanno aggiunto alla lista anche alcuni nomi di autrici, ma senza togliere alcuno dei colleghi precedentemente selezionati. Una lista più lunga, che alcuni hanno comunque visto come una marcia indietro.

Niente di tutto questo, dal punto di vista degli organizzatori, che hanno voluto accontentare chi protestava ma hanno spiegato: “non si può riscrivere la storia del fumetto”. Per stilare la lista dei premiabili si fa riferimento agli album usciti nel corso dell’anno, e la presenza delle donne è obiettivamente minima, aggiungono gli organizzatori in un lungo comunicato

Ma se sono poche le disegnatrici, e questo capita anche in altri mondi (e nell’arte già meno che altrove), forse c‘è da chiedersi se il mercato non sia troppo chiuso per le donne.

Euronews ha deciso di scorrere la lista dei premiati nei vari campi, per verificare se i successi di uomini e donne trovino o meno un equilibrio.

Questo è quanto abbiamo potuto verificare:

Ecco alcuni dei fatti più notevoli:

*In settant’anni una sola donna ha ottenuto la Palma d’Oro a Cannes

*Dal 2000, anno in cui fu consegnato il primo Laureus per la carriera sportiva, solo una donna l’ha ottenuto

*In 37 anni il premio Pritzker per l’architettura è andato solo due volte a una donna

*Dal 1929, l’Oscar per la miglior regia ha premiato una sola donna

Ovviamente non ci si può limitare ad accusare le giurie, la cui composizione è peraltro spesso piuttosto equilibrata.

Forse il problema va visto in termini molto più generali, quelli di un’industria che fatica a riconoscere il talento dell’altra metà della popolazione.

Ovviamente, poi, il tema non si limita al campo artistico, perché un certo squilibrio si nota anche in politica, nella finanza, nell’impresa.

D’altra parte, se la spinta per il successo deve venire dal lavoro basta guardare i dati dell’occupazione: quella femminile è ovunque inferiore a quella maschile. E questo non è che il primo tappo imposto da vari fattori (culturali, politici, sociali, economici) all’emersione piena dell’intelligenza: che è un bene comune ad entrambi i sessi, ma spesso valorizzato solo per uno.