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Armi da fuoco: quale la disciplina in Europa?

Una comune legislazione non c'è, ma le direttive di Bruxelles rivelano una linea piuttosto restrittiva. I dettagli dal nostro esperto

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Armi da fuoco: quale la disciplina in Europa?

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Di costante attualità negli Stati Uniti, il tema del possesso e della detenzione delle armi da fuoco richiama l’attenzione anche dei nostri spettatori. Questa settimana, U-Talk risponde a Thomas, che da Parigi ci chiede come siano disciplinati, nell’Unione Europea, l’acquisto e la detenzione di armi da fuoco a uso personale.

Point of view

I paesi scandinavi sono tradizionalmente più intransigenti. Quelli latini più permissivi

Per rispondere alla sua domanda, euronews ha contattato Jean-Charles Antoine, ufficiale della Gendarmeria francese e dottore in geopolitica all’Università Parigi 8, esperto in traffico d’armi.

“In seno all’Unione Europea si distinguono legislazioni nazionali tra loro molto diverse – ci dice -. In proposito non esiste un’unica legislazione europea, ma solo una direttiva del 18 giugno 1991, poi emendata nel 2008, e che istituisce quattro categorie d’armi: A, B, C e D”.

“A metà del novembre 2015 è poi intervenuta una decisione della Commissione europea che si propone di restringere, in un futuro prossimo, le possibilità di acquistare e detenere un’arma da fuoco ad uso personale – prosegue Jean-Charles Antoine -. Nonostante la varietà di approcci adottati dai diversi paesi, è possibile tuttavia riscontrare delle tendenze. In generale le legislazioni dei paesi membri dell’Unione Europea sono restrittive: si deve cioè essere maggiorenni, in buona parte dei casi avere almeno 21 anni, non avere precedenti penali ed essere in pieno possesso delle proprie facoltà mentali”.

“In tutti i paesi europei dalla Gran Bretagna a quelli scandinavi – che globalmente vietano il possesso d’armi -, a quelli latini, che tradizionalmente sono invece un po’ più permissivi, esistono tuttavia sempre delle deroghe, che sono il frutto di licenze o autorizzazioni rilasciate dalle autorità nazionali o dalle singole prefetture – conclude Jean-Charles Antoine -. Parliamo per esempio del tiro a segno sportivo, della caccia e dei collezionisti, i quali, sono nello specifico autorizzati a possedere armi ‘disattivate’, cioè manipolate per impedir loro di sparare”.

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