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Reperti trafugati dai paesi in guerra: come combattere il traffico?

Il caso di Siria e Iraq riporta alla ribalta un problema di cui l'ONU si occupa da decenni. Retroscena e strategie da un esperto dell'UNESCO

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Reperti trafugati dai paesi in guerra: come combattere il traffico?

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Questa settimana U-Talk si occupa del traffico di reperti archeologici od opere d’arte. Un tema sul quale la recente avanzata dell’ISIL ha fatto convergere anche l’attenzione della politica. A interrogarsi su questo tema è fra l’altro Leslie, che da Londra ci chiede:

“Come è possibile che reperti archeologici saccheggiati in Iraq o in Siria, per esempio, finiscano poi sul mercato, nonostante l’esistenza di convenzioni internazionali mirate proprio a tutelare simili patrimoni dell’umanità?”.

Per risponderle, euronews ha contattato Zeynep Boz, esperta di tutela del patrimonio culturale dell’UNESCO.

Qui i recapiti per contattare la divisione responsabile del contrasto ai traffici illeciti di beni culturali.

“Prevenire traffici illegali di questo genere fa parte del nostro lavoro quotidiano – ci spiega -. In ogni paese vigiliamo cioè sui ‘patrimoni culturali’ che potrebbero essere esportati illegalmente. Ci sono poi delle persone che si occupano in particolare dell’Iraq e della Siria”.

“Le convenzioni internazionali sono molto importanti – prosegue -. Non va però dimenticato che sono solo il primo passo. Quello successivo consiste nella loro applicazione da parte di ciascun paese”.

Qui una panoramica sulle attività di contrasto al traffico illecito di beni culturali, portate avanti dalle Nazioni Unite

“È anche molto importante considerare che i beni culturali non sono però come le armi o la droga – ci spiega ancora Zeynep Boz -. Se per combatterne il traffico, le dogane dispongono per esempio di cani antidroga e metal-detector, per le opere d’arte è molto più complesso. Spesso si tratta inoltre di oggetti di dimensioni molto ridotte, che chiunque può facilmente nascondere durante il viaggio”.

“Oggi possiamo però considerarci fortunati, perché c‘è un grande interesse politico per la tutela del patrimonio culturale dei paesi in guerra. Vorrei poi sottolineare – conclude – che la risoluzione ONU numero 2199 introduce una moratoria sugli artefatti provenienti da Iraq e Siria. Questo significa che nello specifico si promuove il principio della cosiddetta ‘Due diligence’, ovvero dei controlli su provenienza e origine di un artefatto, a cui sono tenuti venditore e acquirente, prima di effettuare qualsiasi transazione. E la stessa risoluzione prevede inoltre delle sanzioni per il traffico illegale di opere culturali, che sono equiparabili a quelle per il traffico del petrolio”.

Alla tutela del patrimonio culturale dei paesi in guerra, l’UNESCO dedica da decenni una particolare attenzione.

Qui potete trovare un riepilogo degli interventi condotti

Convenzione chiave nella lotta al traffico illeciti di beni culturali è quella adottata nel 1970. A due anni dopo, risale poi la definizione di patrimonio culturale. Su sollecitazione dell’UNESCO, nel 1995 l’organizzazione intergovernativa Unidroit ha poi elaborato una ulteriore convenzione, concepita come supporto integrativo di quella adottata nel 1970.