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Sangue e inchiostro: Charlie Hebdo a un anno dalla strage

A un anno esatto dalla strage nella redazione di Charlie Hebdo, la prima pagina del settimanale satirico uscito mercoledì scatena le polemiche. Un

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Sangue e inchiostro: Charlie Hebdo a un anno dalla strage

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A un anno esatto dalla strage nella redazione di Charlie Hebdo, la prima pagina del settimanale satirico uscito mercoledì scatena le polemiche. Un numero che commemora le vittime, ma un numero che lascia anche spazio alla vena d’umorismo nero, nel solco della tradizione del giornale.

“È per ricordarsi di quello che è successo un anno fa, non bisogna dimenticare, e poi continua, poco fa con gli attentati di novembre” dice un lettore di Charlie a Parigi. “Non bisogna mollare, mai. Io lo compro tutte le settimane, non che cambi qualcosa, ma ci tenevo particolarmente ad avere questo numero. Una sorta di omaggio”.

Il disegno di copertina a firma di Riss, ora direttore della redazione, ritrae un simbolico Dio che scappa, Kalashnikov in spalla e mani sporche di sangue. “Un anno dopo, l’assassino ancora in fuga” recita il titolo.

Riss stesso e Coco, entrambe scampati al massacro dei loro compagni, sono stati ospiti ieri di una edizione speciale in onda su France Inter: “Charlie Hebdo ha sempre difeso la laicità ed è vero che è sempre più difficile ribadire questo concetto” ha detto Riss. “La laicità è sempre sotto attacco, svilita, rimessa in discussione, fatta passare per una forma di integralismo, un vero capovolgimento”.

Il 7 gennaio 2015 alle 11.30 del mattino i fratelli Chérif e Saïd Kouachi fecero irruzione dei locali della redazione, in rue Nicolas-Appert nell’XI arrondisement di Parigi.

11 le vittime di cui 8 membri della redazione: Cabu, Charb, Honoré, Tignous e Wolinski, la psicanalista Elsa Cayat, l’economista e scrittore Bernard Maris, l’agente di polizia Franck Brinsolaro incaricato della protezione di Charb, il correttore Mustapha Ourrad, Michel Renaud, fondatore del festival “Rendez-vous du carnet de voyage” che era ospite in redazione, e Frédéric Boisseau, dipendente della società incaricata della custodia e della pulizia dell’immobile.

L’agente di polizia Ahmed Merabet è la dodicesima vittima. Ferito dagli attentatori quando la sua volante accorre sul luogo dell’attacco, viene freddato sul marciapiede del Boulevard Richard-Lenoir poco distante.