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Petrolio in picchiata, in vista quota 30 dollari anche per il brent

Eccesso di offerta sul mercato. E il rallentamento cinese può far durare a lungo questa situazione.

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Petrolio in picchiata, in vista quota 30 dollari anche per il brent

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L’inarrestabile caduta del prezzo del petrolio non si ferma nemmeno a quota 33 dollari, sfondata al ribasso nella giornata del 7 gennaio, che ha visto i minimi da aprile del 2004 per quanto concerne il brent. Anche se poi il barile è risalito al di sopra, per attestarsi attorno ai 34.

Da metà del 2014 il greggio ha perso per strada il 70% della propria quotazione.

Il prezzo del paniere Opec è scivolato sotto i 30 dollari al barile, fino a 29,71 dollari. Lo ha
comunicato la stessa organizzazione che raccoglie i principali produttori della materia prima.

Nomura Holdings sostiene che anche il brent scenderà a 30 dollari nei prossimi 10 giorni.Lo scorso settembre, Goldman Sachs aveva previsto che il barile potrebbe scende fino ai 20 dollari.

Spencer Welch, direttore del team per il mercato petrolifero alla Ihs Global Insight, ritene che “per un giorno, o un paio di giorni, potrebbe anche succedere. Ma non potrebbe durare a lungo, perché l’impatto sulla produzione diverrebbe rapidamente significativo. Non si avrebbe soltanto uno stop di parte delle estrazioni in Nord America. Significherebbe che alcuni degli attuali produttori taglierebbero parte della produzione. Dunque ci sarebbe una più rapida reazione in termini di produzione di petrolio”.

Le difficoltà delle compagnie petrolifere e dei Paesi produttori sono evidenti, eppure l’Opec mantiene sovrabbondanza sul mercato, contando su un riassestamento della domanda, attualmente molto scarsa.

Il quadro attuale, però, non aiuta a tener vive queste speranze: dollaro troppo forte, situazione tesa tra Arabia Saudita e Iran.

Se ci si mette anche il rallentamento cinese che ha causato un nuovo scossone sui mercati, l’eccesso di offerta potrebbe durare ancora a lungo.