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Charlie Hebdo un anno dopo, il nuovo volto della Francia

E’ passato un anno da quando due uomini armati, i fratelli Saïd e Chérif Kouachi, il 7 gennaio 2015, hanno fatto irruzione nella redazione parigina

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Charlie Hebdo un anno dopo, il nuovo volto della Francia

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E’ passato un anno da quando due uomini armati, i fratelli Saïd e Chérif Kouachi, il 7 gennaio 2015, hanno fatto irruzione nella redazione parigina della rivista satirica Charlie Hebdo, sparando all’impazzata contro i giornalisti e il personale presenti.

Due giorni dopo, in un altro attacco separato, ma in qualche modo collegato, Amedy Coulibaly ha ucciso quattro ostaggi in un supermercato ebraico sempre a Parigi. Bilancio degli attentati: 17 morti, esclusi i tre uomini armati.

Quanto accaduto nella capitale francese ha scosso il mondo intero, a partire dall’opinione pubblica che subito si è mobilitata sui social con l’hashtag #jesuischarlie. Centinaia di migliaia di persone, insieme ai capi di Stato di tutto il mondo, sono scesi in piazza per ricordare le vittime e dire “no” al terrorismo.

Ma quale è stato l’impatto di questi attacchi? Diamo uno sguardo ai cinque punti principali che hanno cambiato il nostro modo di vivere dopo il 7 gennaio 2015.

Limitazione delle principali libertà civili

La strage di Charlie Hebdo, come l’11 settembre negli Stati Uniti o gli attentati del 7 luglio 2005 nel Regno Unito, ha portato la Francia a prendere in considerazione le restrizioni alle libertà civili, come sottolineato da Philippe Marlière, esperto analista politico della University College di Londra. “Quando accadono cose simili è naturale che un governo pensi a nuove leggi. Il Paese colpito cerca il sostegno della comunità”, ha fatto notare il professor Marlière a Euronews. “Molto ha giocato anche l’emozione del momento; invece di concentrarsi sui poteri della polizia per individuare i potenziali terroristi ci si concentra sulle limitazioni della libertà. Inoltre si è parlato molto poco sui media locali delle carenze dell’intelligence francese”.

E così lo scorso luglio la Francia ha introdotto, tra non poche polemiche, una nuova legge sull’intelligence. Sono state istituite norme che regolano l’intercettazione delle comunicazioni da parte dei servizi segreti e rendeno legali alcuni metodi che non lo erano fino a oggi. Una normativa definita, fin dall’inizio, “poco democratica e spoporzionata da diverse ONG come Amnesty International.

Il 13 novembre per la Francia è un altro giorno nero. Anzi nerissimo. Dopo gli attacchi di Parigi viene decretato lo stato d’emergenza dal presidente François Hollande e prolungato poi per tre mesi dal parlamento. Una misura straordinaria che darà poteri speciali ai prefetti e permetterà all’esecutivo di dichiarare il coprifuoco, interrompere la circolazione, impedire manifestazioni pubbliche e chiudere temporaneamente luoghi di aggregazione come i locali pubblici. Sarà inoltre possibile estendere lo stato di fermo e l’obbligo di dimora a tutti i presunti terroristi. Ristabiliti i controlli alle frontiere e potenziamento dei militari nelle strade e nei luoghi considerati sensibili.

Per Access Now, organizzazione internazionale a difesa dei diritti umani, ma anche per altre organizzazioni internazionali, il problema del terrorismo non si risolve con il pugno di ferro ma con una migliore prevenzione. Come dichiarato a Euronews, secondo il Professor Matthew Moran, del King College di Londra, le nuove leggi adottate in Francia avranno e stanno già avendo “implicazioni profonde” per le libertà civili.

Francia più a destra?

La Francia dopo l’attacco a Charlie Hebdo si è spostata a destra politicamente parlando.

Il Front National di Marine Le Pen, partito di estrema destra, ha guadagnato parecchi consensi e voti al primo turno delle elezioni regionali dello scorso dicembre, trionfando in una delle roccaforti del partito socialista ovvero in Piccardia-Nord-Pas-de-Calais. Le sucessive manovre tattiche dei suoi rivali politici hanno poi fatto perdere tutte le regioni al FN al secondo turno, ma il partito ha comunque fatto incetta di voti: almeno 6,6 milioni. E ora Marine Le Pen avverte: “il mio obiettivo è puntare all’Eliseo nel 2017.”

Secondo il Professor Marlière gli attacchi di gennaio hanno creato un clima di “paura e di sospetto”, clima cavalcato dalle destre populiste e dal loro elettorato. Senza contare che al problema del terrorismo si è sommato quello della crisi economica. Nel mezzo il dibattito infuocato sull’Islam radicale e moderato. Tutti fattori da non sottovalutare che stanno generando episodi di razzismo, intolleranza e xenofobia.

Razzismo in aumento

Dopo gli attacchi di gennaio e di novembre è allarme islamofobia in Francia. Secondo il Collettivo contro l’Islamofobia in Francia (CCIF) sono stati registrati a gennaio oltre 120 episodi anti-musulmani.

L’Islam è la seconda religione più diffusa in Francia, dietro al Cattolicesimo per numero di credenti. Con un numero tra il 5% eil 10% della popolazione nazionale la Francia ha il più grande numero di musulmani nell’Europa occidentale. Per il Consiglio francese del culto musulmano ci sono stati 222 casi di islamofobia nel primo trimestre del 2015 contro i 37 del 2014, un aumento dunque di oltre il 500%. Divisioni e tensioni razziali hanno interessato anche la comunità ebraica con diversi atti antisemiti. Da gennario a maggio 2015 sono stati 508 gli attacchi rispetto ai 276 dell’anno precedente.

Quello del razzismo è un fenomeno in aumento che si è insediato anche nelle istituzioni francesi, come ha sottolineato anche il Prof. Marlière: “In Francia non esiste il multiculturalismo in senso politico, e questo è un altro vicolo cieco per i politici e i media. Sembra che non si riesca a capire fino in fondo il pluralismo culturale e religioso, in particolare quando si tratta di Islam. Ci sono persone che fanno osservazioni fuori luogo”.

Infine per il Prof. Moran c‘è poi un divario da non sottovalutare nella società francese. Molti giovani, di solito provenienti dai paesi africani, restano emarginati anche se sono di fatto membri legittimi della società francese che non riesce ad accettatarli come tali.

Società francese sfregiata

Sconvolti e inorriditi dagli attacchi di gennaio, i francesi si sono fatti forza e piano piano il Paese è tornato alla normalità. Almeno fino allo scorso novembre.

“Gli attacchi alla redazione di Charlie Hebdo avevano come mirino i giornalisti. Chi faceva satira”, fa notare il Prof Marlière. “L’obiettivo erano i vignettisti che spesso deridevano il Profeta Maometto. La maggior parte della Francia, 65 milioni di persone, però non aveva nulla a che fare con questo”.

A sconvolgere ancora una volta il Paese sono stati degli attentati, quelli del 13 novembre. Un tranquillo venerdì sera che si è trasformato in una tragedia. Terroristi kamikaze e uomini armati hanno ucciso persone inermi che si trovavano al Bataclan, una sala da concerto, al ristorante, al bar. La società francese si è trovata sotto attacco. Unanime è arrivata la condanna da parte del mondo musulmano

Per il Professor Marlière a Parigi lo scorso novembre si è ripetuto quello che è successo in Gran Bretagna nel 2005 o negli Stati Uniti nel 2001. Ovvero l’uccisione casuale di persone innocenti solo per danneggiare e terrorizzare la popolazione in generale.

Ora ci si chiede se queste cicatrici potranno mai guarire. Molto dipenderà, secondo il Prof. Marlière da come ci si comporterà: “Le persone, la politica, i media possono a comando parlare alla gente comune? Al momento c‘è ancora molto lavoro da fare. Serve una figura istituzionale in grado di placare la rabbia e l’odio. Hollande e Valls finora non lo stanno facendo. Abbiamo bisogno di qualcuno che possa rassicurare e proteggere le persone. C‘è una concreta minaccia terroristica ma c‘è anche la necessità di placare gli animi. Si deve creare un clima più disteso, basta con questo clima di paura.”

Libertà di stampa a rischio?

Charlie Hebdo è sempre in edicola e per commemorare l’anniversario della strage ha deciso di stampare un milione di copie.

Passata la sbornia della solidarietà, si tirano le somme. Il direttore finanziario della rivista satirica, Eric Portheault, lancia un appello chiedendo di supportare moralmente il personale che si sente in qualche modo abbandonato. “Ci sentiamo terribilmente soli. Speravamo in un aumento della satira da parte dei giornali ma nessuno vuole unirsi a noi in questa lotta perché è pericoloso. Si può anche morire”, ha dichiarato recentemente Portheault.

L’attacco ha avuto un effetto pesante anche su altri mezzi di comunicazione, come ha scritto l’editorialista del Daily Beast Michael Moynihan. Il noto giornalista si è posto fin da subito questa domanda:“Dove stiamo andando? Nessuno mostrerà le vignette ma ci sono 12 persone massacrate. Dopo Charlie Hebdo, a febbraio, un altro psicopatico ha aperto il fuoco dove si stava tenendo un convegno in ricordo della strage di Parigi. Odio essere pessimista ma siamo tutti spaventati.”

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