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Base jumping: il brivido della tuta alare, in volo a 200 km/h

Dai primi esperimenti di Patrick de Gayardon alla massiccia diffusione degli ultimi anni. In meno di un ventennio le tute alari hanno rivoluzionato

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Base jumping: il brivido della tuta alare, in volo a 200 km/h

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Dai primi esperimenti di Patrick de Gayardon alla massiccia diffusione degli ultimi anni. In meno di un ventennio le tute alari hanno rivoluzionato il BASE jumping, sport estremo nato alla fine degli anni ’70 e che deve il proprio nome al regista statunitense Carl Boenish, che nel ’78 filmò i primi lanci. Le montagne di Chamonix sono diventate in breve tempo uno dei luoghi più amati dagli skydiver di tutto il mondo.

“Le persone non si lanciano in un crepaccio con una tuta alare senza un’adeguata preparazione – sottolinea Matt Gerdes, uno dei gli skydiver più esperti -. Servono anni di addestramento, bisogna prima imparare a usare un paracadute e come muovere il proprio corpo in caduta libera senza tuta alare. Ci vogliono tempo e dedizione”.

Il BASE jumping è considerato il più pericoloso degli sport estremi. Sono 276 le persone morte dalla sua nascita ad oggi. La comparsa delle tute alari e il costante sviluppo tecnologico dei materiali ha però contribuito ad alzarne notevolmente gli standard di sicurezza.

Le tute alari hanno permesso di raddoppiare i tempi di caduta libera e di raggiungere velocità orizzontali di quasi 200 km/h. Nel 2012 lo stuntman britannico Gary Connery ha scritto una pagina di storia del BASE jumping diventando il primo uomo ad atterrare con una tuta alare senza paracadute.