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"Ipse dixit", le frasi più importanti di questo 2015

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"Ipse dixit", le frasi più importanti di questo 2015

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Come parte della rassegna di fine anno la Redazione Web di Euronews ha messo insieme le frasi più celebri di questo 2015 che si avvia a conclusione.

#JeSuisCharlie

In francese questa frase vuol dire semplicemente “Io sono Charlie”. Dopo i sanguinosi attacchi del 7 gennaio contro la redazione di Charlie Hebdo a Parigi, l’utilizzo dell’hashtag “JeSuisCharlie” si è diffuso a macchia d’olio fuori dai confini dell’Esagono. In breve tempo è diventato un’espressione di solidarietà e sostegno nei confronti della libertà di espressione e di stampa. Lo slogan e il logo sono opera dell’art director francese Joachim Roncin.


“La nostra risposta al terrorismo dev’essere la democrazia.”

Così Angela Merkel ha commentato, nel suo discorso al World Economic Forum di Davos il 22 gennaio, gli attacchi di Parigi di poche settimane prima.


Il magnate dei media Rupert Murdoch ha voluto condividere con la Twittersfera globale la sua opinione sugli attacchi di Parigi: “Forse la maggior parte dei musulmani sono pacifici, ma finché non individueranno e distruggeranno il cancro jihadista dovranno essere considerati responsabili”, ha detto.

La dichiarazione non è passata inosservata. In particolare, tra le centinaia di risposte svettava quella della “mamma” di Harry Potter J.K. Rowling. Ecco cosa ha twittato la scrittrice britannica: “Io sono nata cristiana. Se questo fa di Rupert Murdoch una mia responsabilità, mi auto-scomunico”.


Parlando di sicurezza nella capitale britannica il candidato repubblicano alla presidenza Usa Donald Trump aveva detto: “Ci sono dei posti a Londra e in altre località che sono talmente radicalizzati che persino i poliziotti temono per la propria vita”

La risposta del sindaco di Londra Boris Johnson, all’insegna del più classico humor inglese, non si è fatta attendere: “L’unica ragione per cui non visiterei certe zone di New York è il rischio effettivo di incontrare Donald Trump”


Le due facce della medaglia

L’accordo di Vienna sul nucleare iraniano non è stato accolto allo stesso modo da tutti.

Mentre il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif lo ha celebrato come “un’intesa storica”, per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si è trattato di “un errore storico”.

Anche i presidenti di Turchia e Russia non si sono trovati esattamente sulla stessa lunghezza d’onda dopo che un jet russo è stato abbattuto dall’aeronautica turca.

Vladimir Putin ha descritto l’episodio come “una pugnalata alle spalle”, mentre Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato “la Turchia sta dalla parte della pace”.


Il Comitato etico della FIFA potrebbe avere qualcosa da ridire sulle dichiarazioni di Vladimir Putin.

Il presidente russo, in un’intervista sulla rete svizzera RTS del 27 luglio, ha detto: “persone come Sepp Blatter meriterebbero il Premio Nobel”. Per la pace o per la letteratura? Ai tifosi (di Blatter) l’ardua sentenza.


Un uomo che il Premio Nobel lo ha vinto davvero è Barack Obama. A Parigi per la COP21, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di dicembre, il presidente Usa ha detto: “Saremo la prima generazione a sentire sulla nostra pelle gli effetti dei cambiamenti climatici e l’ultima generazione che può fare ancora qualcosa a riguardo”.


La crisi dei migranti

Il 2015 è stato l’anno che ha visto la crisi dei migranti toccare le punte più nefaste. Jean-Claude Juncker ha voluto allora ricordare, con le sue parole, le origini dell’Unione Europea.

Nel suo discorso sullo stato dell’unione dell’8 settembre il presidente della Commissione Ue ha detto: “L’Europa è un continente dove praticamente chiunque, ad un certo punto, si è trovato nella posizione di rifugiato”.

Papa Francesco ha toccato il tema dei rifugiati molte volte nel corso dell’anno. Nel suo storico discorso davanti al Congresso Usa del 24 settembre, per esempio.

In tale occasione ha descritto la crisi dei migranti come un fatto “di proporzioni che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Non dobbiamo preoccuparci dei loro numeri, ma piuttosto dobbiamo vederli come persone, guardare i loro volti e ascoltare le loro storie, cercando di migliorare come meglio possiamo le loro situazioni. Dobbiamo rispondere in una maniera che sia sempre umana, giusta e fraterna. E dobbiamo evitare una tentazione molto comune dei giorni nostri: quella di scaricare qualsiasi cosa ci appaia fastidiosa”.

In riferimento alla proposta di ripartire i rifugiati su tutti i territori degli Stati membri dell’Ue, il premier italiano Matteo Renzi è andato all’attacco: Se non siete d’accordo sulla distribuzione dei 40 mila migranti non siete degni di chiamarvi Europa, ha detto durante il summit del 25-26 giugno.


“Perché siamo nel 2015!”

Ha risposto così il nuovo primo ministro canadese Justin Trudeau, dopo aver vinto le elezioni, quando gli hanno chiesto perché fosse importante per lui avere un governo composto per il 50% da donne.


“Io sono il Normal One

Il nuovo allenatore del Liverpool Jürgen Klopp ha voluto darsi questo modesto soprannome nella sua prima conferenza stampa il 9 di ottobre. Cercava di prendere le distanze dall’ex tecnico del Chelsea José Mourinho, che 11 anni fa disse, dopo aver firmato per il club londinese, la famosa frase “Io sono lo Special One“.


“Siamo nel 2015, Doc?”

Questo è stato anche l’anno in cui il futuro del passato è diventato il presente.

Il 2015 è infatti l’anno in cui Marty McFly approda con la macchina del tempo nel secondo capitolo della serie Ritorno al Futuro, che si svolge nel 1985.

Nel film il personaggio interpretato da Michael J. Fox diceva la mitica frase “Il 2015? Vuoi dire che siamo nel futuro?“. La risposta, adesso, sarebbe “Non più”.