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Usa. Dibattito fra aspiranti candidati repubblicani. Tutti contro Trump

A Las Vegas gli sfidanti non riescono neanche a spettinare il re del mattone, al 41% delle preferenze

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Usa. Dibattito fra aspiranti candidati repubblicani. Tutti contro Trump

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Chi può battere Donald Trump…Malgrado i toni truculenti, il dibattito televisivo di martedì sera, a Las Vegas, fra tutti i pretendenti all’investitura repubblicana non cambia la situazione.

Il candidato che l’apparato del Grand old party non vuole, vola nei sondaggi con il 41% delle preferenze.

Un abisso di quasi 30 punti

Fra i suoi sfidanti quello che sta messo meglio è Ted Cruz che, malgrado il sostegno del movimento libertariano e dei Tea parties, resta al 14%.

Si vedrà se il Partito repubblicano corrererà il rischio di escludere Trump. Lui aveva fatto filtrare la notizia secondo cui, in caso di esclusione, avrebbe potuto anche decidere di correre da indipendente – ha soldi a sufficienza per farlo – ma, stando alle ultime, l’idea non sarebbe più d’attualità.

Trump non cade di sella

Ieri sera i cavalli repubblicani ce l’hanno messa tutta per disarcionare l’imprenditore miliardario. Per esempio Jeb Bush , grande pedigree, fratello e figlio di ex presidenti, nonché ex governatore della Florida:

*Donald è bravissimo nel ribattere, ma è un candidato che semina il caos e farebbe lo stesso da presidente. Se diventasse comandante in capo non potrebbe garantire la sicurezza del paese.*

Pare un colpo da knock-out, ma è il povero Bush a finire al tappeto, vittima di una delle proverbiali repliche di Trump:

*Jeb non pensa davvero che io sia pazzo. Lo dice solo perché la sua campagna è un fallimento. È un disastro completo, a nessuno importa di lui.*

In definitiva l’unica donna candidata, Carly Fiorina, ex numero uno di Hewlett-Packard, la sola riuscita a sfuggire al completo blu cravatta rossa d’ordinanza, è anche l’unica ad emergere un po’, con questo intervento sull’antiterrorismo:

Le procedure in vigore dall’11 settembre sono del tutto inadeguate. Il Dipartimento per la sicurezza interna controlla la popolazione verificando i siti dei terroristi o sospetti tali. Eppure, sappiamo che l’Isil non recluta attraverso questi siti, quindi siamo con le mani legate. E poi ci dicono: no, non possiamo controllare i loro social media. Per amor del Cielo, ogni genitore in America controlla i social media e ogni datore di lavoro lo fa, ma il nostro governo dice che non lo può fare.