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2015, la Spagna al voto, quello che c'è da sapere

Quando e come funziona? Questa domenica 20 dicembre circa 36,5 milioni di spagnoli sono chiamati alle urne per rinnovare il Congresso (la Camera

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2015, la Spagna al voto, quello che c'è da sapere

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Quando e come funziona?

Questa domenica 20 dicembre circa 36,5 milioni di spagnoli sono chiamati alle urne per rinnovare il Congresso (la Camera bassa, cioè 350 seggi) e il Senato (208 seggi). Entrambe la Camere voteranno poi per nominare il Premier.

La campagna è ufficialmente partita il 4 dicembre e si esaurisce sabato 19, giornata di silenzio elettorale in cui i candidati non possono fare campagna.

I sondaggi danno ancora in vantaggio il partito di governo, i Popolari di Mariano Rajoy, che però non dovrebbero bissare il travolgente successo delle ultime elezioni, quando portarono a casa ben oltre i 176 deputati utili per ottenere la maggioranza assoluta.

Questa campagna è importante soprattutto perché il partito più forte di queste elezioni è quello degli indecisi. Sono oltre il 41%.

Chi sono i candidati

Partido Popular


Candidato: Mariano Rajoy (attuale premier)

Il partito conservatore rivendica un’economia in ripresa durante i suoi anni di governo. Con l’hashtag #VotaEnSerio (vota davvero) si vuole differenziare e sottolineare che il suo è un voto responsabile rispetto ai nuovi partiti come Podemos o Ciudadanos.

Nel suo programma propongono misure per ridurre la disoccupazione promettendo di arrivare ai 20 milioni di impiegati rispetto ai 18,4 di oggi. Il PP dice di voler aiutare la classe media e colpire l’evasione fiscale della fasce più ricche

PSOE – Partido Socialista Obrero Español


Candidato: Pedro Sánchez

Il Partito Socialdemocratico ha promesso di riformare il mercato del lavoro soprattutto cancellando i cambi fatti dal Partito Popolare accusato di aver fomentato il precariato anche attraverso l’eccessivo uso delle agenzie interinali. Altro progetto è quello di abbattere il costo del lavoro oltre a non aumentare le tasse per la classe media, creando però una nuova tassa sociale di solidarietà che possa servire per pagare le pensioni.

Ciudadanos


Candidato alla presidenza del governo: *Albert Rivera

Ciudadanos (centristi liberali) rischia di essere l’ago della bilancia all’indomani delle elezioni. Propongono fra l’altro un contratto di lavoro unico con indennizzi progressivi in caso di licenziamento oltre a un aiuto economico per coloro i quali non arrivano a un minimo annuale. Ciudadanos suggerisce di abbassare un 3% l’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) a tutti i contribuenti in modo da restare in una forchetta fra il 18,40 % e il 43,50 %, e che l’imposta sulle società sia unica con tassazione al 20 %.

Podemos


Candidato alla presidenza del governo: *Pablo Iglesias

Podemos è il partito più a sinistra e promette di aumentare il salrio minimo interprofessionale che ora è di 648,6 euro. Puntare sulla protezione dei lavoratori e poter nuovamente impugnare i licenziamenti senza giusta causa.

Vogliono anche fare in modo che le imprese non possano liberamente decidere di ridurre i propri effettivi o le ore di lavoro nel caso di un calo delle commesse. In situazioni del genere, Iglesias promette un intervento statale di sostegno ai lavoratori, oltre a una tassazione delle classi alte per recuperare oltre miliardi di euro. Un piano che prevederebbe, fra l’altro, l’aumento dell’Irpef per i redditi oltre i 50.000 euro annui. Podemos promette anche un’iva al 25% per i prodotti di lusso.

I grandi temi di queste elezioni

Combattere la disoccupazione e mantenere lo stesso livello di vita

Combattere la disoccupazione, attualmente al 21,8%, e mantenere lo stato di benessere, sono gli assi economici principali di tutti i partiti, soprattutto dopo l’ultimo quinquennio di sacrifici imposti dall’Europa e dalla crisi economica.

Per mantenere le prestazioni dello stato sociale nella educazione, nella sanità e nell’assistenza alle persone meno fortunate però, i partiti puntano a un maggior gettito fiscale senza però aumentare le tasse. Lottando cioè contro l’evasione, che in Spagna resta assai elevata, e il lavoro nero. Quasi il 25% del PIL sfugge al controllo fiscale e rappresenta miliardi di euro.

La lotta…per arrivare secondo

Per la prima volta nella storia, da quando il paese è tornato alla democrazia nel 1977 dopo la dittatura franchista, sembra arrivata la fine del bipartitismo. Si tratta di uno scenario inedito per la politica spagnola dato che sembra, secondo i sondaggi, che nessun partito arriverà al 30% dei consensi.

Saranno dunque necessari patti e coalizioni all’indomani del voto per poter formare un esecutivo.

Ultimo sondaggio ufficiale

Composizione dell’ultimo Congresso

Fosse confermata la vittoria del PP il secondo posto è decisivo per partecipare a eventuali patti di governo. La lotta è fra tre partiti che inseguono i Popolari nei sondaggi. Questo perché una grande coaliuzione alla tedesca risulta perlomeno improbabile al momento in Spagna. L’unica opzione per Rajoy di restare al governo è stringere un patto con Ciudadanos sebbene Albert Rivera non sembra favorevole a un nuovo esecutivo ancora guidato da Mariano Rajoy.

I socialisti vedono a rischio anche il secondo posto a favore dei due partiti emergenti che potrebbero raccogliere voti proprio nei bacini tradizionali a destra come a sinistra.

Secessionismo in Catalogna

Altro tema che ha agitato le acque di queste elezioni, sono le aspirazioni dei partiti indipendentisti di Catalogna. Una situazione confusa sul come inglobare nell’architettura spagnola una regione molto ricca con oltre 7 milioni e mezzo di abitanti che rappresenta circa il 20% del pil spagnolo.

Lo scorso 9 novembre gli indipendentisti hanno approvato nel parlamento regionale, dove hanno la maggioranza, un piano per la secessione di questo territorio dal resto del paese in un processo che duererà 18 mesi. Il tribunale costituzionale ha sospeso il processo in forma cautelare. Quello stesso processo che ha perso smalto anche a causa delle difficoltà dei partiti che lo promuovevano. Prima difficoltà fra tutti quella del mettersi d’accordo sul President de la Generalitat ovvero il “governatore” di Catalogna.

Riforma costituzionale

I partiti tutti ritengono possibile che in questa legislatura si arrivi a una riforma della costituzione del 1977 anche se i piani e soprattutto l’ampiezza di questi cambiamenti non sono unanimi. Dopo 37 anni infatti la magna carta spagnola mostra segni di invecchiamento secondo molti.
Solo Mariano Rajoy sembra non considerare questa riforma una priorità nemmeno per il prossimo esecutivo. Il premier uscente ha sempre detto che cercherà il consenso prima di compiere questo passo.

Il PSOE di Pedro Sanchez, non è apparso in grado finora di raccogliere il diffuso scontento nei confronti dell’attuale governo. Uno dei motivi di questa difficoltà è la marcata impopolarità del governo Zapatero, ritenuto responsabile di aver favorito la crisi economica più grave vissuta dalla Spagna nel secondo dopoguerra, e di averla gestita in modo particolarmente negativo. Hanno puntato soprattutto sulla critica e la demonizzazione dell’avversario, i Popolari di Rajoy, ma stavolta la tattica potrebbe non pagare.

Podemos, la nuova formazione politica esplosa nel 2014, e che per alcuni mesi è stata indicata come il partito più apprezzato dagli spagnoli arriva in difficoltà alle elezioni nazionali. Il partito di Pablo Iglesias, che resta uno dei leader più apprezzati e popolari della politica iberica, è ritenuto da tutti i sondaggi al quarto posto.

Il ruolo di nuova forza della politica spagnola mantenuto dal 2014 fino a metà 2015 da Podemos è stato conquistato quindi da Ciudadanos, partito che però esiste da più di 10 anni. Il leader di C’s è Albert Rivera diventato il leader più apprezzato sia per la sua onnipresenza in televisione che per la sua capacità oratoria. Ha approfittato del crollo di fiducia nei confronti del governo Rajoy, della mancata ripresa del PSOE come alternativa di governo e dell’esplosione di una forza radicale come Podemos che drena voti a sinistra, ma spaventa le aree conservatrici. Da qui la forza del partito di Rivera cghe anche se non finisse primo domenica sera, potrebbe comunque ergersi a “dominus” di questa legislatura.

euronews, Efe