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Nobel per la Pace 2015: incoraggia la Tunisia del dialogo

Il dialogo l’unica arma contro conflitti. Quel dialogo che è valso il Nobel per la pace 2015 e martedì anche la legione d’onore, conferita al

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Nobel per la Pace 2015: incoraggia la Tunisia del dialogo

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Il dialogo l’unica arma contro conflitti.

Quel dialogo che è valso il Nobel per la pace 2015 e martedì anche la legione d’onore, conferita al quartetto tunisino a Parigi dal presidente della Repubblica francese.

Abdessattar Ben Moussa:
“Il terribile attacco perpetrato contro la Tunisia il 24 novembre è un attentato al processo democratico. Dobbiamo aiutare la giovane democrazia tunisina a preservare la pace in Tunisia, in Francia e ovunque nel mondo”.

È quanto ha fatto finora il quartetto. Iniziando nel 2013, anno terribile per la Tunisia, funestato da omicidi politici e tormentato dalle vessazioni dei fondamentalisti.
Non è facile, ma il quartetto mette sotto tutela il dialogo tra gli islamici di Ennadha al potere e l’opposizione, salvando in effetti la transizione democratica del Paese e garantendo la partecipazione di tutte le forze politiche alla scrittura di una Costituzione, modernissima.

Nel caos delle primavere arabe, la Tunisia è l’eccezione. È qui che tutto è cominciato, quando un giovane fruttivendolo si dà fuoco per protestare contro la corruzione della polizia di Ben Ali.

Sembra un secolo fa, era il gennaio del 2011.

Alla fine del 2014, i tunisini fanno un altro passo avanti,eleggono il presidente della Repubblica con elezioni democratiche e libere.

Ma la strada è ancora lunga e il Nobel è un incoraggiamento a non mollare.

Anche di fronte al terrore. Il terrore dell’attentato al museo Bardo nel marzo scorso, 22 morti.

O l’attacco contro la stazione balneare di Sousse, 33 morti, a giugno.
Senza dimenticare l’ultimo, in novembre, contro un autobus della guardia presidenziale, 12 morti.

Il presidente ripristina lo stato d’emergenza, che aveva revocato un mese prima.

Secondo un rapporto Onu, sono più di 5000 i giovani tunisini partiti per la jihad in Siria o in Iraq, numero che fa del Paese, in proporzione alla popolazione, il
più grande esportatore di jihadisti.