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Varsavia, meta ideale delle start-up

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Varsavia, meta ideale delle start-up

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Sono le 8,30. Fuori fa freddo, ma Krystian Cieslak non rinuncia a correre lungo la Vistola, il fiume della capitale polacca. Varsavia è la sua città

Sono le 8,30. Fuori fa freddo, ma Krystian Cieslak non rinuncia a correre lungo la Vistola, il fiume della capitale polacca.

Varsavia è la sua città. “Ho sempre vissuto qui, non posso immaginare di vivere altrove”, ci dice, invitandoci a seguirlo per scoprire i segreti del fascino della città.

Ciò che piace a Krystian della capitale polacca è soprattutto la sua energia. Per il suo dinamismo e la capacità di rinnovarsi, la città ricorda Berlino.

Varsavia vibra al ritmo del boom economico, accelerato dall’ingresso nell’Unione europea nel 2004.

Krystian lavora per Ifinity, una start-up che ha sviluppato un’app per aiutare gli ipovedenti a muoversi in un contesto urbano: 500 sensori, collocati nei luoghi pubblici, mandano informazioni ai telefoni cellulari.

Ifinity è stata nominata migliore start up polacca quest’anno. La sua app è utilizzata anche a Doha, Helsinki, Birmingham e Istanbul.

A dimostrazione di quanto Varsavia sia attraente per le imprese, una ex fabbrica di vodka ospita ora un Google Campus, un incubatore per le start-up, aperto a metà novembre dopo quelli di Londra, Tel Aviv, Madrid e Seul.

Ci sono molti incubatori privati a Varsavia e uno gestito dal comune, il centro Smolna.

Krystian ha un appuntamento con il vice-sindaco incaricato delle questioni economiche. È una bella giornata, perché Forbes ha appena eletto Varsavia terza città preferita dalle start up al mondo.

Michal Olszewski, vice-sindaco di Varsavia, osserva: “Crediamo che con questa notizia stiamo cominciando a mandare un messaggio molto importante all’estero: che Varsavia è diventata una protagonista sul mercato delle start-up.”

Varsavia vuole acquisire visibilità all’estero, essere conosciuta e apprezzata per le sue nuove potenzialità.

Su un furgoncino Nysa, eredità della Polonia comunista, arriviamo a Piazza Gjoubovski, ricca di 400 anni di storia, crocevia tra la Varsavia antica e quella moderna e luogo simbolico per i cittadini.

Varsavia era soprannominata la “Parigi del Nord” prima della guerra.
Poi è stata la Fenice che risorge dalle sue ceneri. Perché la città vecchia è stata totalmente ricostruita dopo il 1945: l’85% della capitale era distrutto.

Ma i ricordi sono ancora ben presenti: la rivolta del 1944…e via Prozna, l’ultima strada del ghetto.
Prima di essere sterminata dai nazisti, la comunità ebraica della Polonia era la più numerosa in Europa. Settanta anni dopo, Varsavia le ha dedicato il museo ebraico.

L’altra faccia della capitale ci parla dell’ideologia comunista. L’architetto Grzegorz Piatek ci spiega perché.
“Architetti, progettisti, padri della città – racconta – sono partiti dalla distruzione come opportunità per creare una città migliore,con più spazi pubblici, più verde, migliori condizioni di vita. E questo posto, Piazza della Costituzione, è un esempio di questa pianificazione del dopoguerra. L’architettura del dopoguerra piace sempre di più agli abitanti di Varsavia. Il Palazzo della cultura è un ottimo esempio. È stato il monumento più odiato di Varsavia, un simbolo dell’oppressione sovietica, ma, 60 anni dopo, è parte del panorama della città.”

L’eredità del comunismo sopravvive anche nei “milk bar”, all’epoca mense popolari, tornati ora di gran moda. Ed è qui che incontriamo di nuovo Krystian.
“Il milk bar è il tipico posto dove incontrarsi – ci spiega, – il cibo è fresco e conveniente. È un posto per anziani, studenti e anche lavoratori delle start-up.”

Qui si può avere un intero menù in media con tre o quattro euro. Un pancake costa 1 euro e mezzo.

La notte cala su Varsavia. Krystian finisce la giornata nel rione Praga, un quartiere in piena evoluzione. Pericoloso in passato, ora è un luogo di tendenza dove incontrare gli amici.

Una ragazza, Paulina Jankowska, dichiara: “Penso che, nel giro di 2 o 3 anni, Varsavia sarà molto più interessante di Berlino.”

Non resta che verificare di persona.