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Discorso alla Nazione di Obama dopo San Bernardino: la libertà è più forte della paura

Dobbiamo ricordare che la libertà è più forte della paura. Così Barack Obama nel discorso alla Nazione dallo Studio Ovale, pronunciato 4 giorni dopo

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Discorso alla Nazione di Obama dopo San Bernardino: la libertà è più forte della paura

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Dobbiamo ricordare che la libertà è più forte della paura. Così Barack Obama nel discorso alla Nazione dallo Studio Ovale, pronunciato 4 giorni dopo l’attacco di San Bernardino, il peggior attacco terroristico negli Usa dopo l’11 settembre 2001.

“Nel corso degli ultimi anni la minaccia del terrorismo si è evoluta, entrando in una nuova fase” ha detto il Capo della Casa Bianca. “I gruppi come l’Isil sono diventati più forti nel caos della guerra in Iraq e Siria e mentre internet cancella la distanza tra Paesi lontani, assistiamo allo sforzo crescente da parte dei terroristi d’irretire la mente di gente come gli attentatori di Boston o gli assassini di San Bernardino”.

Il seppur breve passaggio con riferimento al ruolo di internet nella radicalizzazione di potenziali, futuri terroristi verrà certamente analizzato da tutti coloro che, negli Stati Uniti e altrove, vegliano al rispetto delle libertà in seno ai regimi democratici, libertà così spesso piegate in nome della lotta al terrorismo avviata da George W. Bush dopo gli attacchi alle Torri Gemelle.

Per il resto nessun cambio di rotta rispetto all’attuale strategia di Washington. Parola d’ordine: non farsi trascinare in una nuova guerra sul terreno, agire con la più vasta coalizione internazionale, di cui Francia, Regno Unito e Germania sono i nuovi protagonisti, per distruggere l’autoproclamato Stato Islamico. Parlando della coalizione impegnata contro l’Isis Obama ha citato anche l’importanza del coordinamento con la Russia. Più un auspicio che una constatazione, vista la complessità dei rapporti tra Mosca e la Nato nei cieli siriani, tanto più dopo l’abbattimento di un caccia russo da parte della Turchia a fine novembre.

“Non dobbiamo assolutamente farci trascinare in una lunga e costosa guerra in Iraq o in Siria” ha continuato Obama. “È esattamente quel che vogliono gruppi come l’Isil. La nostra attuale strategia, fatta di raid mirati, di operazioni delle forze speciali e lavorando con le forze locali che lottano per riprendere il controllo del loro Paese: è soltanto così che arriveremo a una vittoria che possa durare nel tempo” ha detto il Presidente americano.

Obama ha promesso inoltre un intensificarsi del lavoro d’intelligence per comprendere e prevenire l’arrivo negli Usa di persone che si possano essere radicalizzate in Paesi terzi. Sarebbe stato il caso, secondo quanto emerge dall’inchiesta, di una dei due killer di San Bernardino, arrivata dal Pakistan.

Una lunga e importante parte del discorso di Obama (“ecco ciò che non dovremmo fare” ha detto il Presidente) ha sottolineare quanto sia importante non scambiare la guerra contro i gruppi terroristici come l’Isis per una guerra contro l’Islam. Il rischio della discriminazione è il peggior cammino per il quale potremmo fare l’errore di avviarci ha detto il Capo della Casa Bianca.

Altro capitolo importante del suo ragionamento: la lotta alla facile diffusione ed utilizzo delle armi da fuoco. Dobbiamo impedire che chi ha il proprio nome tra quelli di una no-fly list possa acquistare armi. Quale giustificazione può mai esistere per lasciare che chi è seguito come persona a rischio di radicalizzazione possa essere libero di comprare un fucile d’assalto ha chiesto polemicamente Obama?

Secondo le cifre frutto di una comparazione effettuata dalla stampa statunitense dietro esplicita richiesta di Barack Obama, lo scorso 1 ottobre, il numero di vittime del terrorismo negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2014 è di 3.046 morti. Nello stesso periodo gli omicidi commessi con armi da fuoco sono stati 153.144.