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Medio Oriente, Jumblatt:"Estremismo religioso in tutta Europa"

Walid Jumblatt, 66 anni, è un importante politico libanese, leader del Partito socialista progressista e della comunità drusa. Vanta un ruolo

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Medio Oriente, Jumblatt:"Estremismo religioso in tutta Europa"

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Walid Jumblatt, 66 anni, è un importante politico libanese, leader del Partito socialista progressista e della comunità drusa.

Vanta un ruolo importante sulla scena nazionale ed in grado di parlare con cognizione di causa della crisi siriana.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Iniziamo con la questione più critica: lei ha detto che i sanguinosi attentati di Parigi causeranno rancore contro arabi e musulmani. Possibile un’escalation di violenza? Cosa comporterebbe?

Walid Jumblatt:

“Il risultato sarebbe quello di ulteriori restrizioni per i rifugiati siriani che rifuggono i massacri del regime, e anche quello della crescita della destra fascista, come Marine Le Pen o lo stesso ex presidente Sarkozy, in Francia. Il problema può anche estendersi a diversi Paesi europei, che assistono alla nascita di nuclei organizzati di destra, come Germania, Svezia e molti altri. Quello che viene chiamato lo “Stato islamico” sta cercando di spingere noi stessi e l’umanità intera in una lotta che chiameremo “scontro tra civiltà e religioni”, parafrasando il filosofo statunitense Huntington e la relativa teoria. Il problema è che la terza generazione di immigrati arabi nei Paesi occidentali non è stata in grado di adattarsi, integrarsi, essere in armonia con la società, perché non sa nulla delle sue origini o dell’Islam e rifiuta la laicità francese o l’integrazione nei paesi occidentali”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Quali saranno le conseguenze dell’attacco turco contro l’aereo militare russo al confine siriano?

Walid Jumblatt:

“In buona sostanza, la Turchia non poteva attaccare un aereo russo senza il benestare della NATO. Non è la prima volta che lo spazio aereo turco è violato, tuttavia stavolta ritengo si tratti di un conflitto tra NATO e Russia, e ciò aumenta la tensione sulla scena internazionale, a cominciare dai problemi in Crimea ed Ucraina. La risposta è stata ovviamente violenta, ma non credo che ora ci sarà una vendetta contro un aereo turco, non è abbastanza per indurre la Russia a bombardare i civili siriani d’origine turcomanna, al fine di indurli ad abbandonare la zona di Laodicea, in Siria”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Pensa che l’accordo Sykes-Picot, siglato un secolo fa per delineare i confini tra gli Stati mediorientali, sia ancora valido?

Walid Jumblatt:

“Questo accordo.è morto e sepolto: oggi ci troviamo all’inizio di un percorso che traccerà nuovi confini tra minoranze, siano esse curde e turcomanne, e anche tra religioni. Siamo solo all’inizio di un lungo processo, ma io non credo che i regimi siriano ed iracheno rimarranno invariati”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Di recente, ha affermato che “la Siria è oggetto di un conflitto tra Stati ed ora è in atto una nuova corsa per entrare in possesso di quel che ne resta”: ci spieghi meglio.

Walid Jumblatt:

“Bashar al Assad ha creduto di poter sopprimere e soffocare la rivoluzione siriana, iniziata a Daraa nel 2011, questo tentativo non gli è riuscito. La rivoluzione si è diffusa ovunque, trasformandosi poi in un conflitto armato. Assad è stato sopraffatto dagli eventi. La Siria e la sua sovranità non sono più una sua prerogativa. Le decisioni odierne sono in gran parte nelle mani dell’Iran, da un lato, e della Russia, dall’altro. Inoltre, c‘è la coalizione occidentale che richiede un periodo di transizione tra il regime siriano e l’opposizione: a mio parere, questa soluzione è impossibile da raggiungere, data la struttura del regime che conosco bene. Proprio per questo motivo, il conflitto sarà lungo, molto lungo”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Secondo lei, qual è la soluzione migliore per la crisi in Siria?

Walid Jumblatt:

“Non vedo una soluzione, non vedo nessuna soluzione adeguata. Poteva esserci in passato, ma oggi no. All’inizio della rivoluzione, avrebbe potuto materializzarsi una riconciliazione, con elezioni libere ed una pluralità politica, elezioni presidenziali per sostituire Assad. Ma oggi questo non è più possibile. Perché, con questa marea di sangue, trovare una via per un cambiamento pacifico è una chimera. Come ho detto all’inizio dell’intervista, siamo all’inizio di un lungo cammino, in Siria e in Iraq”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- Parliamo della situazione politica in Libano negli ultimi diciotto mesi: senza un Presidente, voci ricorrenti danno per favorito il deputato Frangieh alle prossime elezioni. Cosa ne pensa?

Walid Jumblatt:

“Sono stato tra i primi a caldeggiarlo per la presidenza. Perché no? Per un anno e mezzo abbiamo assistito a sedute parlamentari che non hanno portato a nulla, dunque perché non lui? Inoltre, il Libano è politicamente diviso tra sostenitori del regime siriano e iraniano, da un lato, ed indipendentisti, dall’altro, supportati da Paesi come Stati Uniti ed Arabia Saudita. Per raggiungere un compromesso, è stato proposto Frangieh come Presidente e Hariri come Primo Ministro. Perché prendere in considerazione questa proposta? Solo perché le istituzioni sono in una fase di deterioramento completo, la situazione economica è pessima, quindi il prossimo anno si preannuncia molto complicato”.

Randa Abou Chacra, euronews:

- La cosa sorprendente in questa scelta è che dà l’impressione di rivivere una sorta di secondo regime Assad, dato che Frangieh è vicino ad Assad.

Walid Jumblatt:

“Non sono affatto d’accordo: ho già sentito queste cose da molta gente, anche dai cosiddetti separatisti. Ritengo che Assad abbia faccende più importanti cui pensare che non gli affari libanesi. Cos’avrebbe da guadagnare in Libano? C‘è già il partito Hezbollah coinvolto nei combattimenti in corso in Siria. Quindi non vi sarebbe alcun profitto, il conflitto continua. Si lavori, quindi, di comune accordo: la politica, si sa, è solo un compromesso”.

Randa Abou Chacra, euronews:

In un tweet inviato al presidente russo Putin, lei ha detto che la città di Mukhtara è in buone mani: cosa voleva intendere?

Walid Jumblatt:

“A volte mi piace essere cinico nei miei tweet. Ho letto da qualche parte – ma non so quanto sia vero – che il Ministro degli Esteri libanese, Bassil, avrebbe cercato di aizzare i russi contro di me. Il mio amico Bogdanov, vice-Ministro russo degli Esteri, ha risposto in modo cortese che “Mukhtara è in buone mani e Walid Jumblatt sarà sempre nostro amico”: questo perché abbiamo rapporti di lungo corso, risalenti all’Unione Sovietica prima ancora che alla Russia. Per quanto riguarda il nostro Ministro degli Esteri, è una persona accessoria in questo rapporto”.