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Un database europeo dei passeggeri come strumento anti-terrorismo

Questa settimana rispondiamo alla domanda di Muriel: “Dopo gli attentati di Parigi, torna all’ordine del giorno la creazione di un registro europeo

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Un database europeo dei passeggeri come strumento anti-terrorismo

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Questa settimana rispondiamo alla domanda di Muriel: “Dopo gli attentati di Parigi, torna all’ordine del giorno la creazione di un registro europeo con i dati dei passeggeri raccolti e conservati nei sistemi di prenotazione. Di cosa si tratta e come permetterebbe di migliorare la lotta contro il terrorismo in Europa?”

Risponde Jenny Raflik-Grenouilleau, storica e professoressa presso l’Università di Cergy-Pontoise: “PNR è la sigla per ‘Passenger Name Record’, ossia un registro con i nomi dei passeggeri, in questo caso passeggeri del trasporto aereo. È oggetto di dibattito da anni in Europa”.

“A opporsi è soprattutto il parlamento europeo dove alcuni deputati, in particolare liberali, verdi e della sinistra radicale, sono contrari in nome della protezione dei dati personali e delle libertà individuali”.

“Si tratta di raccogliere per ogni volo in partenza e in arrivo da un Paese dell’Unione Europea dei dati che potrebbero essere incrociati con base dati di persone schedate per terrorismo, per banditismo o per criminalità organizzata”.

“Dati come i nomi e gli indirizzi dei passeggeri, i loro dati bancari e informazioni personali come il menù scelto a bordo”.

“Questo tipo di registro esiste già. All’interno dell’Unione Europea quasi la metà dei Paesi membri ha un registro PNR, ma è un registro nazionale”.

“Il problema oggi è che questi registri non sono interconnessi”.

“Gli europei dovrebbero condividere i loro dati con altri Paesi del mondo, in particolare con gli Stati Uniti. Su questo punto si può dubitare che siano pronti a farlo”.

“Poi occorre esaminare la rilevanza dei dati raccolti, come il menu ordinato a bordo per esempio. Il terrorista che tenta di passare inosservato può dichiarare quello che vuole, per quanto riguarda nome e indirizzo, se viaggia con documenti falsi non è rintracciabile”.

“Siamo pronti a verificare i dati biometrici dei passeggeri per garantire l’efficacia dei controlli? Anche su questo possiamo avere seri dubbi”.

“Infine, al centro del dibattito c‘è la questione della conservazione dei dati per cinque anni, come previsto oggi.
I detrattori del progetto lo considerano un periodo troppo lungo.
In termini di lotta contro il terrorismo, quando si ha a che fare con cellule dormienti che possono aspettare anni prima di diventare operative, questo periodo invece può sembrare breve”.

“Quindi è innegabile che questo registro sarebbe d’aiuto per i servizi di intelligence. Ma non ci si può aspettare che sia una soluzione miracolosa”.

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