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Cop 21: l'Ue chiede un accordo vincolante sul clima


intervista

Cop 21: l'Ue chiede un accordo vincolante sul clima

“La Commissione europea si è prefissa una strategia per arrivare a avere un’Europa dell’energia, con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli al trasporto dell’energia e la dipendenza dai combustibili fossili.

La conferenza sul clima è un appuntamento importante. Per discutere anche di questo con noi il commissario europeo per l’Energia e l’azione climatica Miguel Arias Cañete.

Marta Vivas Chamorro, euronews:
-Cosa vi attendete dalla Cop 21?

Miguel Arias Cañete:
“Spero che si riesca a arrivare a un accordo forte, vincolante, che ci permetta di far fronte a una delle più grandi sfide che l’umanità ha davanti. Di modo che l’aumento della temperatura media non superi i 2 gradi da qui alla fine del secolo. Perché se non facciamo niente, se continuiamo a emettere le sostanze che emettiamo oggi arriveremo a un aumento di 3,8- 4,7 gradi e sarà devastante per gli ecosistema, la biodiversità, i fenomeni meteorologici aumenteranno così come le catastrofi naturali in tutto il mondo”.

-L’Organizzazione meteorologica mondiale ha constatato che il 2014 è stato l’anno più caldo mai registrato. Cosa farà l’Europa al vertice di Parigi per convincere i Paesi che inquinano di più a ridurre le emissioni in maniera efficace?

“Vogliamo innanzitutto essere i primi della classe per cui abbiamo definito obiettivi ambiziosi con riduzioni del 40%; non solo, l’Europa cambierà il modo di produrre energia perché l’obiettivo è di arrivare al 27% di energie rinnovabili nel 2030 e aumenteremo l’efficacia energetica di circa il 30% così da consumare meno energia e produrre energia pulita riducendo comunque le emissioni in tutti i settori”.

-L’accordo prevede un calendario e dei meccanismi di controllo?

“Metteremo in atto un meccanismo per cui ci sarà un controllo e alla scadenza dei cinque anni verificheremo dove siamo e potremo dire: possiamo fare uno sforzo in più perché alla fine del secolo si arrivi alla ‘decarbonizzazione’ dell’energia, limiteremo l’emissioni tossiche, le ridurremo a zero e potremo dire che abbiamo salvato il pianeta”.

-Crede che ci si accorderà per aumentare i mezzi del cosiddetto fondo verde, qui fondi destinati ai paesi più poveri per lottare contro il cambiamento climatico?

“L’Unione europea è il più grande contribuente del fondo verde, con quasi 5 milioni di dollari.
Abbiamo bisogno che altri Paesi si impegnino e mettano soldi .
A partire del 2021, dobbiamo allargare la base dei Paesi donatori. In passato sono stati chiamati a contribuire i paesi sviluppati; ma dal 1992 molte cose sono cambiate, e paesi come la Cina che allora non avevano capacità finanziarie sufficienti oggi le hanno.
La Cina come altri Paesi in via di sviluppo oggi hanno queste capacità finanziarie per sostenere lo sforzo di ridurre le emissioni e aiutare i paesi più poveri a adattarsi ai cambiamenti climatici”.

-In che senso va la riduzione delle emissioni nell’Unione europea?

“La nostra economia negli ultimi anni è aumentata del 46% e le riduzioni di emissioni del 23%; il che significa che progrediamo e riduciamo le emissioni, per cui ci impegniamo a passare dal 20% al 40 nel 2030”.

-Le organizzazioni padronali ritengono questa cifra, 40%, eccessiva, ma quelle ambientali insufficiente. La cambierete?

“Il 40% è il minimo, come abbiamo detto, calcolato in funzione degli sforzi altrui. Ma chiaro, quando avanziamo una proposta che non soddisfa tutti, dobbiamo farne una che sia equilibrata.
Gli ecologisti sono più ambiziosi, le imprese meno perché si dicono che ci vogliono grandi investimenti in tecnologia per raggiungere certi livelli.
La commissione ha fatto una proposta equilibrata e pensiamo che l’obiettivo possa essere raggiunto nel 2030”.

-Parlando di emissioni, il pensiero va alla Volkswagen, quali sono gli sviluppi dell’inchiesta della Commissione?

“La Commissione sta raccogliendo tutti gli elementi per capire che cosa sia veramente accaduto perché il meccanismo di controllo nazionale si sia inceppato.

Sia nel caso del particolato che nel caso del biossido di carbonio, si tratta di due questioni diverse, vogliamo avere tutti gli elementi per vedere l’impatto delle emissioni dei veicoli Volkswagen “.

-Avete ricevuto una risposta alle lettere inviate agli Stati membri dell’Unione e alla Volkswagen?

“Alcuni ci hanno risposto, raccogliamo le informazioni. Ho scritto personalmente alla società Volkswagen. Abbiamo accordato un periodo di dieci giorni inizialmente, ma ci hanno chiesto un po’ più di tempo. Abbiamo precisato che vogliamo una risposta entro la fine dell’anno. Ci devono dire qual è l’impatto sull’aumento delle emissioni di CO2 della flotta dei veicoli Volkswagen. Se supera il livello stabilito, scatteranno le sanzioni”.

-Come ha già detto, la commissione ha già fissato una quota di energie rinnovali, pari al 27%, per il 2030. Come raggiungere l’obiettivo senza imporre obblighi?

“Con un sistema di governance come quello che abbiamo con il semestre europeo, per esempio.
Nel caso dell’Unione dell’energia, la Commissione fa un rapporto che analizza la situazione dei Paesi e si mette un obiettivo da raggiungere.
La Commisione analizzerà i problemi esistenti, farà raccomandazioni, creerà un quadro giuridico per le energie rinnovabili e facilitarne lo sviluppo. L’anno prossimo ci sarà un cambiamento legislativo importante per facilitare, tra l’altro lo sviluppo delle energie rinnovabili”.

-Che misure prenderà la Commissione per ridurre la dipendenza dal gas russo?

“Consideriamo la sicurezza d’approvvigionamento energetico una priorità assoluta e quindi quello che vogliamo è diversificare le vie di questo approvvigionamento. Vogliamo delle pipelines che arrivino da tutte le direzioni e non vogliamo concentrarci su gasdotti che siano in una sola zona geografica.

Per cui quello che facciamo, con la dichiarazione di progetti comunitari e di finanziamento per facilitare la connessione europea, con la Connecting Europe Facility, è sostenere progetti che siano interconnessi con il settore dell’elettricità e del gas, come la pipeline del Corridoio Sud che unisce l’Italia all’ Azerbaïdjan, e potremo avere accesso al gas dell’ Azerbaïdjan, ma vogliamo anche promuovere relazioni di alto livello con l’Algeria e , passando attraverso la Spagna, utilizzare la pipeline Midcat che migliorerebbe il flusso di gas dal sud del Mediterraneo verso l’Europa continentale”.

-Perché le bollette del consumo di energia sono così diverse tra i vari Stati membri? Il mercato unico può ridurre queste differenze?

“Perché ci sono dei prezzi regolati e perché nei vari stati membri ci sono tasse diverse, costi diversi secondo le rete elettrica e in altri casi ancora si aggiunge il costo della dismissione delle centrali nucleari.
Per cui la Commissione vuole due cose, costruire infrastrutture per far circolare l’energia e annullare queste differenze delle bollette, così che si paghino solo i costi di produzione, trasporto e distribuzione. Avremo un sistema armonizzato, si tratta di un processo lento e bisogna iniziare con un’armonizzazione regionale per arrivare a un mercato unico, perché al momento abbiamo 28 mercati frammentati e non un mercato unico”.

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