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Mosca, Teheran, Damasco: l'asse che Putin non smette di rinsaldare

In occasione del vertice dei Paesi produttori di gas a Teheran, Putin e l'Iran riaffermano la necessità di una transizione politica in Siria. Che al momento può passare solo per Bashar Al-Assad

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Russia e Iran in totale accordo: il futuro della Siria non può essere imposto dall’esterno. Il Presidente russo Vladimir Putin ha incontrato a Teheran la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, e ha ribadito che soltanto il popolo siriano deve decidere il proprio destino politico. Per i due più stretti alleati del regime di Damasco è un modo per ribadire l’appoggio a Bashar Al-Assad, almeno sul medio periodo.

Point of view

Non c'è altro modo per raggiungere una soluzione a lungo termine in Siria se non attraverso una trattativa politica

“L’azione dei nostri piloti in Siria è un successo” ha detto Putin. “Oggi ho informato i nostri amici iraniani sulla questione. Abbiamo discusso della situazione in Siria. Vorrei ripetere ancora una volta che non c‘è altro modo per raggiungere una soluzione a lungo termine in Siria se non attraverso una trattativa politica” ha affermato Putin durante l’incontro con il Presidente iraniano Hassan Rohani in occasione del summit dei Paesi esportatori di gas.

Dopo l’attentato del volo russo sul Sinai, che lo scorso 31 ottobre è costato la vita a 224 persone, e dopo gli attacchi di Parigi, Mosca ha intensificato i raid contro le postazioni del gruppo Stato Islamico in Siria.

La Russia ha avviato i propri raid aerei lo scorso 30 settembre facendo decollare i propri caccia in particolare dalla base militare di Latakia, sulla costa siriana.

Tuttavia, secondo l’accusa della coalizione guidata dagli Stati Uniti a cui partecipano la Francia e l’Arabia Saudita tra gli altri, la campagna russa colpisce tutte le postazioni ribelli con lo scopo principale di appoggiare l’esercito di Damasco.