ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Molenbeek, i residenti si rifiutano di essere associati ai terroristi

A quasi una settimana dagli attacchi di Parigi, Molenbeek è un’area militarizzata. Il quartiere di Bruxelles da cui provenivano due degli attentatori

Lettura in corso:

Molenbeek, i residenti si rifiutano di essere associati ai terroristi

Dimensioni di testo Aa Aa

A quasi una settimana dagli attacchi di Parigi, Molenbeek è un’area militarizzata. Il quartiere di Bruxelles da cui provenivano due degli attentatori parigini è al centro da giorni di perquisizioni e critiche. Un clima che pesa sui suoi quasi 95 mila residenti.

“La nostra religione non ci ha mai detto di fare quello che è stato fatto: uccidere degli innocenti. Noi siamo contrari a tutto questo. Ma non serve quasi a nulla. Non se la devono prendere con noi. Rispettiamo questo Paese, lo amiamo. Siamo degli immigtati e vogliamo soltanto vivere in pace. E’ tutto quello che chiediamo” racconta alle telecamere di Euronews una ragazza residente a Molenbeek.

A preoccupare chi a Molenbeek vive è soprattutto di finire per essere stigmatizzati e quindi esclusi dal resto della cittadinanza di Bruxelles. Un sentimento che ci spiega bene Patricia Polanco a capo dell’organizzazione “Medicina per il Popolo: C‘è una paura generalizzata, soprattutto da parte dei genitori, che si chiedono cosa ne sarà del futuro dei figli. Molti sono di origine magrebina e sentono di essere stigmatizzati. Per strada la gente ci guarda male e si percepisce un cambiamento forte da parte delle persone, anche per quello che viene detto dai media”.

Televisioni, radio e giornali hanno di fatto spostato nella piazza centrale di Molenbeek i loro inviati da almeno cinque giorni. Un “assedio” di telecamere e microfoni che inizia a infastidire gli abitanti del quartiere.

Per capire quanto c‘è di vero nell’equazione Belgio=radicalizzazione, ci siamo rivolti all’Imam della Grande Moschea di Bruxelles Mouhamde Galaye Ndiaye.

Euronews
Lei è l’imam della più grande moschea di Bruxelles. Come si sente dopo gli attacchi di Parigi e qual è il suo messaggio?

Imam Mouhamde Galaye Ndiaye
Abbiamo appreso la notizia con un misto di paura e dolore. Per la Francia, soprattutto e i suoi cittadini, ai quali vorrei ricevere le mie sincere condoglianze.Ma allo stesso tempo il dolore è anche per l’Islam, che oggi è sul banco degli accusati. Ogni volta che ci sono degli attentati di questo tipo, siamo messi in causa, e in molti ci chiedono quali sono i nostri sentimenti. E ogni volta lo ribadiamo, noi condanniamo fortemente questi attacchi. Mi chiedo, però, cosa fanno le autorità belghe per sdradicare questo fenomeno? Che oggi tutti chiamano terrorismo e che è il nemico di tutti gli esseri umani.

Euronews
Cosa ha fatto, o fa per contrastare l’avanzata del radicalismo?

Imam Mouhamde Galaye Ndiaye
Oggi si punta il dito contro il quartiere di Molenbeek. Ma se analizziamo bene i fatti, comprendiamo bene che i giovani radicalizzati sono le prime vittime. Perché dico questo? Perché quando parliamo di Molenbeek parliamo per prima cosa di un quartiere che parte sfavorito. Lo stesso per le banlieue francesi. In questi posti l’abbandono scolastico ha numeri da capogiro, la micro delinquenza è una costante come la disoccupazione e in molti casi situazioni familiari difficili. Si tratta di un contesto che ha effetti catastrofici sui più giovani. Sono queste le prime persone che i predicatori cercano di reclutare per missioni suicide o attentati.

Euronews
Però l’abbandono scolastico c‘è anche in altri posti e in altre culture, religioni. Perché allora la radicalizzazione dell’Islam?

Imam Mouhamde Galaye Ndiaye
Non si tratta di qualcosa che fa parte dell’Islam, si tratta per lo più di persone che nel nome dell’Islam agiscono in realtà per fini politici, o per altri fini, spesso per propagare l’odio nei confronti dell’Occidente. Bisogna anche analizzare la realtà con quanto è accaduto in questi anni nel mondo arabo. In Iraq, in Medio Oriente. Le persone tendono spesso a fare un tutt’uno con quanto accade e creano legami con l’Islam anche se questo non c’entra.

Euronews
Lei è contrario o favorevole al rimpatrio degli Imam radicali?

Imam Mouhamde Galaye Ndiaye
Rimpatri? Il problema è oggi la parola radicalizzazione. La polemica è tutta qui. Come definire qualcuno radicale? Dal fatto che abbia la barba? L’accento va posto sul jihadismo violento e su quelli che agiscono nel nome di questo, di coloro che diffondono l’odio contro l’Occidente e contro l’essere umano. Sono queste le persone che dovremmo definire radicalizzate. Di certo non è indossare un ramis, o avere la barba o il fatto che io vada in moschea a rendermi musulmano radicale.