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Attacchi Parigi: guerra che trasforma le società

A quattro giorni dagli attacchi di Parigi, sono tutti d’accordo nel dire che ci vuole più intelligence, quell’intelligence che avrebbe mancato in

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Attacchi Parigi: guerra che trasforma le società

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A quattro giorni dagli attacchi di Parigi, sono tutti d’accordo nel dire che ci vuole più intelligence, quell’intelligence che avrebbe mancato in Francia.

Secondo l’informazione data dalla televisione francese France 24 sotto accusa ci sarebbe non solo una erronea valutazione di un’informativa ma anche i mezzi inadeguati dell’intelligence d’oltralpe.
Il governo respinge ogni addebito, sottolineando che il rischio comunque c‘è.

Il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve:
“Si tratta di attentati preparati da unità fuori il nostro territorio nazionale e che hanno coinvolto individui sconosciuti ai nostri servizi segreti”.

Eppure Samy Amimour, il ragazzo gentile che ha seminato morte al Bataclan, prima di farsi esplodere era conosciuto alla giustizia francese. Nel 2012 era stato arrestato e messo sotto controllo giudiziario per associazione terrorista. Nel 2013 riuscì comunque a eludere il controllo e a partire per la Siria. E a ritornare in Francia, malgrado il mandato di arresto internazionale, commettendo l’irreparabile.

Anche Omar Ismaïl Mostefaï compare nei file cosiddetti S della Direzione generale della sicurezza interna, che prevedono un controllo discreto ma comunque stretto.
Così come Amedy Coulibaly, Cherif Kouachi e Mohamed Merah.
I primi autori degli attacchi di gennaio e il secondo responsabile dell’uccisione di sette ebrei a Tolosa nel 2012.

Come ricorda, però, l’ex giudice dell’ antiterrorismo francese Marc Trevidic, bisogna poi passare sul terreno giudiziario, mettere insieme le prove che permettano di arrestare il sospetto.

Oggi la cooperazione dei servizi è molto migliorata, soprattutto nello spazio Schengen, ma sottolinea ancora il super giudice se allarghiamo il raggio d’azione alla Turchia, le informazioni che abbiamo sono già meno accurate.

Tredivic chiede più braccia, più uomini e non nuove leggi.
Per il momento Parigi ha chiuso le frontiere e intensificato i controlli.

Mohaomed Abdel Azim:
Bertrand Badie, professore a Scienze Politiche a Parigi.
Gli attentati di Parigi cambiano le carte in tavola e la partenza di Bashar al Assad diventa secondaria rispetto alla lotta contro Daesh?

Bertrand Badie:

“Il governo francese si trova tra due fuochi: cambiare la sua linea diplomatica sull’onda di quanto accaduto venerdì, cosa praticamente impossibile o restare sulla linea che però conduceva a una sorta d’impasse.
Bisogna restare a metà strada, il governo francese prosegue nella scelta fatta, che è favorevole all’intervento, con tutti i pericoli che ne seguono, ma con una certa flessibilità.
Il passo verso la Russia, il mezzo passo in direzione di BAshar al Assad possono essere interpretati come degli aggiustamenti marginali per cambiare la politica estera”.

-Di fronte a Daesh, la comunità internazionale è più unita che mai?

“Il problema è questo: Che cos‘è DAeshm che cos‘è un’azione contro Daesh o di Daesh?
Rispondiamo in modo semplicistico: è la guerra. Ma la guerra, nella nostra memoria europea ci rimanda a altre cose.
Ci rimanda a potenze, a scontri di Stati, a eserciti che si affrontano, a territori, a frontiere, a una diplomazia pronta a agirea intraprendere negoziati. Niente di questo con Daesh, semplificare parlando di Daesh coem di un proto-stato e ritenere che il miglior modo di affrontarlo sia la guerra è una risposta che non centra l’obiettivo”.

-Di fronte a un mondo globalizzato, la forza del terrorismo risiede in cellule dormienti, cosa può fare l’Europa a questo riguardo?

“La nozione di cellula dormiente ci mostra che oggi in prima linea non sono più gli stati o gli eserciti ma le società. Questa violenza viene dal profondo di una società, è organizzata da professionisti, come Daesh, Al Qaida. Noi continuaimo a avere un’idea classica della guerra, menre in realtà di tratta di una decomposizione di una trasformazione della società.
Quindi , a partire dalla società bisogna ripensare la nostra sicurezza. Le condizioni stesse di funzionamento della società francese. Dove ci sono non solo cellule dormienti, ma eccessi di malessere, frustrazione, umiliazione, tensione, violenza, rigetto, intolleranza di ogni genere, che sono alla base di queste tragedie.
Bisogna anche pensare alle società d’origine, a quella irachena, siriana, riconoscere che queste società sono in guerra perché non hanno piû un contratto sociale, perché si sono sfaldate. Il miglior modo, quindi,di ritrovare la pace è mobilitare gli attori localiper ricostituire il contratto sociale.
Non sono sicuro che l’intervento di potenze, di Stati, il piû delle volte lontani, possano aiutare a risolvere questo genere di conflitti”.