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Molenbeek, a Bruxelles il filo che conduce agli attacchi di Parigi

Molenbeek, uno dei 19 municipi di Bruxelles, oggi al centro dell’attenzione internazionale. E’ qui, in questo quartiere poco distante dal centro

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Molenbeek, a Bruxelles il filo che conduce agli attacchi di Parigi

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Molenbeek, uno dei 19 municipi di Bruxelles, oggi al centro dell’attenzione internazionale. E’ qui, in questo quartiere poco distante dal centro turistico della capitale belga, che gli inquirenti oggi puntano per cercare di ricostruire le tappe degli attacchi di venerdì sera a Parigi. Non è la prima volta, del resto, che il quartiere compaia nella cronaca per i suoi legami con l’internazionale jihadista.Una ricorrenza che ora preoccupa gli altri abitanti.

“Quello che è successo a Parigi è gravissiimo e nessuno di noi qui è felice” racconta a Euronews una donna del quartiere “Ma non è giusto stigmatizzare le persone, per quello che fanno o non fanno. Siamo tutti scioccati, anche di scoprire che in mezzo agli attacchi c’erano persone del quartiere. Siamo tutti scioccati”.

Paragonata alle banlieue parigine, quelle degli scontri violenti del 2005, Molenbeek appare subito diversa. Per le strade donne velate, è vero, decine moschee, ma anche donne senza velo e negozi che vendono alcolici.

“La vita di tutti giorni a Molenbeek procede molto tranquilla” spiega la Presidente del Municipio di Molenbeek Françoise Schepmans “E’ forse anche per questo che abbiamo sbagliato. Perché la vita quotidiana appariva calma. E nel frattempo c’era chi viveva ai margini, e glielo abbiamo lasciato fare. Non ci siamo posti il problema”.

Prezzi bassi, una certa facilità di vita e di passare all’anonimato, per il vice Presidente del Municipio Ahmed El Khannousk , sono queste le ragioni che hanno trasformato Molenbeek in nascondiglio perfetto per i jihadisti, non soltanto belgi, ma anche europei. “Nel quartiere ci sono interi palazzi semi abbandonati o in condizioni precarie che vengono affittati per pochissimo. Ecco anche perché c‘è una forte rotazione di residenti. Nel caso di malintenzionati, la prima cosa cui si pensa è di trovarsi una base, un luogo dove confondersi con la massa”. Quella massa, fatta di cittadini di diverse nazionalità, che ora appare come fortemente penalizzata dalle politiche che il Governo Federale annuncia di voler mettere in atto per ripulire il quartiere. “Siamo sconfortati” racconta a Euronews una residente di Molenbeek “Condanniamo gli attentati, ma allo stesso tempo dobbiamo difenderci dalle accuse, Noi di Molenbeek non siamo colpevoli di quanto è successo. E soprattutto chiediamo alla gente di non fare un tutt’uno con la religione, perché nessuna religione dice di uccidere nessuno”.

Per capire qual è il ruolo del Belgio, e in particolare di una città come Bruxelles nel terrorismo islamista europeo, ci siamo rivolti a Claude Moniquet, ex uomo dell’Intelligence francese, oggi a Capo dello European Strategic Intelligence and Security Center.

Arianna Sgammotta-Euronews
Possiamo davvero definire Molenbeek, la base del terrorismo jihadista in Europa?

Claude Moniquet
No, non è la base del jihadismo europeo. Però è vero che Molenbeek ricorre in molti casi di terrorismo islamista, soprattutto in Francia. E da 20 anni ormai. Le bombe di Parigi del Gruppo Armato Islamico negli anni ’90 riconducevano ad alcuni ambienti di Bruxelles, e di Molenbeek. Quindi si, esiste chiaramente un problema nel quartiere, dovuto anche alla vicinanza linguistica e territoriale del Belgio alla Francia, che alimenta l’intersezione tra le cellule islamiste attraverso le due frontiere.

Arianna Sgammotta-Euronews
Esiste una sorta di specificità belga, o di eccezione legata a Bruxelles, che rende difficile la lotta al terrorismo jihadista nel resto d’Europa?

Claude Moniquet
La situazione è sicuramente molto difficile da gestire. E lo è per tutti, per i francesi, gli inglesi e per i belgi. In Belgio c‘è stata troppa tolleranza, e per troppo tempo. E questo, unito a una certa mancanza di risorse, rende la situazione attuale altamente difficile da gestire. Siamo davanti a una minaccia di grandissime proporzioni. Appena 10 anni fa, all’epoca di Al Qaeda, i simpatizzanti del terrore jihadista in Europa erano poche centinaia. Con lo Stato Islamico siamo arrivati oggi a 6-7000 europei attivamente impegnati nel Jihad o che vorrebbero farlo. Mentre i simpatizzanti sono diventati 10-15 mila. La minaccia è cresciuta in ampliezza.

Arianna Sgammotta-Euronews
Il ministro dell’Interno belga Jambon ha annunciato di voler fare “le pulizie“a Molenbeek. Che intendeva con questa frase?

Claude Moniquet
Credo che abbia sicuramente sbagliato a scegliere termine. Però ciò non toglie che a Molenbeek ci siano dei problemi da risolveere. Problemi che derivano da scelte attuate dall’amministrazione locale, che per 20 anni ha preferito, pensando alle urne, di non intervenire in modo deciso. E cosi abbiamo permesso il crearsi di una situazione oggi completamente fuori controllo. Abbiamo scoraggiato la polizia locale, impedendo che venissero condotte certi tipi di operazioni, alcuni tipi di perquisizioni, certi controlli, alcune tecniche di sorveglianza. Il Ministro Jambon ha soltanto sottolineato, che molte delle misure decise a gennaio (dopo Charlie Hebdo ndr) non sono state applicate a Molenbeek. Ecco perché in quanto ministro dell’Interno ha deciso di intervenire e garantire in primo luogo che la polizia di Molenbeek agisca come altrove, tanto in Belgio che all’estero”.

Arianna Sgammotta-Euronews
Che tipo di misure possono essere attuate per far fronte a questo tipo di attacchi terroristici.

Claude Moniquet
Sono necessarie misure legali, forti. E’ quello cui si assisterà in Francia. Il Governo adotterà diverse misure restrittive, come sulla sorveglianza ad esempio. E poi ci potranno essere alcuni arresti domiciliari e se la situazione dovesse restare tesa anche il carcere preventivo. Il Belgio, però, non è la Francia, non dispone dello stesso quadro giuridico, non arresterà domani 500 persone. E’ impossibile anche soltanto pensarlo. Quello che, invece, molto probabilmente accadrà, e lo conferma il dibattito in corso in queste ore, sarà l’adozione di leggi che permettano di incriminare chi rientra dalla Siria, o dall’Iraq. Cosa che non accade oggi, ad esempio. Per poter incriminare qualcuno oggi è necessario dimostrare quale crimine ha commesso, contro chi, dove e perché!”.

Arianna Sgammotta-Euronews
Pensa ci sia la possibilità di avere un giorno un’Intelligence europea? La vede un’opzione realizzabile?

Claude Moniquet
I servizi segreti sono una realtà molto complessa. E soprattutto corrispondo a diverse visioni nei 28 Paesi europei.
Paesi liberali come la Scandinavia, ma anche i Paesi Bassi e il Regno Unito, hanno una visione completamente diversa rispetto alla Francia. Britannici e francesi ad esempio condividono un approccio “aggressivo”, sono molto attivi all’estero e sia chiaro in modo illegale procedono all’eliminazione fisica delle persone. Cosa che i danesi, o gli svedesi, ma anche i belgi assolutamente non condividono né faranno mai. Vorrei inoltre sottolineare che a discapito delle differenze culturali o di metodo, i servizi segreti in Europa condividono qualcosa. E cioè che il loro compito principale è nascondere informazioni, non certo condividerle tra loro.