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ISIL, rifugiati e non solo: il G20 all'epoca di attentati e crisi dei migranti

Gli attentati di Parigi catapultano il terrorismo in cima all'agenda del summit. Unanime la condanna dei leader: "Una minaccia per pace ed economia globali"

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ISIL, rifugiati e non solo: il G20 all'epoca di attentati e crisi dei migranti

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Gli attentati di Parigi fanno irruzione al G20. E il tema diventa il terrorismo

E’ in un lussuoso hotel della località turistica di Antalya che la Turchia ha ospitato i leader dei venti paesi più industrializzati al mondo, per un vertice di due giorni.

“Al summit del G20 si è parlato di commercio internazionale, di politiche per il lavoro, di lotta al’evasione fiscale – dice l’inviata di euronews, Margherita Sforza -. La strage terroristica di Parigi, proprio alla vigilia del summit, ha però ridefinito l’agenda”.

Il grande assente è stato François Hollande: il presidente francese è stato sostituito dal suo Ministro degli esteri, Laurent Fabius, a cui il Presidente turco Erdogan ha espresso le condoglianze.

“Insieme contro il terrorismo”: la parola d’ordine è cooperazione

Dura e unanime la condanna espressa dai leader del G20 nei confronti degli attacchi terroristici avvenuti non solo a Parigi pochi giorni fa, ma anche ad Ankara il mese precedente. La violenza del terrorismo islamico ha ribadito l’urgenza di una soluzione politica in Siria, come ha sottolineato il Presidente americano Obama al termine del suo incontro con il Presidente turco Erdogan.

“Le discussioni avute oggi sono state molto, molto importanti nell’ottica di continuare a coordinarci nel lavoro che già stiamo facendo insieme, al fine di rafforzare i confini tra Siria e Turchia, da cui spesso transita Daesh – ha detto Barack Obama -. Raddoppieremo inoltre gli sforzi, insieme agli altri membri della coalizione, per arrivare a una transizione pacifica in Siria”.

“Tagliare i fondi al terrorismo non basta. Serve sradicare la povertà”

Fra gli accordi raggiunti,l’intensificazione nello scambio di informazioni sul flusso dei cosiddetti “foreign fighters”, gli elementi radicalizzati di ritorno in patria, e sulla lotta alle fonti di finanziamento del terrorismo.

“Solo se cooperiamo senza riserve nello scambio di informazioni su transazioni sospette – ha sottolineato il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk -saremo in grado di disinnescare concretamente questa minaccia”.

Dall’11 Settembre i progressi sono stati importanti. Si moltiplicano però le voci di chi ritiene prioritario debellare le stesse cause del terrorismo come Domenico Lombardi, direttore del programma dedicato all’economia globale del think tank canadese Centre for International Governance Innovation.

“Battersi contro il finanziamento delle organizzazioni terroriste non sradicherà il terrorismo in quanto tale – ci dice -. Quanto serve è piuttosto creare i presupposti per una crescita economica generalizzata su larga scala: una crescita di cui possano beneficiare diversi paesi, diverse aree e soprattutto le persone che più ne hanno bisogno”.

“La crisi dei migranti un problema globale”

Pressioni di Unione Europea e governo turco hanno indotto il G20 a riconoscere l’attuale crisi migratoria come un problema di portata globale. ONG come Oxfam invocano un incremento dei fondi da destinare anche a progetti sul lungo termine, da realizzare nei paesi che accolgono i rifugiati siriani.

Daniel Gorevan lavora per Oxfam come consulente per le politiche sulla Siria. “La condizione dei rifugiati in Libano e Giordania è sempre più drammatica – ci dice -. L’assistenza fornita è sempre più povera, spesso non hanno neanche il diritto di risiedere legalmente in questi paesi e quindi non hanno accesso al lavoro. È per questo che poi vediamo i rifugiati ridursi a fare scelte sempre più disperate”.

In silenzio per le vittime di Parigi, i leader del G20 hanno poi sottoscritto una dichiarazione comune che identifica l’ascesa del terrorismo come minaccia a pace ed economia mondiale, ma mette in guardia dall’associarlo con un’etnia o una religione in particolare.