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"Quando bisogna scegliere tra chi vivrà e chi no". Parla un medico parigino

Oltre 350 i feriti, alcuni in condizioni ancora disperate. Fra i racconti dei sopravvissuti e delle loro famiglie uno dei più terribili è quello di

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"Quando bisogna scegliere tra chi vivrà e chi no". Parla un medico parigino

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Oltre 350 i feriti, alcuni in condizioni ancora disperate. Fra i racconti dei sopravvissuti e delle loro famiglie uno dei più terribili è quello di Valentina Philonenko. È una ragazza di sedici anni che racconta quello che è accaduto a suo padre che si trovava nel teatro Bataclan quando i terroristi, dopo aver fatto fuoco sugli ostaggi, si sono attardati su chi era a terra. Terribili, lunghissimi e interminabili modomenti

Vivo per caso

“La prima cosa che mi ha detto è stata, “sono vivo, ma credevo che sarei morto. Dovrei essere morto”. Continuava a ripetermelo. Era per terra quando un terrorista si è avvicinato per vedere se fosse vivo e gli ha dato un calcio nella gamba, e poi un altro, e poi un terzo. Mio padre si è un po’ lamentato, ma quello ha lasciato perdere. Poi il terrorista si è avvicinato a una persona che si trovava a 30 centimetri dalla testa di mio padre, e ha sparato dei colpi, su quell’uomo”.

In queste ore, nei racconti dei media si è parlato molto di Parigi trasformata in un territorio di guerra. A vivere e spiegare meglio di altri questa situazione è un medico di un ospedale parigino che si è trovato a dover gestire un numero elevatissimo di feriti e a dover compiere delle scelte che non avrebbe mai pensato di dover fare. Questo dottore ha lavorato anche in Afghanistan e sa di cosa parla.

Decidere chi vive e chi muore

“Siamo abituati ogni giorno a trattare persone con queste patologie, ma mai cinquanta in un colpo solo. In questi casi il vero problema è come fare a scegliere i casi che hanno speranza, perché non si possono trattare cinquanta casi contemporaneamente. Abbiamo anche avuto pazienti che erano leggermente feriti, ma che hanno visto cose orribili. Sono stati esaminati da uno psichiatra quella notte. Avevamo uno psichiatra con noi. A queste persone abbiamo chiesto di ritornare”.

Fra le testimonianze più orribili il fatto che i terroristi si siano diretti subito nella zona dedicata ai disabili facendo fuoco sulla gente in sedia a rotelle.