ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Turchia e Unione Europea: alti e bassi di un rapporto difficile

Omaggiato nelle cerimonie, ma tradito nello spirito. Ironia della sorte pubblicato proprio nell’anniversario della morte di Ataturk, il nuovo

Lettura in corso:

Turchia e Unione Europea: alti e bassi di un rapporto difficile

Dimensioni di testo Aa Aa

Omaggiato nelle cerimonie, ma tradito nello spirito. Ironia della sorte pubblicato proprio nell’anniversario della morte di Ataturk, il nuovo rapporto della Commissione Europea accusa di fatto Ankara di essersi allontanata dallo spirito innovatore, per cui si era battuto il padre della Turchia moderna.

Il presidente Erdogan aveva lasciato intendere già a febbraio che i tempi sono cambiati e che la Turchia di oggi non ha più così tanto bisogno dell’Europa. “La Turchia è un paese potente – aveva detto -. A chi ancora ci vede come un paese che bussa alle porte perché le vengano aperte, dico che non è più così. Possiamo farcela da soli. Se saremo accettati, grazie alla nostra determinazione, aderiremo all’Unione Europea. Altrimenti, prenderemo la nostra strada”.

Se Bruxelles si allarma per il trattamento riservato da Ankara a media e minoranze curde, Erdogan vede in bagni di folla e successi elettorali la conferma di essere invece sulla buona strada: quella di una potenza turca, che ha meno bisogno dell’Europa di mezzo secolo fa.

Le immagini della firma dell’“accordo di Ankara” appaiono oggi lontane e sbiadite. Era il 1963 e dalla definizione degli obiettivi dell’associazione il percorso di avvicinamento della Turchia all’Unione Europea si è rivelato sconnesso e disseminato di ostacoli. Per una vera road map si dovrà attendere il 2001, ma i negoziati veri e propri cominciano solo quattro anni dopo.

Per Parigi e Berlino si tratta però di una falsa partenza: pesi massimi in seno all’Unione Europea, Angela Merkel e Nicola Sarkozy danno voce dal 2004 alle perplessità su un’adesione turca, invisa anche alle forze populiste che guadagnano peso in diversi paesi.

L’emergenza rifugiati scoppiata negli scorsi mesi rimescola però le carte. Porta d’accesso al Vecchio Continente, la Turchia è cruciale per le strategie di contenimento europee. Ankara lo sa e cavalca abilmente l’ondata migratoria.

Berlino sembra mostrarsi sensibile agli sforzi di Ankara. A ottobre, durante una visita di Angela Merkel in Turchia, la cancelliera tedesca non nasconde un volto tirato, ma promette di rilanciare negoziati e speranze di un’adesione turca all’Unione Europea.

Bruxelles ricorda però nel suo rapporto che la strada è ancora lunga. E che per proseguire in direzione dell’Europa, la Turchia deve aggiustare la rotta.