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La cautela della Banca d'Inghilterra sorprende i mercati

Questa settimana a Business Middle East parliamo delle ripercussioni della riunione della Banca d’Inghilterra e delle prospettive per i prezzi del

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La cautela della Banca d'Inghilterra sorprende i mercati

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Questa settimana a Business Middle East parliamo delle ripercussioni della riunione della Banca d’Inghilterra e delle prospettive per i prezzi del greggio contenute in un rapporto confidenziale dell’Opec.

La settimana scorsa, molti economisti si aspettavano di ascoltare notizie positive su crescita e inflazione dal governatore della Bank of England. Invece, a dispetto di una serie di indicatori economici positivi, Mark Carney ha sorpreso i mercati con un tono più cauto rispetto ad agosto.

Prima di parlare di tutto questo, però, vediamo che cosa è stato deciso nel meeting.

La cautela della BoE sorprende i mercati

La Banca d’Inghilterra ha segnalato di non avere fretta di rialzare i tassi di interesse. Al contrario, l’istituto centrale ha fatto capire che potrebbe anche estendere l’attuale programma di quantitative easing, in caso di necessità.

E tutto questo perché la crescita del Pil sarà più lenta; quanto all’inflazione, l’obiettivo del 2% slitta dal 2016 al 2017.

Il governatore, Mark Carney, ha detto di aspettarsi che “la crescita dell’economia britannica sarà più modesta di quanto anticipato in agosto. A incidere sulle prospettive per l’immediato futuro, è l’eventualità di un rallentamento più brusco in Cina e, più in generale, nelle economie emergenti, a causa di debito elevato e ampie aree di vulnerabilità nei flussi di capitale”.

A queste dichiarazioni, la sterlina ha reagito con una flessione pari a circa l’1% contro le principali valute. D’altra parte, molti analisti ritengono che proprio la forza della sterlina sia uno dei motivi che stanno ritardando una stretta sui tassi.

Daleen Hassan, euronews: Parliamo della decisione della Banca d’Inghilterra con Nour Eldeen Al Hammoury, chief market strategist presso ADS Securities a Abu Dhabi.

Nonostante una serie di dati positivi diffusi nel Regno Unito, abbiamo notato un tono più cauto da parte di Mark Carney. Cosa ne pensa di questa riunione?

Nour Eldeen Al Hammoury: “Se lasciamo da parte la cautela espressa dal governatore, va detto che la notizia è molto positiva. La Banca d’Inghilterra ha dimostrato di essere più trasparente di alcuni altri istituti centrali, suggerendo che è ancora prematuro rialzare i tassi di interesse e che pensa di rinviare una stretta al 2017. In questo momento abbiamo bisogno di maggiore trasparenza. E’ questo che chiedono tutti ed è questo che serve per stabilizzare i mercati”.

euronews: Dall’inizio dell’anno, la sterlina si mantiene stabile sul dollaro. Che cosa si aspetta da qui alla prossima riunione della Bank of England?

Al Hammoury: Dall’inizio dell’anno, la sterlina si è mantenuta sullo stesso range di cambio, tra 1,5 e 1,55 dollari. E credo che le cose rimarranno così sino alla fine dell’anno, a meno che l’economia britannica ci sorprenda con dati particolarmente positivi su crescita e inflazione. Se fosse questo il caso, le prospettive sulla crescita del Pil migliorerebbero ulteriormente.

euronews: Nour, rimanga con noi per commentare il prossimo servizio. Un rapporto confidenziale dell’Opec indica che i prezzi del greggio rimarranno bassi anche negli anni a venire. Un fattore che rischia di mettere a dura prova le economie dei Paesi del Golfo.

Opec: prezzi del greggio bassi fino al 2020

La pressione sui prezzi del greggio non si allenterà nemmeno nei prossimi anni. A dirlo è un rapporto interno dell’Opec che sta scatenando il dibattito tra i membri del cartello sull’opportunità di mantenere una strategia che punta a difendere quote di mercato a discapito dei prezzi.

In 44 pagine, il rapporto indica che la quota di mercato dell’Opec aumenterà nel corso dei prossimi anni, mentre diminuirà quella di alternative più costose, come l’olio di scisto estratto negli Stati Uniti.

I prezzi del greggio, però, resteranno bassi ancora a lungo. Il cartello prevede che si passerà dai 55 agli 80 dollari al barile soltanto nel 2020.

Iran e Algeria sono in prima fila nel sollecitare l’Opec a tornare alla vecchia strategia di ridurre la produzione per sostenere i prezzi. Ma si scontrano con la ferma opposizione dell’Arabia Saudita.

L’accesso al credito aiuta i Paesi del Golfo

Daleen Hassan, euronews: In questo rapporto, l’Opec sembra pessimista sul futuro dei prezzi del greggio. Come faranno i Paesi del Golfo ad affrontare questa sfida?

Nour Eldeen Al Hammoury: “L’Opec è pesimista ormai da un anno, ma questo non significa necessariamente che assisteremo a un calo drastico dei prezzi, ad esempio a quota 25 dollari al barile.

“La maggior parte dei fattori negativi è stata ancipata nel corso dell’anno. Lo scorso agosto, avevo detto che una stabilizzazione mi sembrava probabile ed è quello che è accaduto da agosto a oggi. Le variazioni nel prezzo del petrolio sono di circa 5 dollari in più o in meno e non mi aspetto una sensibile evoluzione entro fine anno.

“Quanto ai Paesi del Golfo, abbiamo visto che in molti hanno adottato alcune misure, come la deregolamentazione dei prezzi del carburante. Inoltre, l’Arabia Saudita ha posticipato alcuni suoi progetti, ha emesso nuove obbligazioni e ha aumentato le imposte sull’acqua per le imprese. Queste misure sono volte a sostenere il bilancio dello Stato nel breve termine.

“Non dimentichiamo poi che il debito dei Paesi del Golfo è molto basso e questo consente, proprio come è accaduto dopo la crisi del 2008, di accedere al credito per finanziare ogni necessità fino a quando non verrà innescata una vera ripresa. Credo quindi che i Paesi del Golfo siano in grado di superare queste difficoltà”.

euronews: E’ tutto per ora. Potete inviare i vostri commenti via facebook e twitter, con l’hashtag #BUSINESSMIDDLEEAST.