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Profughi minorenni alla ricerca di una vita migliore in Germania

In questa puntata affrontiamo la questione dei profughi minorenni che arrivano in Germania. Sono sempre più numerosi i giovani provenienti da Siria e

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Profughi minorenni alla ricerca di una vita migliore in Germania

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In questa puntata affrontiamo la questione dei profughi minorenni che arrivano in Germania. Sono sempre più numerosi i giovani provenienti da Siria e Afghanistan, che aspirano a un permesso di soggiorno, un lavoro e vogliono integrarsi nella società tedesca. Quest’ultima prova a rispondere organizzando l’accoglienza, l’insegnamento e la formazione professionale.

Nel 2015 in Germania sono circa 30.000 i profughi minorenni

Tshilenge ha lasciato la Repubblica Democratica del Congo da bambino, senza i genitori. Vive in Germania da quattro anni, ora è un adulto. L’arrivo massiccio di giovanissimi profughi pone delle sfide, quella dell’integrazione, quella dell’organizzazione dell’insegnamento e della formazione professionale. Quest’anno in Germania sono arrivati circa 30.000 adolescenti non accompagnati. Forse anche di più.

Fra chi è arrivato dieci anni fa, il 40 per cento è ancora senza lavoro. Tshilenge è felice di aver trovato almeno un apprendistato. I suoi primi passi in Germania e nel panificio non sono stati semplici. Il suo datore di lavoro lo incoraggia.

“Tutto è legato alla lingua, la lingua è la chiave, ne hai bisogno per aprire la porta della tua vita”, racconta Tshilenge Mukanya. “All’inizio non ce la facevo. Mi chiedevo: ma dove mi trovo? Mi veniva quasi da piangere. Era qualcosa di profondo, lacrime interiori. Mi dicevo: ma che razza di decisione hai preso? È stato davvero difficile. Adesso penso sempre a cosa farò dopo, sarebbe fantastico se potessi aprire il mio panificio. Ma è difficile. Prima di tutto devo superare gli esami per il diploma di panettiere. È un progetto abbastanza difficile”.

Veniamo ricevuti al servizio sociale per i minori, a Bonn. Il direttore è favorevole ad alcune delle novità della legge sull’asilo in vigore da novembre: i minori non accompagnati rifugiati saranno distribuiti meglio, in tutto il Paese, alleviando la pressione sulle grandi città. “Dobbiamo ammettere che eravamo sopraffatti, colti di sorpresa da queste cifre enormi”, afferma Udo Stein. “Abbiamo molte difficoltà nel trovare alloggi per i giovani profughi. Inoltre è complicato mettere a disposizione tutte le risorse umane necessarie, assistenti sociali, custodi legali, che possano prendersi cura di questi giovani”.

Alloggio, assistenza sanitaria e psicologica: la società tedesca prova a offrire sostegno

Questi minorenni hanno percorso migliaia di chilometri, da soli, dall’Afghanistan e dalla Siria. Alcuni giorni fa sono arrivati a Bonn. I profughi adolescenti sono ben protetti dalla legge tedesca. Euronews è riuscita a ottenere l’autorizzazione per le riprese dopo mesi di tentativi. Volti nascosti, nessun vero nome, queste le condizioni.

Mentre giocano a calcio con delle traduttrici, questi ragazzi imparano il tedesco. “Habibullah”, 17 anni, ha lasciato i suoi genitori in Afghanistan: “Per un viaggio così lungo e rischioso è più semplice cavarsela da soli, senza genitori. Io sono giovane, questo è il vantaggio. Ma la ragione principale del partire da soli è la mancanza di denaro.
I miei genitori vivono in una zona rurale, non c’era denaro sufficiente per il viaggio di tutta la famiglia. Quindi mi hanno mandato da solo”.

Yasemin, l’assistente sociale, è originaria della Turchia. Vive con i minorenni rifugiati, deve essere presente giorno e notte. L’accesso alle prestazioni sanitarie è complicato, si discute della possibilità di introdurre una tessera elettronica sanitaria per i rifugiati.

“Ci occupiamo di persone tra i 14 e i 18 anni”, spiega Yasemin Mentes. “La maggior parte delle cose che dovrebbero fare i genitori le facciamo noi assistenti sociali. Anche accompagnarli dal dottore è dura. Non hanno ancora l’assicurazione sanitaria. Non hanno la tessera sanitaria. Come si può allora andare dal dottore? Non hanno neppure la carta d’identità”.

Un edificio vicino alla stazione di Bonn ospitava senzatetto, alcolisti e tossicodipendenti in passato. La chiesa protestante l’ha trasformato in centro d’accoglienza per rifugiati minorenni.

Mourad e Taim ci mostrano la loro stanza, dove hanno trovato un kit di benvenuto con un dizionario arabo-tedesco. I genitori di Mourad hanno abbandonato la Siria in guerra per la Giordania e hanno lasciato che il figlio di 16 anni si incamminasse verso la Germania.

“Ci si sente tristi quando si è separati dalla famiglia, ma dall’altro lato mi sento ottimista – afferma Mourad, 16 anni – sapendo di avere la possibilità di diventare qualcuno in futuro e che ciò mi aiuterà ad andare avanti e a restare forte. Il mio progetto è restare qui per sempre dopo gli studi universitari. Porterò anche la mia famiglia in Germania. È tutto ciò che desidero”.

Lo psicologo e il direttore del centro di accoglienza sono d’accordo: i rifugiati adolescenti che arrivano senza genitori in un Paese sconosciuto hanno bisogno di un’attenzione intensa e ascolto attivo. Ma con l’arrivo di sempre più minorenni, questo compito pedagogico si complica. “Abbiamo troppo lavoro e siamo stressati, non c’ è dubbio”, sostiene Klaus-Jürgen Graf, direttore del centro di accoglienza. “Molti colleghi lavorano fino allo stremo, sono davvero provati, non ancora sfiniti. Noi e non soltanto noi, ma la nostra società nel complesso non siamo sovraffaticati, possiamo farcela”.

Hasan ha origini curde e ha appena finito gli studi di psicologia. Questo è il suo primo contratto di lavoro. Non tutti gli adolescenti arrivano da zone di guerra. Ma quelli che sono fuggiti dai conflitti sono profondamente traumatizzati. “Hanno paure – racconta Hasan Akdogan – a volte piangono nelle loro stanze. Abbiamo osservato un fenomeno: alcuni dormono sempre con la luce accesa, non riescono a dormire al buio. Spesso abbiamo a che fare con famiglie frammentate: la madre vive in Turchia, in un campo profughi, il padre potrebbe essere altrove, impegnato in guerra o morto…e il giovane rifugiato è qui in Germania… il loro mondo non esiste più”.

La difficoltà di trovare un lavoro senza un permesso di soggiorno permanente

La Germania concede il ricongiungimento familiare. Alcuni genitori mandano i propri figli adolescenti per poi poterli raggiungere. Taim, 17 anni, viene da Aleppo. Suo padre è morto. Vuole che sua madre lasci la Siria prima possibile: “Quando sono arrivato in Germania ero molto felice, qui mi sentivo al sicuro. Ora sono lontano dalle bombe e dai pericoli della nostra città. Lì vivevamo senza elettricità, senz’acqua. Molti miei parenti sono morti. Adesso posso realizzare qualcosa nella mia vita”.

Ci sono sempre più problemi nel trovare insegnanti a sufficienza e famiglie affidatarie per i minori. “Città senza frontiere” è un progetto pilota per fornire informazioni di base, su alloggi, cure mediche, permessi di soggiorno, via smartphone. Oggi il compito di Taim, Mourad, Habibullah e Ahmad è sviluppare un’applicazione multilingue che spieghi il sistema tedesco dei custodi legali per i minorenni non accompagnati.

Ahmad, afghano, registra la versione in lingua Dari:“C‘è distruzione in tutto l’Afghanistan. Il mio sogno è diventare ingegnere edile. Se ci riuscissi potrei contribuire a ricostruire il mio Paese, un giorno, chissà…”

Faisal è arrivato dall’Afghanistan a 15 anni. Suo padre lo aveva affidato a un uomo che lo ha portato in Europa. Faisal Ahmadyar non aveva idea della sua destinazione finale, la Germania.
Oggi è maggiorenne e gestisce un piccolo progetto: spiega ai nuovi arrivati come usare i trasporti pubblici. Faisal sa che la Germania non è il paradiso, ma un Paese pieno di ostacoli: “Sono qui ormai da quasi tre anni. La mia prima domanda di asilo è stata respinta, ma continuo a provare, Vorrei firmare un contratto di apprendistato. Ci ho provato diverse volte, ma ho ottenuto soltanto rifiuti, perché non ho un permesso di soggiorno permanente. La maggior parte delle imprese vuole persone con permessi di soggiorno permanenti, non quelle come me”.

Faisal lo ha spiegato alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Una Ong di Bonn aiuta i profughi senza documenti mettendoli in contatto con artigiani locali. Faisal ha cominciato un tirocinio da un meccanico. Il futuro di molti rifugiati non è chiaro: molti potrebbero essere mandati indietro, anche in Afghanistan.

Reporter - underage refugees in Germany