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Romania, la sfida dei giovani: cambiare il Paese per non emigrare

Alla fine, è a loro che va riconosciuto il merito della svolta che si prepara in Romania, alle donne e agli uomini scesi in strada per additare il

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Romania, la sfida dei giovani: cambiare il Paese per non emigrare

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Alla fine, è a loro che va riconosciuto il merito della svolta che si prepara in Romania, alle donne e agli uomini scesi in strada per additare il nemico da abbattere: non un partito, né un governo, ma la corruzione che affligge la classe politica romena.

Se l’avranno vinta o meno, è presto per dirlo. Finora hanno ottenuto la nomina di un premier ad interim, l’ex ministro dell’istruzione Sorin Campeanu, che ha preso il posto del dimissionario Victor Ponta.

L’ex primo ministro, che era rimasto incollato alla sua poltrona nonostante l’incriminazione per frode, evasione fiscale e riciclaggio, ha ceduto mercoledì.

Il suo governo, già da mesi sotto pressione, non ha retto allo sdegno popolare per il modo in cui 32 persone hanno trovato la morte, intrappolate come topi nel rogo di una discoteca.

Una tragedia che chiama in causa il sistema corrotto su cui da anni si regge il Paese: un sistema che i romeni, questa volta, vogliono far saltare.

Sophie Desjardin, euronews:
“Luca Niculescu, capo redattore di RFI Romania, grazie per essere qui con noi. Oggi tutta la stampa titolava ‘il dramma della discoteca fa cadere il governo romeno’. Ma non è veramente questo che lo ha fatto cadere, giusto?”

Luca Niculescu:
“No, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La tensione si stava accumulando da tempo, c’era un malcontento generale dovuto alle vicende avvenute ultimamente. Quel che è accaduto con la discoteca, venerdì notte, quella tragedia è diventata simbolo di un meccanismo fatto di incompetenze e di corruzione, a livello locale e centrale, che ha portato alla rivolta degli abitanti di Bucarest”.

euronews:
“Perché proprio adesso? Cos‘è cambiato nella società?”

Luca Niculescu:
“Possiamo dire che è la nuova generazione, quella tra i 25 e i 35 anni, che è scesa in piazza. Sono le persone, come diceva un psicologo, con la materia grigia. Rappresentano la materia grigia della Romania. Sono persone attive che hanno un impiego e che non vogliono lasciare il Paese, ma vogliono crearsi un futuro qui, contrariamente ad altre generazioni, che hanno preferito partire, lasciare la Romania. La Romania ha perso 4 milioni di cittadini negli ultimi dieci, dodici anni. Dunque sono persone che vogliono creare una nuova società in Romania e si stanno battendo per realizzarla”.

euronews:
“Qualche mese fa, quando ha avuto problemi con la giustizia, Victor Ponta si era rifiutato di dimettersi dicendo che ‘la democrazia non si esercita nelle strade’. Ieri invece ha dichiarato di sperare che le dimissioni del governo potessero soddisfare le persone che erano scese in piazza’. Cos‘è accaduto in soli cinque mesi?”

Luca Niculescu:
“Occorre dire che l’altro ieri moltissime persone sono scese in strada. Non c’era così tanta gente in piazza a Bucarest dal 1990, subito dopo la caduta del regime comunista. Si contavano quarantamila persone a Bucarest e quarantamila nelle altre città. Forse, per un Paese come la Francia, possono non essere cifre importanti ma per la Romania lo sono, perché i romeni non manifestano di sovente. Quindi, di fronte a questo tsunami, di fronte a questa ondata di manifestazioni, Ponta si è dimesso”.

euronews:
“Cosa può fare il presidente, una sorta di marziano politico, eletto lo scorso anno tra la sopresa generale sulla base di un programma contro la corruzione. Quali sono le sue possibilità, adesso?”

Luca Niculescu:
“Guardi, il presidente ha una missione molto delicata. Da una parte deve mantenere i contatti diretti con i manifestanti. Dall’altra non deve allontanarsi troppo dalla classe politica perché il nuovo premier dovrà essere approvato da un parlamento che è dominato dalla stessa classe politica che le persone rifiutano in blocco. Dunque il presidente dovrà trovare un fragile equilibrio. Sarà la prima volta che dovrà affrontare una sfida simile e vedremo come se la caverà”.

euronews:
“Ci saranno delle elezioni. Nel 2012 i socialdemocratici avevano ottenuto il 58% dei voti. Alle loro spalle il centro destra con il 16%. Il che significa che non ci sono alternative a una classe politica che il popolo non vuole più”.

Luca Niculescu:
“Per il momento possiamo dire di no, che non ci sono alternative, perché sono sempre gli stessi grandi partiti a dominare la scena politica. Ma sono stati fatti dei passi avanti. Delle leggi sono state cambiate. Per esempio da qualche mese bastano soltanto tre membri, tre persone per creare un partito politico in Romania. Fino all’anno scorso ne servivano ventimila. Quindi, viste le dimensioni della contestazione, è possibile che tutto questo porti a un fermento politico, che vengano creati nuovi partiti politici e che si assista all’emergere di nuovi leader politici”.