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Romania, il governo Ponta spazzato via dalla rivolta popolare contro la corruzione

La primavera romena è sbocciata una sera d’autunno, con ventimila persone o giù di lì a riversarsi nelle strade di Bucharest. Numeri troppo diversi

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Romania, il governo Ponta spazzato via dalla rivolta popolare contro la corruzione

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La primavera romena è sbocciata una sera d’autunno, con ventimila persone o giù di lì a riversarsi nelle strade di Bucharest. Numeri troppo diversi per autorizzare un paragone con le rivolte nel mondo arabo. Eppure, un tratto in comune c‘è: l’insofferenza popolare per la corruzione: un male che affligge la classe politica romena fin dal crollo del comunismo.

Diversamente da quanto accaduto in passato, questa volta la contestazione è dilagata nelle strade e nelle reti sociali. Sono bastati pochi minuti perché la notizia delle dimissioni del primo ministro e del suo governo venissero condivise da migliaia di persone.

Quando Victor Ponta viene eletto, nel 2012, è il più giovane premier che il Paese abbia conosciuto. Dotato di un ampio seguito e di un certo carisma, incarna le speranze di un risanamento politico a lungo atteso. Ma la delusione è dietro l’angolo: le riforme tardano e Ponta alimenta un conflitto permanente con l’allora presidente Basescu.

Seguono i guai giudiziari, che da settembre vedono il premier sotto processo per frode, evasione fiscale e riciclaggio, in relazione alla sua precedente attività di avvocato. Prima ancora, la sua tesi di laurea era stata denunciata come un plagio. Ponta aveva rinunciato al titolo di dottore, ma aveva ostinatamente rifiutato di dimettersi: “Sono convinto che in demcorazia non si decida con la forza della piazza – aveva detto – in democrazia ci sono delle regole che sono definite dalla costituzione”.

Le proteste di questi giorni dimostrano che anche la piazza può dire la sua. Da settimane il premier era sotto pressione. E questa volta i romeni si sono mostrati decisi ad andare fino in fondo.

Il segnale che il vento aveva cominciato a cambiare era arrivato nel novembre dell’anno scorso, quando Ponta aveva visto naufragare le sue speranze di diventare presidente: a batterlo, il sindaco di Sibiu, Klaus Iohannis, che agli elettori aveva promesso di condurre una lotta senza quartiere contro la corruzione.

La sera della sua vittoria, Iohannis aveva detto di “capire il messaggio inviato nelle urne: un messaggio che deve essere recepito in modo chiaro da tutta la classe politica”.

Secondo uno studio diffuso da Transparency International a fine 2014, i romeni sono i cittadini europei che più risentono del fenomeno della corruzione. Un problema noto alle istituzioni europee fin dal 2004, quando il Parlamento di Bruxelles minacciò di posticipare l’adesione di Bucharest all’Unione. Per qualche anno, il governo romeno ha preso il problema sul serio, come dimostrato da centinaia di arresti e processi.

Ma ai romeni non è bastato. Per il governo, il rogo di venerdì sera, con le sue 32 vittime, è stato l’inizio dell’ultimo atto.