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Gli annunci della Fed e gli effetti sui mercati mediorientali e globali

Daleen Hassan, euronews: “Benvenuti a Business Middle East. In questa puntata ci occupiamo degli effetti della riunione della Federal Reserve sul

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Gli annunci della Fed e gli effetti sui mercati mediorientali e globali

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Daleen Hassan, euronews: “Benvenuti a Business Middle East. In questa puntata ci occupiamo degli effetti della riunione della Federal Reserve sul trading valutario. Il tema di Business Snapshot è il malumore dell’Arabia Saudita dopo il taglio del rating da parte di Standard & Poor’s”.

“La Fed continua a sembrare indecisa sui tassi di interesse. Li ha lasciati invariati, influenzando anche la banca della Nuova Zelanda che non ha ridotto ulteriormente i tassi, e la banca del Giappone che non ha aumentato il programma di stimolo”.

“Vediamo come i tassi invariati della Fed hanno effetti sugli scambi valutari in Medio Oriente e a livello globale, partendo da Giappone e Nuova Zelanda”.

Dopo la Fed, Giappone e Nuova Zelanda non annunciano novità

Come previsto, a ottobre la Federal Reserve ha lasciato intatta la sua politica sui tassi di interesse. Adesso gli occhi sono puntati sulla prossima riunione.

Il riferimento a un possibile rialzo nel mese di dicembre ha colto di sorpresa gli investitori: gran parte di loro non si aspetta un aumento dei tassi prima del prossimo anno.

La Fed ha anche eliminato dal comunicato il riferimento agli sviluppi globali che potrebbero frenare l’attività economica negli Stati Uniti e ha aggiunto che se da un lato l’aumento dei posti di lavoro ha rallentato, il sottoutilizzo di risorse del lavoro è diminuito dall’inizio dell’anno.

Dopo la Fed, altre due banche centrali quella della Nuova Zelanda e quella del Giappone hanno sospeso le rispettive politiche. La banca della Nuova Zelanda, dopo tre tagli consecutivi ai tassi di interesse, li ha lasciati invariati sottolineando come il rafforzamento del dollaro neozelandese a settembre metta a rischio l’obiettivo dell’inflazione al 2%. L’istituto centrale non ha escluso una prossima riduzione dei tassi.

Venerdì, la Banca del Giappone non ha deciso ulteriori stimoli monetari, lasciando intatto l’acquisto di asset annuali a circa 580 miliardi di euro, e rinviando di un anno, al 2017, l’obiettivo dell’inflazione al 2%.

L’analista: trading mediorientale altalenante per incertezza Fed

Daleen Hassan, euronews: “Per approfondire la questione è con noi Nour Eldeen al Hammoury, di ADS Securities, da Abu Dhabi. Nonostante alcuni dati negativi dagli Stati Uniti, perché la Fed ha sorpreso gli investitori in questo modo?”

Nour Eldeen al Hammoury, ADS Securities:
“Penso che la ragione principale per la quale la Fed insista sul fatto che quest’anno aumenterà i tassi sia la difesa della propria credibilità. Ma chiunque osservi i dati economici dall’inizio dell’anno sa che l’economia rallenta notevolmente.
Se la Fed fosse stata in grado di aumentare i tassi lo avrebbe fatto prima. Ma adesso, le previsioni di un aumento a dicembre si sono rafforzate in modo significativo proprio perché la Federal Reserve ha menzionato la possibilità di tale decisione nella riunione di dicembre.
Ma questo punto era presente nelle dichiarazioni della Fed dall’inizio dell’anno, non c‘è niente di nuovo. Quindi credo sia meglio aspettare ulteriori dati economici prima di prendere una tale decisione. Mancano poche settimane alla riunione della Fed, quindi le prossime settimane mostreranno se essa possa alzare i tassi o debba lasciarli invariati più a lungo”.

euronews:
“Dopo le decisioni delle banche centrali, come sono stati gli scambi valutari a livello globale e in Medio Oriente?”

al Hammoury:
“La decisione della Federal Reserve ha avuto un impatto positivo notevole sul dollaro statunitense visto che sono aumentate in modo significativo le previsioni di un aumento dei tassi per dicembre.
Tramite le nostre piattaforme di trading, abbiamo osservato una domanda elevata di dollari statunitensi dal Medio Oriente, che ha portato a un calo deciso del dollaro neozelandese e dello yen. Tuttavia i dati economici statunitensi che sono arrivati dopo la decisione della Fed non hanno aiutato il dollaro statunitense, cosa che ha portato la maggior parte delle valute a recuperare le perdite subite dopo la riunione della Fed.
Quindi il trading resta altalenante ed è possibile che continui così in Medio Oriente, vista la continua incertezza sulle decisioni della Fed tra una riunione l’altra”.

euronews:
“Questa settimana ci sono le riunioni della Banca d’Inghilterra e della Banca Nazionale dell’Australia. Quali sono le tue previsioni sul loro esito?”.

al Hammoury:
“I nostri indicatori economici per il Regno Unito e l’Australia mostrano che entrambe le economie sono stabili, visto che le riunioni precedenti e i dati economici hanno mostrato una specie di stabilizzazione. Inoltre la decisione della Fed potrebbe indurre entrambe le banche ad aspettare più a lungo prima di intraprendere qualsiasi azione nelle prossime riunioni.
La Banca d’Inghilterra potrebbe alludere a un aumento dei tassi il prossimo anno, che potrebbe sostenere la sterlina britannica.
L’ultima decisione della Banca Popolare Cinese e il comunicato della Fed potrebbero spingere la Banca Nazionale dell’Australia a mantenere la politica attuale invariata. In questo caso il dollaro australiano potrebbe mantenere l’attuale raggio di scambio tra 0,70 e 0,73 centesimi nei confronti del dollaro statunitense”.

Daleen Hassan euronews:
“L’Arabia Saudita ha accusato Standard & Poor’s di non essersi basata sui fatti nell’abbassare il rating e mette così in dubbio la metodologia usata.
L’agenzia ha tagliato il rating a lungo termine del regno, visto che il deficit di bilancio del Paese, dipendente dalle entrate petrolifere, è aumentato. Ne parliamo in Business Snapshot”.

L’Arabia Saudita accusa il colpo dei prezzi bassi del petrolio

Anche i ricchi piangono. L’agenzia di rating Standard & Poor’s declassa il debito sovrano dell’Arabia Saudita. La valutazione è ancora assai positiva, ma a Riyadh l’hanno vissuto come un delitto di lesa maestà. “Un declassamento frutto di pregiudizi”, è stato definito.

Al momento il rapporto con il prodotto interno lordo non va oltre il 2%, quindi il saldo è positivo, ma le proiezioni del Fondo Monetario Internazionale parlano di un dato che tra meno di 5 anni, nel 2020, arriverà al 33% e che già dalla fine di quest’anno si attesterà al 20%. Il pronostico non preoccupa l’esecutivo saudita che ha invece piena fiducia nelle sue capacità di crescita e nelle sue riserve. Queste sono però in calo.

È vero che la valutazione negativa di Standard & Poor’s si differenzia da quelle di altre agenzie di rating, ma tutti gli osservatori ritengono che, alla lunga, le economie dei paesi esportatori di greggio soffriranno della corsa al ribasso del petrolio. E l’Arabia Saudita non costituirà un’eccezione. Un rialzo, se ci sarà, non dovrebbe avvenire prima del 2017. Dalla fine di giugno 2014 a fine settembre di quest’anno il barile di greggio è passato da 90 dollari a meno di 50 e persino Riyadh ha accusato il colpo.