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Turchia al voto tra tensioni e speranze

È una giornata elettorale carica di inquietudine e di aspettative quella di oggi in Turchia. Le violenze che hanno costellato la campagna elettorale

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Turchia al voto tra tensioni e speranze

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È una giornata elettorale carica di inquietudine e di aspettative quella di oggi in Turchia. Le violenze che hanno costellato la campagna elettorale e il pugno di ferro nei confronti di alcuni mezzi d’informazione rischiano di influenzare il voto, mentre alcuni temono brogli. 385 mila agenti sono stati dislocati per presidiare i seggi.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha votato in mattinata a Istanbul, spera che il suo partito, l’AKP, riconquisti la maggioranza assoluta di 276 seggi, persa nel giugno scorso. Ma Erdogan ufficialmente dichiara di puntare ad ottenere ben 400 seggi, per poter cambiare la costituzione.

Per lui e per il premier ad interim Ahmet Davutoglu, che ha votato a Konya, è importante che il Paese possa godere di stabilità.

Ma, oltre al consenso nei confronti dell’AKP, l’altra grande incognita di queste elezioni è la possibilità che il partito filo-curdo HDP riesca, come il 7 giugno scorso, a superare la soglia di sbarramento del 10% e resti in parlamento.
Il suo leader Selahattin Demirtas, accusato dal governo di essere complice dei terroristi, ha espresso l’auspicio che il voto rafforzi le speranze di pace in un Paese teatro di attentati e di bombardamenti nei villaggi curdi.

A sperare in un indebolimento dell’AKP c‘è anche il CHP. La formazione socialdemocratica di Kemal Kilicdaroglu, principale forza di opposizione, è in crescita nei sondaggi e potrebbe dare vita a una coalizione con l’HDP.

Ma in un contesto di estrema polarizzazione, molti analisti escludono che un’eventuale coalizione possa reggere nel tempo. Qualunque sia l’esito del voto, lo scenario più probabile resta l’instabilità.