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Terrorismo e sicurezza i temi della campagna elettorale turca

A cinque mesi dalle ultime elezioni generali, i turchi tornano a votare. Il 7 giugno scorso, l’esito elettorale decretava la perdita della

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Terrorismo e sicurezza i temi della campagna elettorale turca

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A cinque mesi dalle ultime elezioni generali, i turchi tornano a votare.
Il 7 giugno scorso, l’esito elettorale decretava la perdita della maggioranza assoluta per l’Akp, il partito del presidente Recep Tayip Erdogan, che ha governato il Paese negli ultimi 13 anni.
Nel lasso di tempo, previsto dalla Costituzione, il partito di maggioranza relativa non è riuscito a formare un governo, decretando di fatto il ritorno alle urne.

La stabilità politica, sociale economica assicurata dall’Akp nei primi dieci anni di governo ha cominciato a percorrere la parte discendente della parabola.

Fino alla rottura unilaterale della tregua da parte del Pkk, nel luglio scorso, che ha fatto scivolare il Paese nell’instabilità e nella paura.
Il sud est del Paese è diventato teatro di scontro tra i miliziani curdi e l’esercito, 140 tra poliziotti e militari sono morti, più alto è il numero delle vittime tra i curdi.

La lotta al terrorismo e il ripristino della stabilità sono la priorità dei partiti politici, dopo gli attentati kamikaze di Ankara, il 10 ottobre scorso. Che hanno fatto oltre 100 morti . Si tratta del peggiore attentato nella storia della Turchia moderna. La giustizia turca punta il dito contro l’Isil, che ha voluto così seminare panico e terrore in vista delle elezioni.

L’intervento della polizia nei locali di due televisioni, mercoledì scorso non ha alleggerito il clima. Le due televisioni fanno parte del gruppo Koza-Ipek, messo sotto sorveglianza dalle autorità pubbliche perché accusato di fare propaganda per Fethullah Gülen, accusato di terrorismo.

Anche il quadro economico non è dei migliori, dopo anni di crescita, la Turchia sembra aver perso slancio e anche questo non aiuta l’Akp, considerato invece il fautore del miracolo economico degli ultimi dieci anni.

La lira turca è una delle monete che ha perso di più rispetto al dollaro statunitense dall’inizio dell’anno, con un calo di circa il 25%. L’inflazione è quasi all’8% mentre oltre l’11% della popolazione è disoccupato.

Un quadro tutt’altro che esaltante per il vincitore di domenica. se vincitore ci sarà.

In giugno, il direttore dell’Istituto di statistica e sondaggi turco A&G, Adil GUR diceva a euronews : La Turchia tornerà presto a votare”.
Adil Gur è nuovamante nostro ospite.

Omer Gülel, euronews:

-Che risultato si aspetta dal voto del primo novembre? Cosa dicono gli ultimi sondaggi?

Adil Gür, direttore di A&G:

“Vorrei rispondere con un sondaggio piuttosto sorprendente. Secondo i dati che abbiamo analizzato, l’Akp sarà in grado di formare un governo monocolore senza grosse difficoltà.
Secondo l’ultimo sondaggio, ultimato questo mercoledì, l’Akp ottiene il 47% dei voti. Che si traducono in 285/290 seggi in parlamento su un totale di 550, che consente un governo monocolore”.

-In seguito agli attentati dopo il voto di giugno, lei disse che l’Hdp, il partito moderato curdo aveva perso due punti percentuali, passando dal 13% all’11%.
La perdita di consensi continua. Il leader del partito dice che comunque passerà la soglia di sbarramento del 10%.

“Posso dirvi le percentuali degli altri partiti: l’Akp 47.2, i socialdemocratici di Chp sono dati al al 25,4 i nazionalisti di MHP sono al 13.5 e i curdi di HDP al 12.2.
Quindi l’Hdp perde voti ma senza esagerare, con gli attacchi terroristici l’Hdp è passato al 11% oggi è di nuovo al 12%. Per cui ci troveremo nuovamente con un parlamento con 4 partiti. I nazionalisti saranno il 3 partito in termini di voti, ma i curdi dell’Hdp avranno più seggi e saranno la terza formazione in parlamento”.

-Nelle scorse elezioni il voto di 2 milioni di elettori è andato a formazioni che non hanno superato la soglia di sbarramento del 10%.
Le varie formazioni politiche sono riuscite a convincere questi elettori a votarle dicendo che sarebbero entrati in parlamento e invece si sono fermate molto prima.
Pensa che questi voti andranno questa volta ai grandi partiti?

“Sì è molto chiaro nei nostri sondaggi. Il 7 giugno il 4% dei voti venne disperso, questa volta solo il 2,5%, stando ai nostri rilevamenti.
È questo il fattore principale che porta l’Akp al 47%. I piccoli partiti, come l’Sp-Bbp, che ottenne poco più del 2% di voti, in questa tornata elettorale diventeranno ancora più piccoli a vantaggio delle grandi formazioni”.

-Se 4 partiti entreranno in parlamento, avremo una quasi equa distribuzione dei seggi. Che porterà a una nuova frammentazione che potrebbe portare a un 5° partito. Ipotesi che lei non avanza perché dice che l’Akp avrà la maggioranza di cui necessità per formare il governo. È corretto?

“Esatto, penso che ci sarà il governo di un solo partito. Ma se anche questo non si verificasse, per avere un 5 partito in parlamento si dovrebbe verificare in Turchia una crisi economica profonda, ci dovrebbe essere una minaccia esterna e non penso che si verificherà una cosa simile nei prossimi due anni. Non penso che avremo un 5 partito in parlamento”.