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Germania: carte d'identità e altri documenti al forno

Questa estate un tedesco è stato arrestato all’aeroporto di Francoforte questa settimana. L’accusa: aveva messo nel micro-onde la sua carta

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Germania: carte d'identità e altri documenti al forno

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Questa estate un tedesco è stato arrestato all’aeroporto di Francoforte questa settimana. L’accusa: aveva messo nel micro-onde la sua carta d’identità. Il motivo? I nuovi documenti tedeschi contengono infatti dei microchip che possono essere letti da altri computer e, secondo alcuni, permetterebbero di sapere in qualsiasi momento dove si trovi il possessore del documento.

L’uomo, di 29 anni, sarebbe quindi ricorso a questa misura per proteggere la sua privacy. Unico problema: in Germania i documenti restano di proprietà dello Stato e il cittadino non ha il diritto di modificarli. Se lo fa rischia una sanzione pecuniaria o anche l’arresto. Il giovane ha comunque potuto imbarcarsi anche se è stato denunciato dalla polizia.

Gli attivisti non si lasciano intimorire

Si moltiplicano però in Germania i casi di cittadini che, per proteggere la propria privacy, cercano di modificare i propri documenti con i metodi più vari.

Prima delle carte d’identità era toccato anche ai nuovi passaporti che contengono un chip elettronico. È da qualche anno che la Germania, come molti altri paesi, ha deciso di raccogliere i dati personali, e sensibili, dei cittadini in documenti che possano essere facilmente consultati. Questo ha però scatenato anche le proteste da parte di attivisti in vari paesi.

La Germania ha avuto e continua ad avere uno dei movimenti più attivi al riguardo. La domanda degli hackivisti (neologismo derivante da hacker = pirata informatico, e attivista) è: come si può garantire il diritto di ogni cittadino a una vita privata nel momento in cui la sua vita può essere messa a nuda con un semplice click in un aeroporto? Dove finisce il diritto di controllare qualcuno senza l’assenso di un giudice?

Domande senza risposta

Sempre in Germania anzi, il movimento era stato criticato in concomitanza della scoperta di un network de pedofili identificati proprio grazie a una serrata analisi dei loro dati. Lo scandalo che ha portato alla luce il controllo illegale, esercitato dagli americani, a danno della Germania ha fatto riesplodere il caso.

Ci sono diversi tutorial in rete che mostrano l’esperimento di danneggiare il microchip. Anche se gli autori ripetono di non volere assolutamente istigare la gente a fare altrettanto, le immagini parlano da sole. Alcuni video come questo sono goliardici

Altri sono dotati di una infografica e presentano, in modo chiaro, le possibilità di controllo attraverso un microchip e perché, secondo i loro autori, questo rappresenti un rischio per la libertà individuale.

Un movimento che ha già qualche anno

Quando nel 2010 i microchip hanno iniziato ad essere inseriti nei documenti, le autorità onsideravano che ci sarebbero voluti almeno dieci anni per essere definitivamente accettati dalla popolazione. Secondo alcuni sociologi tuttavia, quest’innovazione non è accettata facilmente a causa della storia tedesca moderna e recente. Senza voler parlare soltanto del controllo poliziesco, esercitato durante il regime nazista, anche il governo comunista della Repubblica Democratica Tedesca ha controllato i suoi cittadini per anni. Tornare a rinunciare a parte della propria privacy non sembra quindi qualcosa che i tedeschi sembrano disposti a voler accettare.

Resta il fatto che modificare un documento d’identità in Germania resta un reato, ma i paladini delle libertà civili non intendono lasciarsi intimidire.