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Expo Milano 2015, successo a metà

Lasciati alle spalle scandali e scontri, l’Expo di Milano chiude i battenti e una cosa buona sembra ci sia: il padiglione Save the Children sarà

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Expo Milano 2015, successo a metà

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Lasciati alle spalle scandali e scontri, l’Expo di Milano chiude i battenti e una cosa buona sembra ci sia: il padiglione Save the Children sarà integrato all’interno di un ospedale in Somalia, mentre le installazioni di Ferrero saranno riassemblate per dar vita a un’infermeria pediatrica in Sudafrica.

Checché ne dicessero i gufi, qualcosa di buono esce dall’Expo di Milano. Anzi di più.
Stando infatti ai dati ufficiali, la soglia dei 20 milioni dei visitatori è stata raggiunta e in attesa della chiusura dei tornelli, sabato 31 ottobre alle 17, potrebbero arrivare a 21 milioni.

«20 milioni era l’obiettivo che ci eravamo dati ancor prima dell’inizio di Expo e la tendenza ci dice che da qui alla fine possiamo arrivare a 21 milioni. Siamo riusciti a superare lo scetticismo che abbiamo incontrato nella fase di preparazione, e siamo molto contenti di aver fatto vedere a tutto il mondo le capacità e le competenze italiane». Così Piero Galli, braccio destro del Commissario unico per Expo, Giuseppe Sala.
(Per l’inaugurazione di Expo, si disse che servivano 24 milioni gli ingressi per raggiungere il pareggio di bilancio).

Expo Grande successo ?

A qualche giorno dalla chiusura di Expo, la grande macchina organizzatrice dell’esposizione universale non è però riuscita a fornirci i dati sugli incassi.
L’Ufficio stampa di Expo ha precisato che questo è un dato di cui al momento non sono in possesso.

Possibile?

Possibile per Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto Quotidiano, che su Expo, con Marco Maroni, ha scritto ‘Il gran ballo dell’Expo’, edito da Chiarelettere.

« Il probleama di Expo è che è si trattato di un’operazione non trasparente sin dall’inizio, prima sugli ingressi, e dopo sugli incassi. Expo deve, a tutti i costi, incarnare il volto dell’Italia che riparte, per cui tutte le notizie, tutti gli esiti sono positivi e conditi da retorica politica e patriottica ».

I costi di Expo

A fronte di oltre 2.6 miliardi di euro di investimenti (1.3 miliardi di euro di investimenti pubblici, 0.3 miliardi di euro dagli sponsor / settore privato, e circa 1 miliardo di euro dai partecipanti ufficiali), il ritorno economico per l’Italia è stimato intorno ai 10 miliardi di euro, di cui cinque dovrebbero avere un impatto benefico sul settore turistico.
«Abbiamo trasformato Milano nella porta d’accesso per l’Italia e per le sue eccellenze», ha detto ancora Galli.

«Me lo auguro», dice Marco Pozzi, regista italiano, che a Milano lavora e vive.
«Mi è sembrato di notare un certo movimento turistico intorno a Expo da settembre in poi. Si vedevano famiglie che dopo essere stati l’esposizione universale hanno colto l’occasione per visitare la regione».

Pozzi, in realtà, si aspettava di più: «Sono stato un paio di volte, mi è sembrata una grande fiera eno-gastronomica. L’albero della vita? Bello, bello sì , per un luna- park, bello. Mi dispiace di aver trovato poca riflessione sui valori legati al cibo e al pianeta».
Pozzi ha comunque amato il padiglione della Svizzera.

«L’ho trovato coerente con il tema Expo. Si basava sul concept delle risorse esauribili, fino a settembre ti regalavano una razione di mele essiccate e acqua »

Gadget non più distribuito nell’ultimo mese di Expo a indicare la precarietà delle risorse.

In effetti Expo 2015 dedicato al cibo e allo sviluppo ecosostenibile doveva essere l’occasione per riflettere e confrontarsi, concretamente, anche su questa problematica.

Oltre 800 milioni di persone sono denutrite, e suona come una beffa il fatto che ogni anno 1,3 miliardi di tonnellate di cibo finisca al macero o in discarica.

Si è parlato di questo a Expo? Expo è riuscita a rimettere al centro delle preoccupazioni internazionali il problema?

Caritas Internationalis: non c’è la voce dei poveri

«Si, certo – ha detto Galli – Expo è stato preceduto da un dibattito che ha coinvolto scienziati, società civile e istituzioni sul tema ‘Nutrire il pianeta e farlo in modo ecosostenibile’. Questo processo ha portato, per volontà del governo italiano, alla Carta di Milano, un documento partecipato e condiviso che ci richiama tutti, cittadini, istituzioni , imprese, associazioni, alle nostre responsabilità per garantire alle generazioni future il diritto al cibo».

«Una carta di buoni sentimenti, di buone intenzioni non vincolanti – ribatte Barbacetto – cui quindi non seguirà niente».

A rincarare la dose, il segretario generale di Caritas Internationalis, Michel Roy: «Nella Carta di Milano non si sente la voce dei poveri del mondo».
Manca di mordente e « di volontà di cambiare strutture economiche e sociali ingiuste che mantengono viva la fame in molti Paesi ».

www.caritas.org

Il bilancio non è negativo per la Comunità di Sant’Egidio che di diritto al cibo se ne occupa e preoccupa concretamente. Ogni anno, solo in Italia, distribuisce 500 tonnellate di cibo a circa 20 mila bisognosi.

«Il nostro bilancio non è negativo – dice Roberto Zuccolini, Comunità di sant’Egidio – Expo è stata sicuramente una sorpresa dal punto di vista della partecipazione. Una semina di discorsi, bisogna seguirne lo sviluppo ».
Zuccolini ricorda le parola del pontefice per Expo. Papa Francesco ribadì il suo sì a globalizzare la solidarietà.

«Parole che devono prendere forma in azioni concrete – conclude Zuccolini – che devono essere messe in atto dai singoli governi e da noi singoli cittadini».

In attesa che le parole prendano forma, c‘è da vedere quale sarà il destino dell’area, un milione di metri quadrati, costati al Comune di Milano e alla Regione Lombardia 160 milioni di euro.
Oggi il suo valore è di oltre 310 milioni.
Tra le proposte più interessanti quella di farne un polo tecnologico-scientifico universitario. Ma al momento non ci sono i soldi.