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Elezioni parlamentari in Turchia: cosa bisogna sapere

Il 1 novembre si terranno le elezioni anticipate in Turchia, dopo che il “Partito per la giustizia e lo sviluppo” (Akp) di Erdoğan, che è al potere

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Elezioni parlamentari in Turchia: cosa bisogna sapere

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Il 1 novembre si terranno le elezioni anticipate in Turchia, dopo che il “Partito per la giustizia e lo sviluppo” (Akp) di Erdoğan, che è al potere nel Paese da 13 anni, ha perso la maggioranza assoluta alle elezioni del 7 giugno scorso ed è fallito il tentativo di formare un governo di coalizione con il maggiore partito di opposizione, i socialdemocratici del Chp. Le urne apriranno alle 8:00 e sarà possibile votare fino alle 17:00, finite le operazioni di voto comincerà lo spoglio delle schede.

Gli interessi in campo

Queste elezioni sono importanti per gli equilibri in Europa e nel Medio Oriente. Il Vecchio Continente sta facendo fronte alla peggiore crisi dei migranti dalla Seconda Guerra Mondiale e la Turchia rappresenta uno snodo chiave nel massiccio esodo di rifugiati. Oggi nel Paese ce ne sono quasi due milioni.

La Turchia ha una posizione di rilievo anche nella crisi siriana, vista anche la posizione di Mosca a sostegno del regime di Damasco. La sua stabilità è fondamentale in un Medio Oriente in fiamme.

A queste elezioni si guarda con timore perché potrebbero essere un tentativo di Recep Tayyip Erdoğan di dare una svolta presidenzialista e autoritaria. Gli oppositori hanno ragione di credere che l’escalation della tensione tra la Turchia e il PKK sia stata decisa a tavolino dal presidente per far perdere percentuali al partito filo-curdo Hdp che alle legislative dello scorso 7 giugno ha ottenuto il 13% dei voti, facendo perdere la maggioranza assoluta al partito islamista “Partito della giustizia e dello sviluppo” (Akp) di Erdoğan. Se il partito Hdp, entrato per la prima volta in parlamento, non raggiungesse la soglia di sbarramento del 10%, Erdoğan avrebbe la possibilità di ottenere la maggioranza. E questo gli conferirebbe il potere di cambiare il sistema da parlamentare a presidenziale.

La temuta svolta autoritaria della Costituzione

Se l’AKP riuscirà a ottenere la maggioranza di due terzi dei parlamentari potrà mettere mano alla Costituzione senza bisogno di indire un referendum. Erdoğan non è mai entrato nei dettagli ma ha ribadito in diverse occasioni che la riforma serve per trasformare il Paese in una “presidenza esecutiva”. In Turchia, che è una democrazia parlamentare, il presidente ha un ruolo soprattutto simbolico. Nei fatti Erdoğan esercita il maggiore potere nel Paese. La riforma della repubblica presidenziale servirebbe, dunque, per mettere nero su bianco, sulla Carta, un sistema di fatto già funzionante. Il progetto di Erdoğan è di ridurre al minimo la divisione dei poteri con un accentramento nelle sue mani.

La questione curda

Queste elezioni sono anche importanti per il destino del processo di pace con i curdi, ora al palo. La tregua, annunciata nel marzo 2013 dal carcere dallo storico leader del gruppo separatista Abdullah Ocalan, è stata interrotta nel luglio del 2015. Lo stop è stato deciso quando il PKK ha ucciso tre poliziotti turchi per rappresaglia all’attentato contro un centro culturale filocurdo di Suruç, al confine con la Siria, dove il 20 luglio sono morti 32 attivisti curdi. Erdoğan ha ordinato l’inizio di una massiccia campagna di bombardamenti aerei contro le basi del PKK e di arresti contro attivisti curdi. Da luglio a oggi gli scontri hanno causato più di 1.500 morti. Il clima pre-elettorale è carico di tensioni. Nei mesi scorsi il partito filo-curdo Hdp è stato oggetto di diversi attacchi terroristici. Il PKK è considerato illegale in Turchia ed è ritenuto un’associazione terrorista da Stati Uniti e Unione Europea. Il conflitto si trascina da 31 anni ed ha causato 40.000 morti.

Il sistema elettorale turco

La Turchia è una Repubblica parlamentare e il potere è detenuto dal premier. Più di 55 milioni di elettori sono chiamati alle urne per rinnovare la Grande assemblea nazionale turca, parlamento unicamerale composto da 550 membri eletti con un sistema proporzionale per 4 anni. Il primo ministro è il leader del partito che ha ottenuto la maggioranza in parlamento. La maggioranza qualificata dell’assemblea elegge il Presidente della repubblica che ha un ruolo di garante, super partes e neutrale. Il sistema favorisce i grandi partiti a danno delle piccole formazioni. La soglia di sbarramento è il 10%, la più alta d’Europa, contro tale “paletto” è stato anche depositato un ricorso davanti alla Corte Europea.

Le forze in campo

  • Il “Partito per la giustizia e lo sviluppo” (Akp)*, di orientamento conservatore e filo-islamico e che fa capo al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Alle ultime elezioni ha perso più di un quinto dei suoi voti, la consultazione del primo novembre rappresenta, dunque, una sorta di referendum sul ribattezzato “Sultano di Ankara”.
  • Il Partito popolare repubblicano (Chp)*, il cui leader è “Kemal Kılıçdaroğlu:“http://it.euronews.com/2015/10/06/turchia-leader-del-chp-pronti-a-governo-di-coalizione-dopo-voto-anticipato/, è il più importante partito di centrosinistra della Turchia.
  • Il partito di Azione nazionale di centro destra (Mhp)* di Devlet Bahçeli e il Partito democratico del popolo (Hdp), la formazione filocurda di “Selahattin Demirtas” http://it.euronews.com/2015/10/09/il-leader-pro-curdo-demirtas-la-pace-con-il-pkk-sabotata-da-erdogan/che che disturba le notti e i sogni di maggiore potere di Erdoğan.

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