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Afghanistan: il racconto degli abitanti di Kunduz fuggiti dai taleban

Circa un terzo della popolazione di Kunduz, città del nord dell’Afghanistan, per tre giorni occupata dagli estremisti, è fuggita dalla furia dei

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Afghanistan: il racconto degli abitanti di Kunduz fuggiti dai taleban

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Circa un terzo della popolazione di Kunduz, città del nord dell’Afghanistan, per tre giorni occupata dagli estremisti, è fuggita dalla furia dei taleban. Parte degli sfollati ha trovato rifugio nella capitale Kabul: Sabeha Safi, madre di due bambini, usa la propria esperienza in campo medico per curare i profughi.

“Ho assistito all’arrivo dei taleban, mentre tutti dormivano”, racconta Sabeha. “Quando la gente si è svegliata i Taleban erano dappertutto, in ogni strada. Per quanto riguarda il futuro non mi sento ottimista. Forse è soltanto il mio stato d’animo, forse dipende dal fatto che mi sento demoralizzata, ma non ho affatto una sensazione positiva”.

I taleban attaccavano i giornalisti, soprattutto le giornaliste, e altre donne lavoratrici, come le militanti per i diritti umani. Parisa Aimaq lavorava per una tv privata. “Non ci si può sentire al sicuro quando i taleban si trovano in una provincia”, afferma la donna. “La vita delle donne è continuamente in pericolo, in ogni momento possono finire vittime di stupri. Ci sono state donne vittime di violenze sessuali, quindi qualunque cosa accada, la situazione è molto grave a Kunduz”.

Kunduz è vicina al confine con il Tagikistan: qui la Russia e gli altri membri della Comunità degli Stati indipendenti intendono dispiegare una task force. L’annuncio è arrivato dopo quello del presidente statunitense Obama, che di fronte all’instabilità in Afghanistan, intende lasciare circa 5500 soldati al di là della fine del proprio mandato nel gennaio del 2017 per continuare ad addestrare le forze afghane.