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A Lima nasce il "V20". In prima linea contro il surriscaldamento globale

“V20”: uniti contro i cambiamenti climatici. Venti paesi hanno dato vita questo giovedì a Lima in Perù, dove si tiene la riunione annuale del FMI e

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A Lima nasce il "V20". In prima linea contro il surriscaldamento globale

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“V20”: uniti contro i cambiamenti climatici. Venti paesi hanno dato vita questo giovedì a Lima in Perù, dove si tiene la riunione annuale del FMI e della Banca Mondiale, a un gruppo di lavoro per cercare di trovare soluzioni più incisive contro il surriscaldamento del Pianeta.

Afghanistan, Bangladesh, Barbados, Bhutan, Costa Rica, Etiopia, Ghana, Kenia, Kiribati, Madagascar, Maldive, Nepal, Filippine, Ruanda, Santa Lucia, Tanzania, Timor Est, Tuvalu, Vanuatu e Vietnam sono I paesi membri; paesi che rappresentato circa 700 milioni di persone a basso e medio reddito che vivono in zone della Terra particolarmente aride e vulnerabili.

Il progetto dei “V20” cercherà di rafforzare la cooperazione economica e finanziaria per far fronte ai rischi dei cambiamenti climatici e promuovere un’economia globale a basse emissioni di carbonio. Anche perchè gli impegni presi da 140 Paesi, in vista della conferenza di Parigi sul Clima di dicembre, devono il riscaldamento globale ma non è abbastanza.

Secondo gli scienziati le temperature globali rischiano di aumentare dai 2 ai 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, con conseguenze drammatiche sulla vita delle persone, delle specie e degli ecosistemi. Qualora non si riuscisse a mantenere l’innalzamento della temperatura entro i 2 gradi i rischi sarebbero altissimi. Perché le ripercussioni sulla temperatura degli oceani e il livello dei mari, il ciclo dell’acqua, la desertificazione e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi sarebbero a quel punto irreversibili. Ogni anno sono circa 500 mila i morti dovuti alle conseguenze dell’aumento delle temperature.

Fino allo scorso anno gli unici Stati ad aver presentato piani in linea con il contenimento del riscaldamento globale entro i due gradi sono stati Etiopia e Marocco. Intanto secondo un rapporto OCSE di questi giorni, i finanziamenti per il clima avrebbero raggiunto nel 2014 i 62 miliardi. Un progresso considerato ancora lento ma per il momento abbastanza continuo. Le economie più deboli dovrebbero poter attingere da quel serbatoio per effettuare interventi di adattamento ad eventi meteorologici considerati “estremi”, a partire dall’innalzamento dei livello dei mari, iniziando ad investire in tecnologie a basse emissioni per ridurre le emissioni di carbonio.

Occorre fare in fretta e fermare la crescita delle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento delle temperature, ma occorre anche garantire misure straordinarie per aiutare le popolazioni colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e di individuare strategie efficaci di adattamento per aumentare la capacità dei territori.

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