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Cisgiordania: ucciso ragazzo 12 anni a Betlemme

L’esercito israeliano uccide un ragazzino di 12 anni a Betlemme e in Cisgiordania ritorna la minaccia dell’Intifada. Il primo ministro Benijamin

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Cisgiordania: ucciso ragazzo 12 anni a Betlemme

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L’esercito israeliano uccide un ragazzino di 12 anni a Betlemme e in Cisgiordania ritorna la minaccia dell’Intifada.

Il primo ministro Benijamin Netanyanhu annuncia la chiusura della Città Vecchia dopo l’omicidio di due ebrei ortodossi a Gerusalemme e, a Gaza, aerei israeliani attaccano diversi obiettivi in risposta al lancio di missili della notte precedente.

“Ho convocato i vertici delle forze di sicurezza di Israele – il messaggio di Netanyahu in tv – e ho ordinato una serie di misure supplementari al fine di prevenire il terrorismo, scoraggiare e punire i colpevoli”.

In Cisgiordania la tensione era esplosa dopo l’uccisione di un altro ragazzo palestinese di 18 anni nei pressi della città di Tulkarem. Diversi scontri si sono verificati anche a Hebron e Ramallah.

“La nostra gente e le nostre nuove generazioni nate dopo gli accordi di Oslo vogliono la fine di quell’intesa ora e lo chiedono attraverso la resistenza, la propria resistenza, perché sono costretti a subire quotidianamente insulti”, dice Hassan Khresha, rappresentante di Fatah al parlamento palestinese, presente ai funerali del giovane Huthaifa Suleiman.

“Quello di cui abbiamo bisogno ora da tutto il mondo, in particolare dall’Unione europea, è la verità e l’invio una forza di di pace internazionale per proteggere il popolo palestinese”, dice a euronews un altro rappresentante di Fatah, Moued Shaaban.

In questa atmosfera di tensione, la polizia è stata messa in stato d’allerta a Gerusalemme in vista delle cerimonie per la chiusura della festività ebraica del Sukkot, dove migliaia di fedeli sono attesi al muro del Pianto.

“La rabbia che aumenta tra le due fazioni rischia di peggiorare la situazione e potrebbe causare un ulteriore spargimento di sangue – conclude il corrispondente di euronews in Medio Oriente, Mohammed Shaikhibrahim – a meno che la comunità internazionale non intervenga per raggiungere una soluzione politica in grado di soddisfare entrambe le parti”.