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Con Orfeo e Euridice di Gluck Juan Diego Flórez infiamma il Covent Garden


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Con Orfeo e Euridice di Gluck Juan Diego Flórez infiamma il Covent Garden

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Juan Diego Florez è uno dei tenori più in voga del momento. Lontano dal registro tradizionale del Bel Canto, Florez ha brillato interpretando in francese l’Orfeo e Euridice di Gluck, nella versione presentata dal compositore tedesco nel 1774, ma rivistata alla luce del realismo. Nel mito Orfeo discende agli inferi per riportare la sua defunta sposa nel mondo dei vivi.

Juan Diego Flórez: “In questa produzione, e credo che sia una interpretazione intelligente, Euridice è morta già all’inizio, ma continua a morire per tutta l’opera. Non torna indietro. Tutto ciò che accade in mezzo è nella mia testa”.

Inconsueta per un’opera, la scelta dei registi John Fulljames e Hofesh Shechter, di tenere in scena l’orchestra, la English Baroque Soloists, diretta da John Eliot Gardiner.

Hofesh Shechter: “È stato del tutto naturale mettere l’orchestra sulla scena. L’opera parla della musica, di un musicista, del potere della musica di aprire le porte del cuore, di indicare una strada. Questa è l’arma che Orfeo usa, il suo mezzo, la sua forza”.

Hofesh Shechter: “Poi abbiamo scoperto, come bambini, che potevamo giocare con questa orchestra, magari salendo o scendendo. Questo gioco di livelli, di mondi, di realtà e di confusione della realtà ci è veramente piaciuto”.

Juan Diego Flórez: “Non ho mai cantato con l’orchestra dietro di me. È un modo diverso di sentire i suoni, perché in questo caso provengono da dietro. Non puoi guardare il direttore d’orchestra, non puoi in un certo senso avere un contatto con lui. A volte vorrebbe darti qualche sorta di input espressivo, ma non può farlo. Sono abituato a cantare in italiano, con le vocali aperte, a, e, i… In francese ci sono molte u, e, eu, il che rende tutto più difficile”.

Faro della danza contemporanea, il coreografo israeliano Hofesh Shechter con questa produzione ha debuttato nel mondo dell’opera.

Hofesh Shechter: “Nel mio lavoro posso cancellare ciò che non mi piace. Qui si deve prendere in carico l’intera struttura narrativa in blocco, così com‘è. A volte è stato difficile trovare le soluzioni, raggiungere un profilo di semplicità, offrire qualcosa di sincero e reale attraverso una musica che non mi convince necessariemente in modo integrale”.

Juan Diego Flórez: “La coreografia ha aggiunto un di più all’opera. Alla gente piace. È come un concerto rock in mezzo al pubblico, per tutti. Di solito né l’orchestra, né il direttore, né il regista ha il diritto a una ovazione. Ma qui è stato un regalo perché ha vinto la passione, e questo funziona molto bene”.

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