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I Paesi del Golfo si difendono dall'accusa di non fare abbastanza per i profughi siriani

Mentre i paesi dell’Unione europea stanno discutendo su quale sia il modo migliore per affrontare un flusso di profughi che non ha precedenti negli

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I Paesi del Golfo si difendono dall'accusa di non fare abbastanza per i profughi siriani

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Mentre i paesi dell’Unione europea stanno discutendo su quale sia il modo migliore per affrontare un flusso di profughi che non ha precedenti negli ultimi anni, gli stati del Golfo si difendono dall’accusa di non aver fatto abbastanza per i profughi in fuga dalla Siria.

###Al termine di una recente riunione i ministri degli Esteri del Consiglio per la cooperazione nel Golfo hanno chiesto “una soluzione politica per la crisi siriana e uno sforzo globale per riassorbire la crisi dei rifugiati”. E per rispondere alle critiche hanno aggiunto che “dall’inizio della crisi, nel marzo 2011, i fratelli siriani sono stati accolti nei Paesi del Golfo e trattati come residenti, il che comporta l’accesso al sistema sanitario gratuito, all’istruzione e al lavoro”.

Non è solo questione di numeri, comunque. Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi sostengono di avere già accolto milioni di siriani, ma è un fatto che la maggioranza dei profughi, nonostante i rischi, preferisce mettersi in cammino verso l’Europa.

“[I Paesi del Golfo] Non ci hanno dato niente. L’Europa ci ha aperto le porte, tranne qualche paese, e spesso ci ha aiutati”, ha detto a Euronews Alì, un rifugiato iracheno giunto in Croazia.

(link: www.euronews.com/2015/09/25/is-europe-a-place-where-dreams-can-come-true-for-refugees/)

Dove sono i profughi?

Secondo Amnesty International il 95 per cento dei 3,8 milioni di rifugiati che hanno lasciato la Siria è finito in cinque Stati: Turchia, Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. Il Libano ne ha più di tutti, quasi un milione, il che costituisce un quarto della popolazione nazionale.

Amnesty International ricorda che sei paesi della regione – Qatar, Emirati arabi, Arabia Saudita, Kuwait e Barhein – non hanno offerto alcuna accoglienza.

(link: https://www.amnesty.org/en/latest/news/2014/12/facts-figures-syria-refugee-crisis-international-resettlement/)

Cosa fanno i Paesi del Golfo?

Dal canto loro, Emirati arabi, Arabia Saudita e Kuwait ripetono che loro stanno già giocando un ruolo chiave negli aiuti ai migranti, sia in termini di supporto che ecnomici.

Gli Emirati arabi sostengono di accogliere già più di 100.000 siriani, ai quali è stata prorogata la validità del soggiorno o è stato rilasciato un permesso di soggiorno. Dalle loro cifre risulta che dal 2011 17.000 studenti siriani hanno frequentato le scuole locali.

Le autorità degli Emirati segnalano i progetti con cui sono stati distribuiti alimenti e generi di prima necessità: come quello al Campo rifugiati di al-Mreijeb, in Giordania, dove almeno 10.000 siriani dipendono dagli aiuti dall’esterno”.

Inoltre, gli Emirati hanno finanziato un ospedale da campo in Giordania, ed erogano servizi di cardiologia, chirurgia e pediatria a mezzo milione di persone”.

Anche Ryad si smarca dalle critiche, mettendo in luce gli “aiuti a due milioni e mezzo di persone”. Ma le autorità saudite non parlano di rifugiati, per rispetto, dicono. E per lo stesso motivo non sono rinchiusi nei campi.

L’Arabia Saudita permette a più di 100.000 giovani siriani di iscriversi a scuola, e finanzia un ospedale in Giordania per le cure urgenti.

Stessa linea per il Kuwait. “Dall’inizio della crisi abbiamo regolarizzato i siriani già qui e per i nuovi arrivati abbiamo esteso la durata dei visti dalla Siria”. Inoltre, “abbiamo donato 85 milioni di dollari per l’emergenza”.

I sei stati nel loro insieme hanno donato circa 800 milioni di di euro per l’assistenza umanitaria dei profughi.

Gli aiuti finanziari sono sempre bene accolti. La Croce Rossa Internazionale/Red Crecent riconosce che gli Emirati arabi sono al primo posto della classifica dei donatori per i profughi siriani in Giordania.

(link: https://www.ifrc.org/en/news-and-media/news-stories/middle-east-and-north-africa/united-arab-emirates/the-united-arab-emirates-leads-countries-of-the-world-in-foreign-humanitarian-aid-68193/)

Il problema

Il problema non sta nelle generose donazioni dei Paesi del Golfo, ma in quella che appare una sorta di mancanza di volontà di risolvere la crisi.

“L’Arabia Saudita non ha portato le prove a sostegno della sua tesi, quella di “aver già accolto molti” profughi siriani, contandoli tutti, compresi coloro che erano solo in transito.
“Contare il numero di siriani che entrano negli Emirati e poi ne escono non equivale ad accogliere”, dice Peter Bouckaert, Emergency Director a Human Rights Watch. “Mentre un certo numero di siriani ha trovato lavoro nei Paesi del Golfo, per la maggioranza resta difficile venire riconosciuti formalmentecome rifugiati e quindi ottenere i diritti che ne conseguono”.

La conseguenza è che solo i siriani ricchi, coloro che hanno cercato di lasciarsi alle spalle la guerra cercando di non rinunciare ai propri agi, che possono aspirare a un permesso di soggiorno nel Golfo. Gli altri, pure se riescono a entrare nel paese, devono lottare per ottenere un riconoscimento.

Perché verso l’Europa?

La legislazione europa è la più favorevole ai rifugiati. Formalmente i Paesi del Golfo non hanno aderito alla Convenzione del 1951 sui Rifugiati delle Nazioni Unite, che definisce lo status di rifugiato, e i doveri e i diritti degli Stati. In pratica vuol dire che non ci sono procedure standardizzate per affrontare l’arrivo di un ampio numero di persone in cerca di aiuto.

Dal punto di vista culturale gli Stati del Golfo resistono all’idea di concedere la cittadinanza agli stranieri, anche se si tratta di ricchi migranti che mantengono una posizione preminente nella società locale. La ragione sta nel desiderio di non permettere che la comunità locale, esigua numericamente, venga assimilata dagli stranieri.

Ottenere un permesso di soggiorno in Europa invece vuol dire garantirsi il diritto di restare nel paese a tempo indeterminato, accesso ai servizi sociali, al sistema scolastico, ai corsi di lingua e agli aiuti per la formazione professionale.

Le procedure per ottenere il riconoscimento variano da un paese all’altro (e questo spiega perché molti siriani preferiscono la Germania, l’Austria o la Danimarca), ma il principio generale resta lo stesso.

Altre fonti:
http://www.gulfinthemedia.com/index.php?m=politics&id=762787&lim=20&lang=en&tblpost=2015_09
http://uk.reuters.com/article/2015/09/06/uk-europe-migrants-gulf-idUKKCN0R60HV20150906
http://gulfnews.com/news/mena/syria/uae-has-worked-tirelessly-to-help-syrians-gargash-1.1585308
http://www.jordantimes.com/news/local/uae-official-opens-new-phase-emirati-funded-refugee-camp#sthash.m3MDhgS3.dpuf
https://www.saudiembassy.net/latest_news/news09111501.aspx
http://www.dailysabah.com/nation/2015/06/13/turkeys-ihh-and-qatar-charity-send-27-aid-trucks-to-syria
http://gulfnews.com/news/mena/syria/kuwait-extends-residency-permits-for-syrians-1.1577117
http://reliefweb.int/report/jordan/gulf-donors-and-ngos-assistance-syrian-refugees-jordan