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Ungheria, l'impatto economico della crisi dei migranti su trasporti e turismo

Esagerano gli analisti quando dicono che un collasso della zona Schengen come conseguenza della crisi dei migranti costituirebbe una “calamità

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Ungheria, l'impatto economico della crisi dei migranti su trasporti e turismo

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Esagerano gli analisti quando dicono che un collasso della zona Schengen come conseguenza della crisi dei migranti costituirebbe una “calamità economica”?

Giudicate voi. Al confine tra Ungheria e Austria la restaurazione dei controlli di frontiera sta già mettendo in grande difficoltà aziende di trasporti commerciali da tutta Europa.

Le code, lamentano, possono arrivare a 40 chilometri di lunghezza: “Non riusciamo a fare il nostro lavoro e siamo costretti a pagare le penali dovute ai ritardi”, dice György Wáberer di Waberer’s International, compagnia con 3.500 camion e utili per 550 milioni di euro l’anno.

“Se questa situazione si protrarrà a lungo, contribuirà sicuramente ad accrescere il prezzo dei trasporti”, afferma.

Nonostante la fredda accoglienza riservata ai richiedenti-asilo dal governo di Budapest, l’Ungheria è indicata come uno di quei Paesi che, nel lungo termine, beneficerebbero di più dell’immigrazione dal punto di vista demografico.

E l’impatto sul turismo? Ai microfoni di Euronews i visitatori si dividono: “I migranti hanno attraversato i binari e la polizia è dovuta intervenire, per cui abbiamo avuto un ritardo di un’ora e mezza”, dice una donna sudcoreana.

“Siamo arrivati ieri. Eravamo all’aeroporto e domani prenderemo il treno. Finora non abbiamo visto neanche un migrante”, afferma invece una giovane turista neozelandese.

Nel primo semestre gli arrivi erano saliti del 17%. Difficile dire se ci siano state conseguenze nel secondo, anche se hotel e proprietari di appartamenti in affitto parlano di alcune prenotazioni annullate.

“Ancora non vediamo un impatto vero e proprio: le cifre sulla situazione saranno disponibili solo tra uno, due mesi”, spiega Péter Faragó dell’ente statale per il turismo.

“Per ora la situazione a Budapest è ottima, ci sono ancora un sacco di turisti, i dati sono buoni e io credo che valga la pena venire a Budapest e in Ungheria perché oggi è ancora un Paese sicuro”, conclude.

Resta da vedere, aggiungiamo noi, quanti diranno di no all’Ungheria per la crisi dei migranti e quanti invece lo faranno in risposta alle politiche del governo.

“La maggior parte dei turisti non si è lasciata spaventare dalla crisi dei rifugiati in Ungheria”, afferma la nostra corrispondente Andrea Hajagos. “Lo si capisce dalla quantità di persone presenti nella piazza davanti alla Basilica di Santo Stefano persino in un giorno feriale”, aggiunge.