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12 Nobel scrivono a Obama: "Si batta per il rilascio del dissidente Liu Xiaobo"

La sproporzionata crescita economica cinese degli ultimi anni sembra aver offuscato, almeno agli occhi di diplomatici e leader internazionali, le

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12 Nobel scrivono a Obama: "Si batta per il rilascio del dissidente Liu Xiaobo"

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La sproporzionata crescita economica cinese degli ultimi anni sembra aver offuscato, almeno agli occhi di diplomatici e leader internazionali, le restrizioni che il governo monopartitico impone alla popolazione. La super potenza asiatica è diventata la seconda economia mondiale e si è guadagnata un trono al “tavolo dei potenti” portando avanti una delle opere propagandistiche più longeve della storia. Mentre la stampa mondiale si concentra sugli attacchi cibernetici e sulla fluttuazione dello yuan, un gruppo di 12 premi Nobel chiede a Obama di sollecitare la liberazione di un loro (e di un suo!) compagno.

Liu Xiaobo, un dissidente pro-democrazia, ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2010. Nel 2009 era stato condannato a dieci anni di reclusione per aver diffuso una petizione contro il regime monopartitico di Pechino. Liu è un veterano del dissenso popolare cinese. Anche vent’anni prima, durante gli eventi di piazza Tiananmen, era presente. Le proteste del 1989 erano state schiacciate dall’esercito di Deng Xiaoping, e ogni anno, in occasione dell’anniversario, in centinaia vengono arrestati in tutto il Paese, dove le commemorazioni e le manifestazioni in memoria dell’evento sono vietate. Anche la moglie del premio Nobel, Liu Xia, è stata condannata agli arresti domiciliari e nonostante chieda da tempo di potersi recare all’estero per ricevere le cure mediche di cui ha bisogno, i leader del Partito Comunista Cinese continuano a negare pubblicamente la sua detenzione.

I premi Nobel, guidati dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, hanno ricevuto il supporto dell’organizzazione per la liberazione dei prigionieri politici “Freedom Now”, il cui fondatore ha seguito probono il caso di Liu Xiaobo e sua moglie. Dopo aver chiesto il rilascio immediato dei due dissidenti, il gruppo conclude, nella sua lettera a Obama: “Tutti i precedenti tentativi di porre fine alla loro detenzione attraverso azioni di diplomazia privata sono falliti. Pensiamo che se leader come Lei non prendono un’urgente posizione a riguardo, sia privatamente che pubblicamente, la Cina continuerà a credere di poter agire impunita e senza conseguenze per il suo comportamento”.

Lo scorso mese, anche dieci senatori statunitensi hanno chiesto a Obama di sfruttare la visita del presidente cinese Xi Jinping per portare alla luce quella che hanno definito “un’inaccettabile violazione dei diritti umani” e chiedere il rilascio di Liu Xiaobo, sua moglie e altri dissidenti politici. Washington ha apertamente esortato il governo cinese a modificare la sua linea di condotta in materia, in vista dei meeting ufficiali di queste ore, ma secondo molti attivisti americani l’amministrazione Obama metterebbe al primo posto i legami economici e il loro mantenimento.

Se da una parte l’ascesa della Cina come grande potenza si scontrerà inevitabilmente con le sue repressioni civili e sociali, dall’altra, la sua posizione non sembra per ora essere minacciata. A preoccupare la comunità internazionale sono i mercati e non le violazioni dei diritti umani interne alla Repubblica Popolare.

Il testo integrale della lettera dei premi Nobel a Obama