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Vademecum delle elezioni greche, settembre 2015

I GRECI AL VOTO PER LA TERZA VOLTA IN NOVE MESI In un contesto di crisi economica e sociale estrema, i greci vanno alle urne per la terza volta

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Vademecum delle elezioni greche, settembre 2015

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I GRECI AL VOTO PER LA TERZA VOLTA IN NOVE MESI

In un contesto di crisi economica e sociale estrema, i greci vanno alle urne per la terza volta quest’anno, la seconda per le elezioni legislative anticipate.

PERCHE’ LE SECONDE POLITICHE IN MENO DI UN ANNO?
I protagonisti
Le misure di austerità varate dal parlamento greco il 14 agosto per ottenere il terzo prestito internazionale di 86 miliardi, sono costate al premier Alexis Tsipras la scissione del partito Syriza. Per riavere la maggioranza assoluta in parlamento, Tsipras si è visto costretto a convocare nuove elezioni.
Ma la maggioranza non è scontata, Tsipras infatti ha sperperato il capitale di consensi, soprattutto fra i giovani, e gli ultimi sondaggi lo danno testa a testa con il partito di centro destra, Nuova Democrazia, principale avversario.
In ogni modo Tsipras ha detto no a un governo di coalizione con Nuova Democrazia e spera di intercettare il consenso del 17% degli indecisi.

Nuova Democrazia, l’avversario

Vangelis Meimarakis, 61 anni, ministro della Difesa (2006-2009), presidente del parlamento dal 2012 al gennaio del 2015 guida il partito conservatore Nuova Democrazia dal luglio scorso, quando l’ex segretario Antonis Saramas si è dimesso.

Con 76 deputati, Nuova Democrazia, è il rivale diretto di Syriza, stando agli ultimi sondaggi si attesta al 23,5% nelle intenzioni di voto.

Meimarakis ha dichiarato di volere tendere la mano a Syriza per formare un governo di coalizione, in caso di vittoria, per avere una maggiore forza negoziale di fronte ai creditori internazionali.

Unità popolare (LAE): i critici del piano di salvataggio

Il 14 agosto, 43 deputati di Siriza hanno votato no al nuovo piano di salvataggio, perché convinti che il prezzo da pagare non solo è alto ma contraddice il programma con cui Syriza ha vinto le elezioni di gennaio. I ribelli hanno deciso di lasciare il partito mettendo su questa nuova formazione in soli 20 giorni. I sondaggi li danno al 5%, percentuale che permetterebbe si entrare in parlamento.
Vogliono annullare il piano di salvataggio, recuperare il potere d’acquisto di salari e pensioni. Se questo non è possibile dentro la zona euro, sono disposti a uscire e tornare alla dracma. Il candidato premier è l’ex comunista Panagiotis Lafazanis, nel governo Tsipras era il ministro dell’Energia.

To Potami

Partito di centro, To Potami, Il Fiume, sembra sia costruito a immagine e somiglianza del suo leader,
il giornalista Stavros Theorodakis. In gennaio il partito ha ottenuto 16 deputati, i sondaggi gli attribuiscono una percentuale di voti compresa tra il 4 e il 7%, esito che potrebbe rendere To potami il partito con allearsi per formare la coalizione di governo.

Theodorakis ha detto di essere pronto a scendere a patti con il diavolo per garantire stabilità e non andare a nuove elezioni. L’uscita dalla zona euro non è nel suo programma.

Partito Comunista (KKE)

Il Partito Comunista, fondato nel 1918, entra in parlamento a partire dal 1974, in gennaio ha ottenuto 15 deputati. Il suo leader è Dimitris Koutsoumbas.

Pasok-Dimar

Il partito socialdemocratico greco, che ha governato il Paese negli ultimi decenni, in alternanza con Nuova Democrazia, è l’ombra disé stesso.
Dovrebbe ottenere il 4% dei voti. Corre alleato con Dimar, la Sinistra democratica, nata dalla scissione di Synaspismos, il partito da cui si è originato Syriza, e che non è entrato in Parlamento in gennaio.
La sua candidata è Fofi Gennimata.

Greci Indipendenti (ANEL)

I 13 deputati al parlamento sono valsi al partito della destra nazionalista, Anel, il ministero della Difesa nel governo Tsipras, esperienza che potrebbe costare cara in queste elezioni.
Il leader del partito e candidato premier è Panos Kammenos.

Unione di Centro (EK)

Fondato nel 1992, il partito si considera il legittimo erede dell’Unione di Centro, fondato da George Papandreu negli anni Sessanta.
Non è mai entrato in parlamento, potrebbe superare questa volta la soglia di sbarramento.

Alba Dorata

Malgrado i dirigenti del partito fossero in carcere, Alba Dorata ha partecipato alle ultime elezioni, ottenendo il 6,28% dei voti e diventando la terza forza del Paese.
Potrebbe fare il bis il 20 settembre, ma la sua retorica xenofoba, razzista e eurofoba, la situa fuori da ogni possibile accordo.

COME FUNZIONA LA LEGGE ELETTORALE GRECA

Con il voto del 20 settembre i greci eleggeranno 300 deputati parlamentari. Entrano in Parlamento solo i partiti che superano la soglia del 3%. Il partito che ottiene più voti (anche solo uno) vince un premio di maggioranza di 50 seggi. Gli altri vengono distribuiti proporzionalmente tra le formazioni che superano la soglia di sbarramento.

COSA SUCCEDE IL GIORNO DOPO LE ELEZIONI?

Se il primo partito ha la maggioranza assoluta, il presidente della Repubblica affida al leader l’incarico di formare il governo che viene insediato nell’arco di tre giorni.
Se il vincitore ha meno di 150 seggi, il presidente affida al segretario del partito che ha ottenuto più voti l’incarico di formare un governo di coalizione. Questi ha tempo tre giorni. Se il tentativo non riesce, l’incarico passa al segretario del partito arrivato in seconda posizione e anche questi ha tre giorni. Quindi, in caso di altro fallimento, al terzo arrivato. Se nessuno riesce a formare un governo la Grecia torna alle urne. E’ successo nel 2012.