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L'inviato dell'Onu a Damasco per discutere del piano di pace

L’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan de Mistura è arrivato a Damasco per discutere del piano di pace proposto dalle Nazioni Unite. La

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L'inviato dell'Onu a Damasco per discutere del piano di pace

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L’inviato speciale dell’Onu per la Siria Staffan de Mistura è arrivato a Damasco per discutere del piano di pace proposto dalle Nazioni Unite. La visita giunge nel momento in cui la Russia rafforza la sua presenza militare in Siria e propone un dialogo “tra militari” con Washington.

L’Occidente, alle prese con la crisi dei migranti in buona parte provocata dall’avanzata dell’Isil, potrebbe rivedere la sua posizione ostile al presidente siriano Bashar al Assad per favorire uno sforzo comune contro l’autoproclamato Stato islamico.
In un’intervista rilasciata ieri, il presidente siriano aveva indicato proprio questa ostilità dell’Occidente nei confronti del suo regime come una delle cause dell’attuale crisi.

La guerra civile iniziata 4 anni e mezzo fa in Siria ha fatto almeno 240 mila morti, molti vittime dell’Isil e molti altri caduti sotto i bombardamenti del regime di Assad.

Sull’argomento euronews ha intervistato Hasni Abidi, direttore del Centro di studi e ricerca del mondo arabo e mediterraneo a Ginevra.Nell’intervista rilasciata ieri a diversi media russi, Bashar al Assad parla della crisi dei migranti in Europa e accusa l’Occidente di piangere i profughi con un occhio e con l’altro di prenderli di mira con un arma. Al di là della provocazione, il conflitto siriano può trasformarsi in una trappola per l’Occidente?

Abidi: “L’Occidente è in una situazione di stallo di fronte ai flussi migratori che possono diventare una minaccia ma che costituiscono una posta importante per la politica interna.
Bashar al Assad usa la stessa retorica, ricatta l’Europa dicendo che la causa di un flusso migratorio importante è da ritorvarsi nell’Europa stessa, che ha alimentato questa guerra.
Dimentica però che tutti questi flussi migratori, gli spostamenti interni o in Paesi vicini, tutto questo è iniziato prima della creazione dello stato islamico”.

euronews: Assad accusa l’Occidente di aver creato lo Stato Islamico. Ma se i jihadisti non fossero entrati in scena, e il conflitto avesse opposto i pro e i contro Assad, il regime forse sarebbe già caduto.

Abidi: “Difficile da dirsi, è un regime che ha allargato il proprio sostegno e stigmatizzato l’opposizione.
All’inizio l’opposizione era pacifica e non chiedeva la partenza di Bashar al Assad. Chiedeva delle riforme, ma è il regime alla base della radicalizzazione di quest’opposizione, all’inizio laica.
Quando poi ha visto che c’era un’opposizione ben organizzata, che c’era un progetto per una società siriana diversa, per una Costituzione pluralista, ha utilizzato un’altra carta e pigiato il tasto del terrorismo.
Lo Stato islamico si nutre con il regime siriano. La macchina di Bashar al Assad coltiva questa minaccia. Il fallimento di un’opposizione moderata ha portato la gente a aderire o a sostenere un’opposizione più radicale soprattutto di fronte all’incapacità della comunità internazionale”.

euronews: C‘è un modo di fermare questa guerra che dura da 4 anni senza necessariamente sostenere il regime siriano?

Abidi: “Bashar è riuscito in un’impresa non semplice: la vostra sicurezza contro il sostegno al regime.
Credo che gli sforzi internazionali, le conferenze Ginevra 1 e Ginevra 2, meritino un sostegno più ampio. Possiamo arrivare a una transizione politica, si può dialogare con Bashar al Assad per la sua partenza ma non perché resti ed è per questo che bisogna giocare la carta iraniana e anche quella russa.
Purtroppo qualsiasi opposizione oggi è orfana, quindi siamo di fronte a un conflitto che non ha un obiettivo politico e se manca la volontà parleremo di questo conflitto ancora per lungo tempo”.

euronews: La Russia ha fatto una scelta di campo, dal punto di vista militare e diplomatico, chiara e ormai aperta, pensate che le conseguenze di questo conflitto possano adesso giocare a favore di Mosca?

Abidi: “Penso proprio di si. D’altra parte Putin punta tutto su questo. Per lui Assad è una carta importante per le sue relazioni con gli americani e gli europei.
È comunque pronto a scartarla quando i suoi interessi o i negoziati con gli occidentali si incentreranno su altri temi.
È per questo che è importante riprendere il dialogo con Putin ma anche con gli iraniani e con tutti i Paesi che sostengono Assad.
Il sostegno pubblico di Russia e Iran mostra in effetti che i due Paesi vogliono usare la carta siriana, usare Assad, per risolvere il conflitto interno, ma anche perché hanno interessi strategici che vanno al di là dello scenario di guerra siriano”.