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Turchia: fermati i deputati filo-curdi in marcia contro coprifuoco a Cizre

Il leader del partito filo-curdo HDP, Selahattin Demirtas, e una delegazione di parlamentari sono stati bloccati dalle forze dell’ordine turche a una

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Turchia: fermati i deputati filo-curdi in marcia contro coprifuoco a Cizre

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Il leader del partito filo-curdo HDP, Selahattin Demirtas, e una delegazione di parlamentari sono stati bloccati dalle forze dell’ordine turche a una ventina di chilometri da Cizre, nel sud-est del Paese.

Erano partiti mercoledì e dopo che il loro convoglio era stato fermato, avevano deciso di continuare la marcia a piedi.
Il governo di Ankara vieta loro di entrare in città, per motivi di sicurezza.

I deputati protestano contro il coprifuoco imposto la settimana scorsa a Cizre, dopo gli scontri tra esercito e PKK, nei quali secondo il ministero dell’Interno sono morti oltre 30 membri del partito dei lavoratori curdo. Per l’HDP hanno perso la vita anche 21 civili.

Nonostante il coprifuoco, giovani militanti del PKK hanno sparato in aria alle prime ore del giorno. Il conflitto ripreso a fine luglio ha compromesso il processo di pace lanciato nel 2012 e ha provocato proteste contro il terrorismo in varie città, come ad Hatay, nel sud del Paese.

Nei giorni scorsi sono state attaccate anche varie sedi del partito filo-curdo che accusa il governo di fomentare le proteste per provocare la guerra civile.

Bahtiyar Küçük, euronews:
“Il processo di pace tra il governo turco e il PKK, iniziato dieci anni, fa è diventato uno dei temi più importanti degli ultimi tempi. Le violenze sembravano essere finite, grazie al cessate il fuoco. Ma improvvisamente tutto è cambiato e si è tornati al conflitto. Cos‘è accaduto? Per parlare della situazione in Turchia, siamo collegati con Atilla Sandıklı presidente di BİLGESAM. L’escalation di violenza, dopo le legislative dello scorso sette giugno, mostra che il processo di pace è sospeso. Cos‘è cambiato in così poco tempo?”

Prof. Dr. Atilla Sandıklı, ufficiale militare in pensione ed esperto in terrorismo:
“Durante questo processo di pace lo Stato ha realizzato enormi progressi democratici e socioculturali. Conformemente agli accordi tra le due parti, dall’inizio del processo di pace l’organizzazione terrorista PKK avrebbe dovuto ritirare le proprie forze armate dalle montagne verso i confini esterni della Turchia. Ma non l’ha fatto.
Questi terroristi sono rimasti in Turchia. Armati. Inoltre questa forza militare ha rafforzato un’altra struttura del PKK, il KCK che si trova nelle città.
Ha fatto entrare in Turchia armi ed esplosivi provenienti dall’estero”.

euronews:
“Per la prima volta nella storia un partito pro curdo è entrato in parlamento e si è aggiudicato tanti scranni quanti quelli dei nazionalisti turchi. In un contesto simile, perché il PKK ha ripreso a compiere atti terroristici?”

Atilla Sandıklı:
“La Turchia aveva previsto una soluzione nel quadro del rafforzamento dei governi locali conforme alle condizioni poste dall’Europa. Ma se guardiamo gli obiettivi del PKK relativi al KCK, ci si rende conto che il PKK prevedeva una struttura con proprie forze di sicurezza, la realizzazione di uno Stato autonomo, e addirittura una struttura confederale che interagisse con i curdi di altre zone. Al fine di ottenere questa regione autonoma, il PKK ha minacciato la popolazione con i conflitti. E attualmente si rafforza sfruttando questi conflitti”.

euronews:
“La Turchia si batte sia contro il PKK che contro l’ISIL. Da tempo la regione è destabilizzata. Come interpreta questa
escalation di tensione tra l’esercito turco
e il PKK nel quadro della crisi attuale?”

Atilla Sandıklı:
“La Turchia non è l’unico Stato a essere
in conflitto con l’ISIL. Anche i curdi siriani del PYD sono in guerra contro questa organizzazione terroristica. Inoltre il maggior potere conquistato dall’ISIL in Siria e in Iraq ha fatto in modo che al PKK venisse riconosciuta una legittimità internazionale. Ma c‘è altro: il Partito dell’Unione democratica il PYD, nel nord della Siria, ha visto nascere le condizioni necessarie per la creazione di uno Stato autonomo. Non restava che colpire la Turchia ed è per quello che negli ultimi tempi gli attacchi sono aumentati”.

euronews:
“L’IRA, nel Regno Unito, e l’ETA, in Spagna, hanno abbandonato la lotta armata. Lei non crede che questa crisi in Turchia potrebbe essere risolta per via politica?”

Atilla Sandıklı:
“A partire dal 2013, nel quadro di un processo di pace, si è pensato di poter trovare una soluzione politica a questo problema. Tuttavia, in un ambiente di preparazione e di mantenimento della pace, il PKK ha continuato a pensare alla guerra, inviando truppe armate nelle città. Nelle città stesse iniziava a formarsi una struttura militare. Mentre il PKK bloccava le strade e metteva in atto rapimenti, il governo turco non ha portato avanti alcuna operazione militare. La sola ragione era evitare il fallimento del processo di pace. Ma come oggi capiamo chiaramente, il PKK ha abusato di questo processo e ha preparato il terreno per nuovi conflitti”

euronews:
“Questi atti di violenza, queste tensioni si fermeranno?”

Atilla Sandıklı:
“In seguito alle operazioni effettuate, all’aumento delle misure di sicurezza e alle forze di sicurezza supplementari inviate nella regione, assisteremo a breve a un aumento delle vittime tra le fila del PKK. Verranno limitate le sue istallazioni logistiche. Poco a poco verranno affossate le sue strutture presenti nelle città e a un certo punto perderà la capacità di azione”.