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Nucleare Iran: Berger "No del Congresso decreterebbe rinuncia leadership Usa"

Negli Stati Uniti, il dibattito sull’accordo sul nucleare iraniano resta all’ordine del giorno tra Democratici e Repubblicani. Sandy Berger, ex

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Nucleare Iran: Berger "No del Congresso decreterebbe rinuncia leadership Usa"

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Negli Stati Uniti, il dibattito sull’accordo sul nucleare iraniano resta all’ordine del giorno tra Democratici e Repubblicani. Sandy Berger, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, sostiene l’intesa e si rivolge al Congresso per spiegare che la ricerca di un accordo migliore è una chimera.

Point of view

Abbiamo assunto un ruolo guida in questi negoziati insieme ai nostri partner europei. Non avrebbe alcun senso rinunciare a questa leadership. Sarebbe un grave errore non solo riguardo questo accordo, ma anche sulle altre questioni

Stefan Grobe, euronews: “È nostro ospite Sandy Berger, co-presidente del Gruppo Albright Stonebridge di Washington, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Bill Clinton e sostenitore dell’accordo sul nucleare iraniano. Grazie per essere qui con noi a pochi giorni dal primo voto del Congresso. In nessun altro Paese del gruppo dei 5 + 1 c‘è un così feroce braccio di ferro tra sostenitori e oppositori dell’accordo. Perché secondo lei? È a causa dell’influenza di Israele o è solo la solita reazione istintiva di un Congresso repubblicano e anti-Obama?”

Sandy Berger, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti: “Vi è certamente un elemento di partigianeria in questo, ma penso anche che la recente storia delle relazioni tra Stati Uniti e Iran sia diversa da quella tra Iran e Europa. Avevamo un rapporto molto stretto con lo Scià negli anni ’50 e ’60. Poi, nel 1979, la Rivoluzione iraniana, gli americani tenuti in ostaggio. Quello è stato un evento traumatico, 440 giorni passati concentrati su coloro che erano in Ambasciata. La società degli Stati Uniti ne è rimasta scioccata. Da quel giorno, il popolo americano guarda all’Iran con sospetto. In secondo luogo, credo che coltiviamo un senso di responsabilità e di preoccupazione riguardo la stabilità dell’intera regione. E ci sono molte persone qui che sono preoccupate in particolare per la sicurezza di Israele. Molti dubbi sono stati sollevati circa il probabile effetto negativo di quest’accordo per la sicurezza di Israele. Quindi, è una combinazione di tutte queste cose”.

euronews: “L’argomento principale degli oppositori dell’accordo è che l’Iran guadagnerà solo tempo, 15 anni almeno, e beneficerà dell’allentamento delle sanzioni, utilizzando quei soldi per sponsorizzare il terrorismo internazionale. Per questi motivi si battono per rinegoziare l’accordo. Qual è la sua risposta?”

Sandy Berger: “Per 15 anni o più è stato impedito all’Iran di ottenere un’arma nucleare. Prima dell’allentamento delle sanzioni, l’Iran è obbligato a rispettare tutte le disposizioni. E così i benefici di questo accordo saranno evidenti molto presto. Ovviamente, l’economia iraniana potrà crescere senza l’imposizione delle sanzioni, ma dovrà anche fare i conti con un buco di mille miliardi di dollari. L’economia iraniana è messa molto, molto male. Alcune di queste risorse saranno deviate in altre attività nella regione? Su questo punto penso che noi e i nostri alleati dovremo essere molto vigili”.

euronews: “Il Congresso non ha il potere di far saltare l’accordo, ma può svolgere il ruolo di disturbatore, può rifiutarsi di alleviare le sanzioni. Crede che l’amministrazione Obama possa costruire un sostegno sufficiente a impedire l’ostruzione del Congresso e a impedire la costruzione di un blocco parlamentare abbastanza forte da non richiedere il veto presidenziale?”

Sandy Berger: “È dove siamo esattamente in questo momento. Il Senato richiede 34 voti per superare il potere di veto del Presidente. 41 voti per non obbligare il presidente a un intervento, un’eventualità che, a mio avviso, l’amministrazione preferirebbe. Ma penso che sia improbabile. Ritengo invece che ci sia un movimento verso un sì all’accordo. C‘è stato il tempo di approfondire la questione, direi che la maggior parte dei senatori abbia trascorso gran parte di quest’estate a studiare l’accordo. Ma io non credo che qualcuno alla Casa Bianca, a questo punto, possa già cantare vittoria”.

euronews: “Se il Congresso rifiuterà l’accordo, quali saranno le conseguenze per la politica estera americana in futuro?”

Sandy Berger: “Gli Stati Uniti hanno preso l’iniziativa su questa questione fin dall’inizio. Gli Stati Uniti hanno costruito la coalizione, la coalizione economica, hanno dettato la linea delle sanzioni coinvolgendo Cina e Russia, India ed Europa. Abbiamo assunto un ruolo guida in questi negoziati insieme ai nostri partner europei. Penso che per noi ora non avrebbe alcun senso rinunciare a questa leadership. Sarebbe un grave errore per la leadership americana non solo su questo accordo, ma anche sulle altre questioni. E vorrei dire un’ultima cosa: una volta che l’accordo sarà approvato, bisognerà attuarne le misure. E penso che, ovviamente, vorremmo entrare in quella fase con una posizione forte come Stati Uniti e 5 + 1. Ci saranno tante discussioni in quel momento, quindi vogliamo arrivarci con una posizione forte”.

euronews: “In Europa, la questione iraniana è sostanzialmente risolta e le sanzioni sono considerate uno strumento diplomatico, un mezzo per raggiungere lo scopo. Molti europei ritengono superfluo il tono del dibattito negli Stati Uniti. Lei è preoccupato per l’unità delle sanzioni nel caso in cui il Congresso respinga l’accordo?”

Sandy Berger: “Assolutamente. Penso che sarà estremamente difficile tenere il regime delle sanzioni se il Congresso respingerà l’accordo. I Paesi del mondo hanno attuato tutti insieme le sanzioni, gli europei e gli altri, come mezzo per costringere l’Iran a sedersi al tavolo e negoziare seriamente il programma nucleare. Sono venuti al tavolo e hanno negoziato seriamente. Penso che sarebbe estremamente difficile dire a questi stessi Paesi: bene, al nostro Congresso non è piaciuto l’accordo, quindi dobbiamo tenere le sanzioni per altri sei mesi o un anno. Trovo molto difficile immaginare i leader europei dire agli amministratori delegati delle loro aziende: mi dispiace, non si può andare in Iran a causa della politica statunitense. Credo che un’ipotesi del genere decreterebbe la fine delle sanzioni”.

euronews: “Lei ha appena citato le imprese europee. Stiamo già assistendo alla corsa delle imprese europee in Iran. Imprese provenienti dall’Italia, dalla Germania. Non vediamo le aziende americane fare la stessa cosa. Perché le società statunitensi non sostengono il successo della trattativa?”

Sandy Berger: “Penso che le nostre sanzioni contro l’Iran vadano ben oltre le sanzioni per il nucleare. Manteniamo contro l’Iran un embargo economico dal 1979. E le nostre preoccupazioni sull’Iran non riguardano solo il programma nucleare. Siamo preoccupati per il terrorismo, siamo preoccupati per le attività nella regione che minano la stabilità dei Paesi vicini. Sarà più difficile per noi mettere fine al regime delle sanzioni rispetto ai Paesi europei”.

euronews: “Infine, se l’affare andrà in porto – e sembra che così sarà – cosa significherà per l’eredità di Obama?”

Sandy Berger: “Penso che sia un accordo storico straordinario. Ma non perché questo cambierà radicalmente l’Iran, trasformandolo in un vicino pacifico o trasformando la sua leadership da rivoluzionaria a moderata. Non è questo il cambiamento. Quello che accadrà sarà mettere l’arma nucleare fuori dall’equazione. Tutte le nostre preoccupazioni circa l’Iran sono più urgenti con un Iran nucleare che con un Iran senza nucleare”.