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Prima crollo, poi rimbalzo: settimana da cardiopalma per i mercati globali

A giudicare da come è partita la settimana, fuori dalle Borse asiatiche sarebbe stato più opportuno installare la statua di un orso piuttosto che

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Prima crollo, poi rimbalzo: settimana da cardiopalma per i mercati globali

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A giudicare da come è partita la settimana, fuori dalle Borse asiatiche sarebbe stato più opportuno installare la statua di un orso piuttosto che quella di un toro.

Il primo dei due animali è infatti il simbolo di un mercato in fase ribassista (in inglese bear market), cioè sotto di oltre il 20% rispetto ai massimi dell’anno in corso.

Una condizione che, dopo il cosiddetto “lunedì nero”, ha interessato non solo la Cina ma anche Borse come quella di Francoforte. E che ha sfiorato gli indici americani.

Alla base di tutto c’erano le paure per il rallentamento dell’economia cinese, frenate soltanto dall’intervento delle autorità di Pechino.

“Stanno sostenendo il mercato azionario di Shanghai comprando azioni”, spiega Mike Ingram di BGC. “Ma certi problemi sono strutturali e sarei molto sorpreso se arrivassimo alla fine dell’anno senza vederli riemergere”, aggiunge.

Dopo il mega-rimbalzo dei giorni precedenti, venerdì le Borse europee sembrano tornate alla normalità: a parte il rosso di quasi un punto percentuale di Milano le altre piazze hanno chiuso vicine alla parità.

Se a Occidente gli investitori sembrano tornare a guardare ai fondamentali, l’alta percentuale di investitori privati in Cina rende gli interventi delle autorità quasi obbligatori.

“Gli investitori che stavolta hanno perso tanto denaro necessitano di sostegno psicologico”, spiega Francis Lun, analista di Geo Securities. “Serve qualcuno che li rincuori per le perdite. Bisogna dare loro un po’ di speranza: anche nell’ora più buia, c‘è sempre una luce alla fine del tunnel”, aggiunge.

Detto, fatto. Anche venerdì la banca centrale di Pechino è intervenuta con un’immissione di liquidità a breve termine: 60 miliardi di yuan di prestiti per sostenere gli acquisti.

La sensazione generale, però, è che nuove correzioni in un mercato che fino a giugno è cresciuto in maniera ingiustificata siano quasi inevitabili.