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Burundi: Nkurunziza giura e non ascolta l'opposizione

Burundi: il presidente presta giuramento Gli appelli dell’opposizione cadano nel vuoto. Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza presta giuramento

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Burundi: Nkurunziza giura e non ascolta l'opposizione

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Burundi: il presidente presta giuramento

Gli appelli dell’opposizione cadano nel vuoto.
Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza presta giuramento malgrado gli appelli dell’opposizione a dimettersi. Questo giovedì, 20 agosto, quasi a sopresa, l’eventi era stato annunciato solo qualche ora prima, adducendo motivi di sicurezza, Pierre Nkurunziza ha giurato sulla Costituzione per un terzo contestatissimo mandato presidenziale.

Nei giorni scorsi nel Paese si sono moltiplicati gli appelli dell’opposione perché il presidente si dimetta entro il 26 agosto.

La National Coalition for Respect of the Arusha Accords for Peace and Reconciliation (CNARED) chiede ancora a Nkurunziza di fare un passo indietro ammettendo la propria responsabilità negli scontri che dividono il Paese.

(SOURCE: https://bujanews.wordpress.com/2015/08/18/cnared-declaration-sur-lescalade-de-la-violence-au-burundi/)

Le dimissioni del presidente potrebbero riportare la calma nel Paese che, secondo molti esperti, è sull’orlo del baratro civile.

Timeline

Ecco una rapida carrellata degli ultimi avvenimenti:

*26 aprile*  Nkurunziza è il candidato alle presidenziali del partito di governo

*1 maggio* attacco a Bujumburu, 3 morti

*13 Maggio* Godefroid Niyombare tenta un colpo di Stato mentre Nkurunziza è in Tanzania

*15 Maggio*  Gen Niyombare si arrende alle forze governative

*21 giugno* si tengono le presidenziali, malgrado l’opposizione abbandoni il campo e lo scetticismo internazionale .

L’Unione Africana e l’Onu non inviano osservatori

*2 agosto* il generale Adolphe Nshimirimana, capo della sicurezza del presidente è assassinato

*3 agosto* Pierre Claver Mbonimpa, attivista umanitario è gravemente ferito

*15 agosto* il colonnello Jean Bikomagu, capo dell’esercito durante la guerra civile è ucciso

Per capire meglio le ultime evoluzioni in Burundi bisogna fare un passo indietro:

I disordini scoppiano, lo scorso aprile, all’annuncio del presidente Nkurunziza di correre per un terzo mandato presidenziale, in violazione della Costituzione. Che limita a due mandati la possibilità di ricoprire l’incarico.

Pierre Nkurunziza però si difende dicendo che nel 2005 fu nominato alla presidenza direttamente dal Parlamento e corre quindi di diritto per un ulteriore mandato.

La Corte Costituzionale gli dà ragione, ma lo scorso maggio il suo vice ha lasciato il Paese denunciando l’incredibile pressione cui sono stati sottoposti i giudici per concedere il nulla-osta alla candidatura del presidente.

Ex colonia belga, dalla sua indipendenza, nel 1962, la storia del Burundi si articola in violenze, conflitti etnici e colpi di stato.

Il conflitto inter-etnico, che ha opposto i Tutsi, che avevano in mano i posti chiave delle istituzioni e dell’esercito, malgrado rappresentassero il 15% della popolazione, agli Hutu, ha fatto centinaia di migliaia di morti.

L’accordo di pace di Arusha, del 2000, raggiunto con la mediazione di Nelson Mandela, è un passo in avanti che sancisce la spartizione del potere, ma Hutu e Tutsi non l’accettano.

La guerra civile continua. Nel 2003 ci sono i primi segnali di distensione, seguiti un anno dopo da una missione Onu di peacekeeping.

La volontà di normalizzazione porta alla nomina da parte del parlamento di Pierre Nkurunziza a presidente.
Dopo una guerra civile di oltre 20 anni il Paese è in ginocchio.
Sono oltre 300 mila i morti e l’economia è allo sfascio.

Dopo le elezioni del 2010, si assiste a una recrudescenza della violenza, alimentata anche dall’incursione di gruppi ribelli dalla vicina Repubblica democratica del Congo.

Le recenti violenze hanno costretto alla fuga più di 200 mila persone.

Burundi: una storia tormentata

La cronologia della crisi in Burundi

I profughi trovano rifugio nei Paesi vicini, Tanzania, Rwanda, Repubblica Democratica del Congo, Uganda e almeno 15.000 sono gli sfollati all’interno del paese.

L’azione della Caritas

In questo scenario, è più che mai attiva la Caritas italiana, impegnata nell’area da oltre vent’anni, che ha stanziato una somma di 100.000 euro per gli interventi in favore delle popolazioni colpite.

Caritas Italiana

Cosa dicono gli esperti

Stephanie Schwarts, della Columbia University, intervistata da euronews teme che ci siano solo due scenari possibili: la repressione più dura contro i civili da parte del governo da un lato e dall’altro un maggior coordinamento dell’attività dei ribelli.

Il politologo Gérard Birantamije, contattato da Jeune Afrique, dice che siamo di fronte a una ribellione organizzata. La prossima tappa: deve adesso darsi un nome e un’identità politica.

Jeune Afrique