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Il populismo rende popolari. Usa, dopo gli insulti alla giornalista Trump resta in testa ai sondaggi

Le uscite populiste e politicamente scorrette di Donald Trump fanno bene alla sua popolarità. Il repubblicano aspirante candidato alla corsa per la

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Il populismo rende popolari. Usa, dopo gli insulti alla giornalista Trump resta in testa ai sondaggi

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Le uscite populiste e politicamente scorrette di Donald Trump fanno bene alla sua popolarità. Il repubblicano aspirante candidato alla corsa per la Casa Bianca resta in testa ai sondaggi anche dopo la performance resa al dibattito tv coi suoi concorrenti.

Il suo 24 per cento non è cambiato neppure dopo gli insulti rivolti alla giornalista Megyn Kelly, che per aver fatto domande sgradite al ricco uomo d’affari ha dovuto subire la sua ironia sessista e volgare.

Per questo Trump, che minaccia di correre da indipendente se i conservatori statunitensi non lo scegliessero, piuttosto che rinfocolare le polemiche le riattizza, dicendo di attendersi le scuse pubbliche della giornalista per le domande “stupide” che le avrebbe rivolto.

A fare le spese di tanto populismo è Jeb Bush, che dopo il dibattito ha perso cinque punti di popolarità, scendendo dal 17 al 12 per cento.

Prova ad accreditarsi come un argine a difesa dei diritti e della dignità delle donne Hillary Clinton, in corsa per la candidatura democratica.

Si dice infastidita dalle posizioni sulle donne dagli esponenti del partito repubblicano e promette che il tema resterà “al centro in campagna elettorale e alla Casa Bianca”.

La sintonia del miliardario con la base repubblicana non basta però a nascondere in lui la mancanza di politiche credibili sui principali problemi, come migrazioni, politica internazionale, cambiamento climatico.