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Con Suez l'Egitto ritrova l'orgoglio


Egitto

Con Suez l'Egitto ritrova l'orgoglio

Un’opera faraonica terminata nei tempi previsti.

Il nuovo canale di Suez si snoda per 72 chilometri lungo il vecchio, raddoppiando la portata e consentendo di dimezzare i tempi di navigazione.

È il progetto faro della presidenza Al Sissi, che intende riossigenare un’economia asfittica, in caduta libera dalla cacciata dell’ex raìs Hosni Mubarak per mano della primavera araba che ha avuto una parabola poco felice.

Gli obiettivi, scritti nero su bianco sono ambiziosi e hanno fatto leva sulla fierezza degli egiziani che l’anno scorso finanziarono in gran parte il costo dell’opera comprando, in poco più di una settimana, buoni del canale per 7,5 miliardi di euro.

Pensionato egiziano:

“Si è trattato di un dovere morale, tutti sono stati pronti a dare soldi, tempo e averi per il bene dell’Egitto.
Un progetto simile doveva essere realizzato con i nostri soldi e non con i quattrini di altri Paesi o della Banca mondiale”.

L’inaugurazione del primo canale risale al 1869, ci vollero dieci anni, vi presero parte un milione di persone, 100 mila persero la vita.

Nel 1956, il presidente Gamal Abdel Nasser decide di nazionalizzarlo, scatenando le ire degli azionisti francesi e britannici.
Che, caoadiuvati dall’esercito israeliano, fecero scattare l’operazione Musketeer.

Una dimostrazione di forza che durò una settimana ma che non ebbe seguito perché non trovò il sostegno degli americani,impegnati nella crisi ungherese.

Nasser guardava lontano: il canale lungo 192 chilometri, unendo il Mediterraneo al mar Rosso, è diventato una vera fonte di entrate per il Paese.

Il nuovo canale consente di dimezzare i tempi di navigazione da 22 a 11 ore, facendo raddoppiare il numero di cargo che lo attraverseranno.

In otto anni le entrate si moltiplicheranno, passando dai 5 miliardi di euro circa a 12 miliardi circa.

Al Sissi come Nasser. Insieme al Nuovo Canale, il governo egiziano ha lanciato un piano di investimenti per promuovere l’economia dell’intera regione: verranno realizzati centri di ricerca, poli industriali e aree dedicate alla logistica.

Unica incognita: il recupero della tonicità del trasporto via mare, che in calo dal 2008, potrebbe ridimensionare le aspettative.

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