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Turchia incassa appoggio Nato per raid contro Isis e Pkk

“Dichiariamo la nostra forte solidarietà con il nostro alleato, la Turchia, per porre fine all’instabilità alle porte del Paese e ai confini della

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Turchia incassa appoggio Nato per raid contro Isis e Pkk

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“Dichiariamo la nostra forte solidarietà con il nostro alleato, la Turchia, per porre fine all’instabilità alle porte del Paese e ai confini della Nato”.

Le parole del Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg suggellano la condanna degli attacchi del gruppo Stato Islamico e del Pkk e l’appoggio ai raid aerei in Siria ed Iraq.

Il vertice che si è tenuto ieri a Bruxelles su richiesta di Ankara tuttavia ha anche invitato la Turchia ad un uso proporzionato della forza.

Ma per la popolazione curda nella regione di Diyarbakir, il consenso della Nato non porterà nulla di buono, salvo la conferma che il processo di pace con il Pkk è sepolto.

“Per questa regione il vertice della Nato chiesto dalla Turchia non porterà nulla di buono” dice Ekrem Kaya, curdo di Diyarbakir. “La gente continuerà a morire, i civili ad essere uccisi. Se le operazioni militari contro il Pkk continuano, i civili saranno torturati e la regione soffrirà sempre di più. Qui c‘è bisogno di pace, non di guerra”.

Simile l’opinione di Mehmet Geylani, un altro turco di etnia curda: “Non credo che queste operazioni saranno un bene per la Turchia” dice. “Non credo che la Nato possa portare pace o prosperità solo perchè ha dichiarato il proprio appoggio ad Erdogan nella campagna contro il gruppo Stato Islamico in Siria e contro i ribelli curdi in Iraq. Se così fosse la gente qui avrebbe avuto pace e prosperità anche prima di adesso”

Il Pkk ha rotto di fatto la tregua unilaterale con Ankara dopo l’attentato del 20 luglio a Suruç, al confine con la Siria, costato la vita a 32 persone, tutte di etnia curda. Attentato attribuito al gruppo Stato Islamico. I detrattori del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan accusano apertamente la Turchia di aver sino ad ora avuto un ruolo più che ambiguo nei confronti degli jihadisti del gruppo Stato Islamico, se non appoggiandoli apertamente per lo meno non ostacolando il loro passaggio attraverso la frontiera.